Il tetto del 30% di studenti stranieri per classe smette di essere una direttiva dimenticata e diventa una priorità di governo. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato una circolare che renderà finalmente operativo il limite alla concentrazione di alunni stranieri nelle aule, con particolare attenzione a chi non conosce ancora la lingua italiana. Insieme alla stretta sulle classi, arriva anche il divieto di burqa a scuola.
Non è una proposta estemporanea. È il tassello di una strategia che il ministero porta avanti da mesi e che ha un obiettivo chiaro: restituire alla scuola italiana la sua funzione, che è formare cittadini dentro una cultura, una lingua e una civiltà. Chi arriva nella nostra Nazione, ha detto il ministro, deve conoscere Virgilio, Dante e la Bibbia.
Cosa prevede la circolare sul tetto del 30%
Il limite studenti stranieri per classe non nasce oggi. Lo aveva fissato la circolare ministeriale numero 2 dell’8 gennaio 2010, firmata dal ministro Mariastella Gelmini: gli alunni con cittadinanza non italiana non dovevano superare, di norma, il 30% degli iscritti in ciascuna classe. Sedici anni dopo, quella soglia è rimasta lettera morta. Deroghe, concentrazioni urbane e inerzia amministrativa l’hanno svuotata.
La circolare Valditara sugli studenti stranieri interviene esattamente qui. Gli uffici scolastici territoriali, d’intesa con i dirigenti, avranno il compito di distribuire gli alunni stranieri che non possiedono una sufficiente conoscenza dell’italiano in altre classi dello stesso istituto o, dove necessario, nelle scuole di vicinato. L’obiettivo è impedire la formazione di classi in cui l’italiano è lingua minoritaria e la didattica si ferma.
Il ministro ha messo in chiaro anche il limite operativo della misura: nessuno studente sarà spedito a chilometri di distanza. Per questo ha chiamato in causa gli enti locali, chiedendo politiche residenziali che contrastino il formarsi di quartieri ghetto. La scuola può riequilibrare le classi, non i quartieri.
Quanti studenti stranieri ci sono nelle scuole italiane
I numeri del Portale unico della scuola fotografano la trasformazione. Nell’anno scolastico appena concluso gli alunni con cittadinanza non italiana hanno superato quota 911.578, circa il 12% della popolazione studentesca. Cinque anni fa erano 827.743: una crescita del 10% in un lustro.
Nello stesso periodo gli studenti italiani sono crollati di oltre 612 mila unità, fino al minimo storico di 6.788.990. L’inverno demografico svuota le aule italiane mentre l’immigrazione le riempie. Le due curve si incrociano soprattutto nelle periferie delle grandi città, dove le classi con maggioranza straniera sono già realtà. Ed è lì, non nei quartieri dei commentatori indignati, che il problema esiste da anni.
La media nazionale del 12% è infatti un’illusione ottica: la concentrazione non è uniforme. Ci sono istituti dove gli alunni che non parlano italiano sono la maggioranza assoluta. In quelle aule il docente non insegna: alfabetizza. E a pagare il conto sono due volte i più deboli: il bambino italiano di periferia, che rallenta, e il bambino straniero, che non si integra mai.
Il divieto di burqa a scuola
Il secondo fronte è il divieto di burqa a scuola. Per Valditara il velo integrale è incompatibile con i valori della Costituzione, con la libertà della donna e con il principio di eguaglianza: un indumento che cancella il volto cancella la persona. Nel pacchetto entrano anche i corsi di italiano per i genitori degli alunni stranieri e conseguenze severe, fino al rischio di espulsione dal territorio, per le famiglie che non garantiscono la frequenza scolastica dei figli.
È la stessa linea che il Parlamento ha già imboccato con la risoluzione contro l’indottrinamento nelle scuole, approvata a luglio dopo i casi di aule trasformate in sale di preghiera e istituti chiusi per il Ramadan, di cui abbiamo ricostruito contenuti e genesi parlamentare. La scuola come presidio di civiltà, non come terra di nessuno.
La sinistra grida alla segregazione. Ma i ghetti li ha coltivati lei
Le reazioni sono state immediate e prevedibili: sindacati e opposizione parlano di discriminazione. La replica del ministro è la chiave di tutta la vicenda: «Segregazione è lasciare le cose come sono». Una classe dove quasi nessuno parla italiano penalizza tanto l’alunno italiano quanto quello straniero.
Qui sta il rovesciamento che la sinistra non può permettersi di ammettere. Per anni ha celebrato come “ricchezza” le classi ghetto delle periferie, mentre iscriveva i propri figli negli istituti del centro. Il tetto del 30% di studenti stranieri non separa: mescola. Impone quella distribuzione che l’ideologia dell’accoglienza illimitata ha sempre rifiutato di governare, scaricandone i costi sugli ultimi.
La battaglia vera comincia ora: la circolare va scritta, applicata e difesa dai ricorsi. Ma la direzione è tracciata, ed è la stessa che il ministero ha mostrato difendendo la libertà di opinione degli studenti di Cesena: una scuola che torna a essere italiana, per poter integrare davvero chi italiano vuole diventarlo.
Fonti
- Open – Valditara e la circolare per fissare un limite del 30% di stranieri in classe
- Orizzonte Scuola – Circolare in arrivo per far rispettare il tetto del 30%
- Tecnica della Scuola – Valditara: distribuirli in altre classi o in scuole di prossimità
- Today – Valditara rilancia il tetto del 30% di studenti stranieri per classe
- Agenzia Nova – Valditara: al lavoro sulla circolare per il tetto agli stranieri in classe

