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Europa

Zelensky: «Starlink sabotato in Ucraina, è un’operazione pianificata»

Federico Galli

Il presidente ucraino, via WhatsApp ai reporter: i test sui terminali provano che il limite di velocità vale solo in Ucraina, nell'UE funzionano oltre i 180 km/h. Gli intercettori anti-Shahed non funzionano più. Trump: «Non sono stato io». Musk: «Decide il presidente».

Riassunto dell'articolo

Sabato 17 ottobre 2026 Volodymyr Zelensky ha detto ai reporter, via WhatsApp, di avere le prove che il rallentamento di Starlink in Ucraina è deliberato: terminali testati nel territorio dell'UE funzionano oltre i 180 km/h, mentre in Ucraina la connessione si interrompe sopra i 161. «Le restrizioni valgono in Ucraina ma non nel territorio dell'UE. In altre parole, è un'operazione pianificata». Gli intercettori ucraini contro gli Shahed a reazione non funzionano più. Trump ha negato ogni coinvolgimento («Non sono stato io, e non credo sia stato Elon»); Musk ha scritto su X che Starshield è controllato dal governo USA e che i limiti li decidono i militari e «in ultima istanza il presidente». Reuters e il Telegraph, citando fonti anonime, attribuiscono l'ordine alla Casa Bianca: non ci sono conferme ufficiali. Nello stesso sabato la Russia ha colpito oltre 15 infrastrutture energetiche ucraine.

Sabato 17 ottobre Volodymyr Zelensky ha alzato il tiro nella guerra dei satelliti. In un messaggio WhatsApp ai reporter, il presidente ucraino dice di avere le prove che il rallentamento di Starlink in Ucraina è deliberato: i terminali testati nel territorio dell’UE funzionano oltre i 180 chilometri orari; in Ucraina la connessione si interrompe sopra i 161. «Le restrizioni valgono in Ucraina ma non nel territorio dell’UE. In altre parole, è un’operazione pianificata». L’accusa di Zelensky sul presunto sabotaggio di Starlink arriva nel pieno della frattura con Washington — mentre Mosca colpisce le centrali elettriche ucraine.

CREAZIONE SITI WEB
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I test in Europa: le prove che porta Zelensky

Il test, racconta Zelensky, è semplice. Veicoli con terminali Starlink mandati nel territorio dell’UE: oltre i 180 chilometri orari, i sistemi «funzionavano perfettamente». «Abbiamo i registri e le prove», ha detto. In Ucraina, invece, «Starlink funziona fino a 161 chilometri orari, poi si spegne. Perdiamo sia i droni sia la connettività».

Le conseguenze, secondo Kiev: gli intercettori contro gli Shahed a reazione, che volano intorno ai 400 chilometri orari, non funzionano più — il drone perde il collegamento appena accelera. E Starlink al fronte tiene le comunicazioni e porta cibo e acqua alle posizioni isolate. «Dicono che sono problemi tecnici», ha aggiunto Zelensky, «ma questi problemi esistono in Ucraina, non nell’UE». SpaceX, dice, «non risponde» ai militari ucraini.

Il valzer delle smentite: Musk, Trump e la Casa Bianca

Dall’altra parte, un coro di smentite che non coincide. Mercoledì Elon Musk ha scritto su X che Starshield «è di proprietà e sotto il controllo del governo americano» e che «qualsiasi limite di velocità o di utilizzo è deciso dai militari americani e, in ultima istanza, dal presidente»: l’interruttore non è nella sede di SpaceX, è a Washington. Venerdì Donald Trump ha negato: «Non sono stato io, e non credo sia stato Elon». Un alto funzionario americano ha detto ad Axios che la Casa Bianca non c’entra; altri funzionari, sempre ad Axios, parlano di un guasto tecnico.

Ma ci sono anche ricostruzioni anonime: il Telegraph scrive che Musk avrebbe proposto a Trump il rallentamento e che il presidente avrebbe accettato, con il Pentagono a eseguire; Reuters riferisce di un ordine arrivato «da dentro la Casa Bianca». Nessuna conferma ufficiale, e il Pentagono non ha mai spiegato l’accaduto. Onestà giornalistica: le smentite sono pubbliche e firmate, le accuse di un ordine politico si reggono su fonti anonime, e le prove dei test nell’UE sono quelle che Zelensky dice di avere — non una verifica indipendente.

La settimana della frattura

Il 10 ottobre, dopo che Trump aveva chiesto a Kiev di fermare gli attacchi alle raffinerie russe, Musk aveva scritto su X che Zelensky «è andato troppo oltre». Nella notte tra il 13 e il 14 è scattata la restrizione sui terminali Starshield in movimento, senza preavviso. Per il consigliere di Zelensky Serhiy Beskrestnov, su Telegram, «è evidente che questa azione non può essere una coincidenza».

Giovedì 15 il segretario alla Difesa britannico Wes Streeting ha riferito la rassicurazione dell’americano Pete Hegseth sul ripristino; venerdì 16, al vertice UE di Bruxelles, Zelensky ha detto che il servizio si sta riprendendo ma non è tornato ai livelli precedenti. Nello stesso venerdì Trump ha firmato il rinvio delle sanzioni del Graham Act contro la Russia — la decisione che il Politico Web ha raccontato ieri — e ha definito Zelensky «non un bravo ragazzo con cui trattare». Sabato la Russia ha colpito oltre 15 infrastrutture energetiche ucraine.

L’aggancio italiano: Crosetto e l’Europa senza alternative

La vicenda ha un aggancio diretto con l’Italia: oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito alla BBC «un errore completo, un grave errore» la decisione americana di limitare a Kiev satelliti e intelligence — «non ha assolutamente senso», e rischia di prolungare la guerra.

Il problema di fondo resta quello che il Politico Web ha descritto giovedì: la guerra di Kiev dipende da un interruttore a Washington. E l’Europa non ha alternative pronte: gli Stati membri stanno mettendo in comune capacità satellitari nel programma GOVSATCOM, e la costellazione europea IRIS² diventerà operativa solo nel 2030. Il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha avvertito Musk: «Come vostri clienti europei, vi stiamo guardando».

L’interruttore resta a Washington

Zelensky chiede il ripristino completo; i partner europei, dice, lavorano a un’alternativa. Intanto i fatti accertati sono questi: una restrizione è scattata senza preavviso nella notte tra il 13 e il 14 ottobre; il ripristino è parziale; i test nell’UE sono la versione di Kiev, non una perizia indipendente; chi ha dato l’ordine non è stato ufficialmente identificato. Sabotaggio deliberato o guasto tecnico, decisione politica o incidente: è ancora tutto da provare.

Ma una cosa la vicenda l’ha già dimostrata: la difesa dell’Ucraina passa per un satellite americano che obbedisce a Washington, non a Kiev.

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Federico Galli
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