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Italia

Valditara difende i ragazzi di Cesena: «L’Italia agli italiani è una frase condivisibile»

Federico Galli

Al question time il ministro dell'Istruzione difende i due studenti sanzionati con il sei in condotta e annuncia una verifica ispettiva: si vuole accertare se l'elaborato sulle leggi razziali assegnato ai ragazzi sia stato una risposta ideologica allo striscione.

Riassunto dell'articolo

Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, rispondendo al question time alla Camera a un'interrogazione di Rossano Sasso (Futuro Nazionale), ha difeso i due studenti del liceo Monti di Cesena sanzionati con il sei in condotta per aver esposto lo striscione "L'Italia agli italiani": la frase, ha detto, non ha nulla di censurabile ed è condivisibile perché comprende tutti i cittadini italiani. Il ministero ha avviato una verifica ispettiva con l'Ufficio scolastico dell'Emilia-Romagna per accertare se l'elaborato sulle leggi razziali assegnato ai ragazzi sia stato condizionato dal contenuto dello striscione, configurando una sanzione dell'opinione anziché della condotta. L'articolo legge il caso come test sul pluralismo reale nella scuola italiana.

Lo striscione “Italia agli italiani” esposto da due studenti del liceo classico Vincenzo Monti di Cesena non ha «nulla di censurabile». Anzi: è una frase «senz’altro condivisibile», perché comprende tutti i cittadini italiani. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, oggi alla Camera, rispondendo al question time a un’interrogazione del deputato Rossano Sasso di Futuro Nazionale. Poche parole, pronunciate nella sede istituzionale più alta, che ribaltano la cornice con cui la vicenda era stata raccontata per un mese.

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Cosa è successo al liceo Monti di Cesena

I fatti risalgono al 6 giugno, ultimo giorno di scuola. Durante la festa di fine anno, due studenti espongono dalla finestra dell’istituto uno striscione con la scritta “L’Italia agli italiani”. I ragazzi parlano di un gesto goliardico. Il Consiglio di classe decide diversamente: sei in condotta per entrambi e l’obbligo di produrre, prima dell’esame di maturità, un elaborato di educazione civica incentrato sulle leggi razziali e sul saggio “Gli africani siamo noi”.

Nei primi giorni alcuni quotidiani avevano arricchito la cronaca con presunti inneggiamenti alla X Mas, circostanza poi smentita da uno dei diretti interessati. La narrazione, intanto, aveva già preso la sua direzione: non due liceali e uno striscione, ma un allarme da contenere.

La verifica ispettiva: cosa vuole accertare il ministero

Valditara ha chiarito che il ministero non può entrare nel merito delle valutazioni del Consiglio di classe. Ma ha avviato, tramite l’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, una verifica ispettiva tuttora in corso. L’oggetto dell’accertamento è il punto politicamente più rilevante dell’intera vicenda: chiarire se esista un collegamento tra la sanzione disciplinare e il contenuto dell’elaborato assegnato. In altre parole: se la scelta di far scrivere ai due studenti una tesina sulle leggi razziali sia stata condizionata dal messaggio dello striscione.

La distinzione non è burocratica. Una scuola può sanzionare la violazione di una regola — l’esposizione non autorizzata di uno striscione, ad esempio. Ciò che non può fare è trasformare la sanzione in un percorso correttivo dell’opinione espressa. Se l’ispezione dovesse confermare quel nesso, il provvedimento del liceo Monti cambierebbe natura: da misura disciplinare a rieducazione ideologica.

Il principio in gioco: libertà di espressione, non indottrinamento

Il ministro lo ha detto senza giri di parole: «In nessun caso può essere sanzionata la libera espressione delle opinioni che non siano in contrasto con le libertà altrui». E ha ricordato la circolare ministeriale che impegna le scuole a contrastare ogni forma di indottrinamento, ribadendo che la missione dell’istruzione è educare alla libertà e al pluralismo delle idee.

È qui che il caso di Cesena smette di essere cronaca locale e diventa questione nazionale. La domanda che la vicenda pone è semplice: nella scuola italiana tutte le opinioni godono della stessa cittadinanza, o alcune vengono tollerate e altre corrette? Un istituto che risponde a uno slogan identitario con una tesina sulle leggi razziali ha già dato la propria risposta: quella frase non va discussa, va emendata. Il tema è più ampio di un singolo episodio e tocca la crisi di senso di un sistema scolastico che abbiamo analizzato in profondità: una scuola incerta sulla propria missione finisce per sostituire la formazione del giudizio con la vigilanza sulle opinioni.

La verifica ispettiva dirà se al liceo Monti quel confine è stato superato. Ma il punto fissato oggi da Valditara resta, al di là dell’esito: lo striscione “Italia agli italiani” è un’opinione legittima, e una Nazione libera non processa le opinioni dei suoi diciottenni. Le discute.

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