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Europa

Serbia, gli studenti che hanno vinto: niente sanzioni a Mosca, Kosovo serbo, UE decisa dai cittadini

Bruno Bindel

Il programma degli studenti che hanno vinto in Serbia parla solo di giustizia e corruzione. Fuori, continuità: niente sanzioni alla Russia, Kosovo parte della Serbia, adesione all'Unione decisa con un referendum. Una linea che smentisce Vučić e complica i piani di Bruxelles.

Riassunto dell'articolo

La Lista Studenti, che secondo i dati preliminari della Commissione elettorale serba ha vinto il voto del 25 ottobre 2026 con il 52,71% e 140 seggi su 250, ha un programma in undici punti tutto interno: magistratura indipendente, lotta alla corruzione, appalti trasparenti, media liberi. In politica estera conferma la continuità: il 30 settembre ha dichiarato che la Serbia non introdurrà misure restrittive contro la Russia, e il 26 ottobre l'esponente Jovo Bakić lo ha ribadito a RT Balkan. Un memorandum di maggio definisce il Kosovo parte inalienabile della Serbia; alcuni candidati propongono di rivedere gli accordi con Pristina. Sull'adesione alla UE l'ultima parola spetterebbe ai cittadini con un referendum. Bruxelles accoglie la vittoria, ma il Parlamento europeo lega i negoziati all'allineamento alle sanzioni contro Mosca. Restano le scadenze su NIS (30 ottobre) e gas russo (31 dicembre).

Gli studenti che domenica 25 ottobre hanno tolto la maggioranza ad Aleksandar Vučić non introdurranno sanzioni contro la Russia. Lo ha ripetuto lunedì 26 ottobre Jovo Bakić, docente alla Facoltà di Filosofia di Belgrado ed esponente della Lista Studenti, in un’intervista all’emittente russa RT Balkan ripresa dalla TASS: «Non ci saranno cambiamenti».

CREAZIONE SITI WEB
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È la conferma di una linea messa per iscritto un mese prima del voto. E smentisce la previsione ripetuta da Vučić: un governo degli studenti, diceva, avrebbe sanzionato Mosca.

Secondo i dati preliminari della Commissione elettorale (RIK), la lista «Studentska lista – Studenti pobeđuju» ha ottenuto il 52,71% e 140 seggi su 250, contro il 39,17% e 104 seggi di «Aleksandar Vučić – Serbia Unita». Della notte elettorale e dei numeri del voto abbiamo scritto nel resoconto delle elezioni. Qui la domanda è un’altra: che cosa pensano, fuori dai confini della Serbia, quelli che adesso devono governarla.

Un programma tutto interno

Il «Piano Studentesco» è diviso in tre sezioni e undici punti, e parla quasi soltanto di politica interna. Prevede magistratura libera da pressioni politiche e un’unità di polizia selezionata per indagare sulla corruzione. Poi una legge sull’origine dei patrimoni illeciti, la pubblicazione di tutti i contratti e gli appalti pubblici, una Corte dei conti più forte.

Sui media, chiede di sbloccare l’autorità di controllo delle emittenti e di liberare la televisione pubblica RTS dal controllo politico. Il resto riguarda la fine delle assunzioni per tessera di partito, libri di testo gratuiti, contratti a termine ridotti da 24 a 12 mesi, terra agricola e acqua protette come beni nazionali, sanità nei villaggi.

Di politica estera, nel Piano, non c’è traccia. Le posizioni degli studenti su Russia, Kosovo e Unione Europea vanno cercate altrove: in una dichiarazione di settembre, in un memorandum di maggio, nelle parole dei candidati.

Russia: la dichiarazione del 30 settembre

Il 30 settembre, sui profili social degli «Studenti in blocco», la lista ha pubblicato il suo programma su politica estera e sanzioni. La frase centrale: «La Repubblica di Serbia manterrà la posizione di principio di non introdurre misure restrittive nei confronti della Federazione Russa».

La motivazione è asciutta. Imporre sanzioni a uno Stato, scrivono gli studenti, esprime una posizione politica e non dimostra di risolvere i problemi politici e di sicurezza. Pesano, aggiungono, «la propria esperienza storica» e le conseguenze dirette di quelle misure sulla popolazione. La dichiarazione arrivava il giorno dopo che Vučić aveva sfidato il capolista Ilija Srdanović a un confronto televisivo proprio su questo punto.

Bakić, dopo il voto, ha usato toni ancora più netti. «Rispettiamo la Russia come grande potenza, nostro partner storicamente importante e, in molti casi, nostro difensore», ha detto. Le sanzioni serbe «non cambierebbero nulla per la Russia», ma sul piano simbolico «apparirebbero negative». Alla richiesta della UE di rinunciare all’energia russa ha risposto che è prerogativa di Belgrado agire nell’interesse nazionale, «non per compiacere gli stranieri».

Da Mosca il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha riconosciuto il risultato e ha reso omaggio a Vučić. Poi il messaggio ai vincitori: la cooperazione con la Russia «è nell’interesse della Serbia», Mosca continuerà a lavorare per migliorare i rapporti, «ma, come sapete, bisogna essere in due per ballare il tango».

Il gas e la NIS, prima di ogni scelta

La continuità non è solo una scelta di principio. Il contratto con Gazprom, il principale fornitore di gas della Serbia, è stato prorogato il 30 settembre di altri tre mesi, fino alla fine dell’anno, alle stesse condizioni. Un accordo pluriennale non c’è.

Ancora più vicina è la scadenza della NIS, la compagnia petrolifera che gestisce l’unica raffineria della Serbia. Dall’inizio del 2025 è sotto sanzioni americane per la proprietà russa. Il Tesoro statunitense le ha concesso una licenza per operare fino al 30 ottobre, e fino alla stessa data ha autorizzato l’ungherese MOL a trattare l’acquisto del 56,15% oggi in mano a Gazprom Neft. Il dossier arriva sul tavolo del nuovo governo prima ancora che si insedi.

Kosovo: la Costituzione prima di Pristina

Sul Kosovo gli studenti non si discostano dalla linea storica di Belgrado. Un memorandum pubblicato dal movimento a maggio definisce il Kosovo «parte inalienabile e integrante della Serbia» e chiede una soluzione nel quadro della Costituzione serba.

Alcuni candidati sono andati oltre. Secondo Igor Bandović, direttore del Centro di Belgrado per le politiche di sicurezza, citato da Al Jazeera, hanno proposto di rivedere gli accordi con Pristina raggiunti sotto la mediazione dell’Unione Europea. Per Bruxelles è un punto non negoziabile: a luglio il Parlamento europeo ha ribadito che la normalizzazione con il Kosovo è parte integrante del percorso di adesione.

Qui Russia e Kosovo diventano lo stesso capitolo. Belgrado conta sull’appoggio diplomatico di Mosca per impedire il riconoscimento internazionale dell’indipendenza di Pristina. «Nella Lista Studenti ci sono forti voci nazionaliste che vorrebbero tenere la Russia dalla propria parte a causa del Kosovo», ha osservato Dimitar Bechev di Carnegie Europe. «Anche i legami energetici resteranno».

UE: l’ultima parola ai cittadini

Sull’adesione la lista non chiude e non promette. L’economista Dejan Šoškić, ex governatore della Banca nazionale, ha detto che le riforme richieste per entrare nella UE saranno accelerate, ma che la decisione finale passerà per un referendum. Srdanović ha usato la stessa formula: a decidere «saranno i cittadini». Bandović riferisce che tra i candidati è circolata l’ipotesi di un voto entro sei mesi dall’insediamento, e avverte che potrebbe rallentare o fermare l’adesione.

L’elettorato degli studenti, però, guarda a ovest. Secondo un sondaggio CRTA citato dall’Istituto dell’Unione Europea per gli studi sulla sicurezza, il 75% dei loro sostenitori vuole rapporti più stretti con la UE, il 10% con la Russia.

Bruxelles ha accolto la vittoria a braccia aperte. «La porta dell’UE è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme», ha detto la commissaria all’Allargamento Marta Kos. Ursula von der Leyen ha offerto sostegno sulle riforme dello stato di diritto, sulla libertà dei media e contro la corruzione.

Le condizioni, però, restano quelle di prima. L’8 luglio il Parlamento europeo ha approvato, con 468 voti favorevoli, una risoluzione secondo cui i negoziati con la Serbia dovrebbero avanzare solo quando Belgrado si allineerà alle sanzioni UE contro la Russia. Sempre a luglio otto Stati membri hanno bloccato l’apertura del cosiddetto gruppo negoziale 3. Gli studenti hanno promesso di non fare ciò che Bruxelles chiede per prima cosa.

Una maggioranza di opposti

È la contraddizione che la lista si porta dietro dalla nascita. Il movimento è nato dalle proteste seguite al crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, il 1° novembre 2024: sedici morti, e una rivolta contro la corruzione, non contro Mosca o contro Bruxelles. Ha tenuto insieme europeisti convinti e nazionalisti, uniti dal rifiuto del sistema Vučić. Una convivenza che si vedeva già nelle piazze del giugno 2025.

La risposta, per ora, è la continuità fuori e la rottura dentro. Il politologo dell’Università di Belgrado Bojan Vranić, sentito da Euronews, descrive il futuro governo come molto prudente sulla UE e concentrato prima di tutto sulle riforme interne.

I primi banchi di prova hanno date precise: la licenza della NIS il 30 ottobre, il gas russo il 31 dicembre. Il nuovo Parlamento deve riunirsi entro 30 giorni dai risultati definitivi, il governo nascere entro i 90 successivi. Il candidato premier non è stato ancora indicato: Srdanović è il nome più probabile, ma lui stesso ripete che la lista ha «più di un candidato per ogni incarico».

Fonti

Tanjug, “Preliminarni rezultati RIK-a: Studentska lista 52,71 odsto i 140 mandata, SNS 39,17 odsto i 104 mandata” (26 ottobre 2026)
Euronews, “Student List wins Serbian election in political earthquake as Vučić concedes defeat” (25 ottobre 2026)
TASS, “Serbia’s Student List party pledges not to impose sanctions against Russia” (26 ottobre 2026)
N1, “Studentska lista objavila stav o sankcijama Rusiji: Imamo u vidu sopstveno istorijsko iskustvo” (30 settembre 2026)
Mondo, “Plan Studentske liste u 11 tačaka” (26 ottobre 2026)
Telegraf, “Russia reacts after Vucic’s list loses parliamentary election in Serbia” (26 ottobre 2026)
Reuters via Yahoo News, “Reactions to election victory of Serbia’s Student List” (26 ottobre 2026)
N1, “Srbijagas CEO Bajatovic: Gas supply deal with Russia extended through end of year” (30 settembre 2026)
Interfax, “OFAC extends license of Hungary’s MOL to negotiate on purchase of Serbian NIS from Gazprom Neft until Oct 30” (1 ottobre 2026)
EUISS, Bojana Zorić, “Serbia after the vote: Back to fundamentals” (26 ottobre 2026)
Al Jazeera, “Serbia’s snap election: What’s at stake and can students unseat Vucic?” (23 ottobre 2026)
Euronews, “Serbia’s student victory raises hopes of an EU reset” (26 ottobre 2026)
RFE/RL, “Who’s In Charge? The Faces Of Serbia’s Student-Backed Political Movement” (26 ottobre 2026)
Parlamento europeo, Legislative Observatory, sintesi della risoluzione “2025 Commission report on Serbia” (8 luglio 2026)
Al Jazeera, “Serbia after Vucic: Who will be PM and when will a government be formed?” (26 ottobre 2026)

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