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Russia

Witkoff da Putin a San Pietroburgo con le proposte di Oslo. Il Cremlino: «Incontro molto presto», la Casa Bianca non conferma

Antonio Antipari

L'inviato di Trump porta a Mosca il documento scritto con Zelensky, E4, UE e NATO: garanzie di sicurezza, Donbass, sanzioni. Sul tavolo anche il detenuto americano Hubbard. L'Europa ha firmato in Norvegia, ma la risposta arriva dalla Russia

Riassunto dell'articolo

Mercoledì 21 ottobre Steve Witkoff è a San Pietroburgo per presentare alla dirigenza russa le proposte elaborate il giorno prima a Oslo con Zelensky, il premier norvegese Støre, il presidente finlandese Stubb e i rappresentanti di E4, UE e NATO. Lo ha annunciato Støre; la Casa Bianca non ha confermato ufficialmente il viaggio, mentre il New York Times scrive di un incontro con Putin e una fonte di TASS conferma i piani. Il documento, secondo Zelensky, contiene diverse forme di garanzie di sicurezza, dall'articolo 5 a una versione ridotta; Støre ha indicato tra i temi anche territori, sanzioni e sicurezza europea post-bellica. Peskov spera in un incontro «in un futuro molto prossimo» per essere aggiornato sulle posizioni di ucraini ed europei. In agenda anche il rilascio di Stephen Hubbard. Sullo sfondo, l'accordo Trump-Putin sul gasolio russo che ha allarmato Kiev e gli alleati europei.

L’incontro tra Witkoff e Putin a San Pietroburgo è il passaggio che chiude la settimana dei negoziati sull’Ucraina. Oggi, mercoledì 21 ottobre, l’inviato speciale di Donald Trump porta alla dirigenza russa le proposte elaborate il giorno prima a Oslo con Volodymyr Zelensky, il premier norvegese Jonas Gahr Støre, il presidente finlandese Alexander Stubb e i rappresentanti di Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, Unione europea e NATO. Ad annunciare il viaggio è stato Støre, non Washington: la Casa Bianca non ha confermato ufficialmente né la tappa né l’incontro con il presidente russo.

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Cosa è uscito da Oslo

I colloqui di Oslo tra Zelensky e Witkoff sono durati oltre tre ore. Jared Kushner ha partecipato in collegamento video perché influenzato. Al termine Witkoff non si è presentato alla conferenza stampa congiunta di Zelensky, Støre e Stubb.

Støre ha elencato i temi affrontati: garanzie di sicurezza per l’Ucraina, ricostruzione post-bellica, questioni territoriali, sanzioni e sicurezza dell’Europa dopo la fine del conflitto. Ha definito la riunione «costruttiva e produttiva» e ha spiegato che Witkoff porterà in Russia «le idee emerse da questo incontro e le proposte su cui hanno lavorato i colleghi europei e americani», per aprire «possibilmente la strada a un incontro a livello di leader».

Zelensky ha dato il dettaglio che conta. Nel documento, ha detto, ci sono «diversi tipi di garanzie di sicurezza»: si è parlato della NATO, dell’articolo 5 e di un «articolo 5 lite». Witkoff le presenterà ai russi e Kiev attende il riscontro «entro un giorno». Il presidente ucraino ha aggiunto che gli americani hanno ripristinato la condivisione di intelligence dopo una settimana di interruzione e che su intercettori Patriot e terminali Starlink si aspetta risultati entro 48 ore.

Stubb ha parlato di processo di pace «rimesso in carreggiata» e di progressi «a livello tecnico», nonostante «molto rumore nello spazio pubblico». È la premessa del seguito che raccontavamo ieri: Oslo era il tavolo della preparazione, non quello della decisione.

Il viaggio che Washington non conferma

La sequenza delle conferme dice molto sul peso delle parti. Il primo ad annunciare la tappa russa è stato un premier norvegese. Il New York Times ha scritto che Witkoff e Kushner contano di incontrare Putin a San Pietroburgo. Un funzionario americano ha detto ad Axios che Witkoff spera di «presentare idee sviluppate in stretta consultazione con l’Ucraina e i partner europei». Una fonte di TASS ha confermato i piani per il 21 ottobre, senza precisare la città.

La Casa Bianca, a oggi, non ha diffuso alcuna comunicazione ufficiale sul viaggio, sull’agenda o sull’interlocutore. Lo stesso Støre, come ha notato Bloomberg, non ha specificato chi Witkoff incontrerà in Russia.

Il Cremlino ha scelto il registro dell’ospite che apre la porta. Martedì il portavoce Dmitri Peskov ha detto, come riporta Reuters, di sperare che l’incontro «possa essere organizzato in un futuro molto prossimo» e che Witkoff possa «aggiornare il presidente Putin sui contatti con ucraini ed europei», oltre a proseguire lo scambio tra Washington e Mosca «su tutta una serie di questioni molto importanti». Alla domanda su data e luogo, la risposta è stata: «Vi informeremo». Mosca, cioè, decide quando confermare.

Il caso Hubbard

Sul tavolo di San Pietroburgo c’è anche un dossier bilaterale. Secondo Reuters, Witkoff discuterà con Putin il possibile rilascio di Stephen Hubbard, 74 anni, insegnante in pensione del Michigan, detenuto dal 2022 e condannato nell’ottobre 2024 a sei anni e dieci mesi con l’accusa di aver combattuto come mercenario per l’Ucraina. Dal gennaio 2025 Washington lo considera «detenuto ingiustamente»; il Dipartimento di Stato denuncia che la Russia ha negato l’accesso consolare. Un rilascio sarebbe il risultato immediato da mostrare, indipendentemente dall’esito sull’Ucraina.

Il gasolio russo pesa sul tavolo

Il contesto è l’accordo nato dalla telefonata Putin-Trump del 9 ottobre: la Russia fornirà oltre quattro milioni di tonnellate di gasolio al mercato globale, con altri tre milioni a seguire, e il Tesoro americano ha sospeso le relative sanzioni con una licenza valida fino all’aprile 2027. Reuters scrive che l’intesa «ha allarmato l’Ucraina e gli alleati europei». Zelensky l’ha condannata subito.

Trump l’ha difesa parlando di prezzi in calo, nel quadro del congelamento delle sanzioni votate dal Congresso deciso a due settimane dalle elezioni di metà mandato. Per gli europei il segnale è doppio: Washington allenta la pressione su Mosca mentre chiede a Kiev di fermare gli attacchi alle raffinerie russe, come ricorda Euronews. E il prezzo del gasolio resta l’argomento che muove la politica americana più di qualunque garanzia per l’Ucraina.

L’Europa firma, Mosca risponde

A Oslo l’Europa ha fatto quello che poteva: ha messo la firma. E4, UE e NATO hanno lavorato al documento che Witkoff porta a San Pietroburgo, e Zelensky ha ringraziato «i partner europei» con cui Kiev si dice «unita». Ma il documento viaggia nella valigetta americana e la risposta arriva da Putin, non da Bruxelles.

Il Cremlino lo ha detto senza giri di parole: apprezza «gli sforzi di mediazione dei negoziatori americani». Il canale è uno solo, Washington-Mosca, e la Russia vi siede da posizione di forza. Non ha ritirato la richiesta sul Donbass, ha ottenuto il gasolio, ha proposto un vertice a tre con Trump e Xi senza Zelensky. Chi si è mosso, in questi giorni, sono stati Kiev, che a Oslo si è detta pronta a garanzie fuori dalla NATO, e gli europei, che hanno scritto proposte da far recapitare a Putin da altri.

È il limite di un’Europa che non ha un canale aperto con Mosca e che quindi, per contare, deve passare dall’inviato di un presidente americano che tratta anche il gasolio. L’Europa delle Patrie avrebbe tutto l’interesse a parlare direttamente con la Russia sulla sicurezza del proprio continente. Oggi può solo aspettare che Witkoff esca dalla stanza.

L’incontro tra Witkoff e Putin a San Pietroburgo dirà se le proposte di Oslo hanno un futuro. La Casa Bianca non lo conferma, il Cremlino lo annuncerà quando vorrà, e Zelensky aspetta un riscontro «entro un giorno». Nessuna delle tre scadenze è in mano all’Europa.

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Antonio Antipari
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