Per la prima volta il Parlamento mette nero su bianco che l’islamizzazione nelle scuole italiane è un problema reale, non un’invenzione della destra. La commissione Cultura della Camera ha approvato la risoluzione promossa da Futuro Nazionale che impegna formalmente il governo a legiferare per vietare ogni forma di indottrinamento religioso e ideologico negli istituti di ogni ordine e grado. Il centrodestra ha votato compatto. Il centrosinistra, contro.
Non è un dettaglio burocratico. È un punto di svolta politico: ciò che per anni è stato liquidato come allarmismo entra ufficialmente nell’agenda parlamentare della Nazione.
Cosa prevede la risoluzione contro l’islamizzazione nelle scuole
Il testo, presentato dal capogruppo di Futuro Nazionale in commissione Rossano Sasso e approvato con alcune rimodulazioni concordate con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, impegna il governo su un principio semplice: le aule devono tornare a essere luoghi di apprendimento, non di indottrinamento.
La risoluzione affonda le radici in un percorso lungo un anno. Sasso aveva depositato il primo testo già nel giugno 2025, chiedendo tra l’altro il consenso informato preventivo dei genitori per le attività a contenuto religioso. Dopo mesi di stallo, l’incontro diretto con il ministro Giuseppe Valditara ha sbloccato il dossier e definito i punti chiave del documento finale. Lo stesso Valditara ha precisato che nel testo approvato non ci sono riferimenti espliciti all’islam: il divieto riguarda ogni forma di indottrinamento, religioso, politico o ideologico.
Classi trasformate in piccole moschee: gli episodi denunciati
Dietro la risoluzione ci sono fatti, non suggestioni. Sasso ha elencato gli episodi dell’ultimo anno scolastico: classi trasformate in piccole moschee, scuole chiuse durante il Ramadan, sperimentazioni didattiche in cui si insegnava a indossare il velo alle elementari anche a bambine non musulmane. Casi documentati in località come Sesto San Giovanni, Crema e Treviso, dove attività presentate come educazione interculturale sono state percepite dalle comunità locali come vera e propria propaganda religiosa.
Il Ministero aveva inizialmente minimizzato, parlando di appena sette episodi segnalati su oltre settemila scuole. Ma il punto politico è un altro: quanti episodi servono perché il fenomeno meriti una risposta? Una sola bambina non musulmana a cui viene insegnato a indossare il velo in un’aula pubblica è già una sconfitta per la scuola della Nazione.
La sinistra insorge, i sindacati parlano di propaganda
La reazione è stata immediata e prevedibile. L’opposizione ha bollato la risoluzione come operazione di propaganda politica, sostenendo che nessun pericolo esista nelle scuole italiane. I sindacati si sono accodati: la Cisl ha invitato la politica a non alimentare tensioni, la Uil a occuparsi delle emergenze vere, la Flc Cgil aveva già gridato allo scandalo quando il Ministero si era limitato a raccogliere informazioni dagli uffici scolastici regionali, parlando di schedatura.
Lo schema è sempre lo stesso: chi documenta il problema viene accusato di islamofobia, chi trasforma le aule in luoghi di propaganda viene difeso in nome del dialogo interculturale. È la stessa sinistra che poche settimane fa, a Cesena, processava due studenti per uno striscione giudicato inaccettabile. Le opinioni degli studenti italiani si sanzionano; l’indottrinamento nelle aule si tutela.
La scuola è il campo di battaglia dell’identità
Questa risoluzione va letta per quello che è: un tassello di una partita molto più grande. La scuola è il luogo dove si forma — o si dissolve — l’identità di un popolo. Ciò che accade nelle aule italiane oggi è già accaduto altrove in Europa, con esiti che abbiamo analizzato in profondità: quartieri interi dove la lingua nazionale è minoritaria, istituti dove l’identità del territorio è un ricordo, comunità parallele che non chiedono più il permesso.
L’Italia è ancora in tempo per scegliere un’altra strada. La risoluzione approvata alla Camera dice che una maggioranza parlamentare, per la prima volta, ha deciso di fermare l’islamizzazione nelle scuole prima che diventi irreversibile. Il governo ora ha un mandato formale: trasformare l’impegno in legge. Le famiglie italiane osservano. E ricorderanno chi ha difeso le aule dei loro figli, e chi ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Fonti
- ANSA – “Basta islamizzazione in classe”, approvata risoluzione Fnv
- ANSA – Ok in commissione alla Camera alla risoluzione di FnV
- Orizzonte Scuola – Approvata risoluzione di Futuro Nazionale
- il Giornale – La sinistra insorge contro la stretta sull’indottrinamento
- Orizzonte Insegnanti – La risoluzione e il consenso informato

