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USA

Trump porta il G20 a Doral: invito a Putin e Xi

Antonio Antipari

Il presidente americano annuncia che il G20 del 2026 si terrà nel suo resort di Miami. Una scelta che punta a rilanciare la leadership degli Stati Uniti e a ricostruire i rapporti con Russia e Cina, dopo gli anni di crisi del multilateralismo progressista.

Riassunto dell'articolo

Donald Trump ha annunciato che il G20 del 2026 si terrà al Trump National Doral di Miami. Una scelta logistica e simbolica che segna il ritorno della leadership americana sulla scena mondiale. Tra le novità, l’apertura a invitare Vladimir Putin e Xi Jinping, mossa che rompe con l’isolamento imposto dalle amministrazioni democratiche e mira a ricostruire un dialogo globale. Il summit sarà il primo ospitato negli USA dal 2009 e rappresenta la volontà di Trump di rilanciare il G20 come strumento concreto di cooperazione, dopo anni di crisi del multilateralismo progressista.

Trump sceglie Doral per il G20: il ritorno della leadership americana

Donald Trump ha annunciato che il vertice del G20 del 2026 si terrà presso il Trump National Doral di Miami. Una scelta che ha già acceso il dibattito politico, ma che segna soprattutto il tentativo di riportare gli Stati Uniti al centro della scena internazionale. Dopo anni di vertici svuotati da retorica e burocrazia, Trump punta a ridare concretezza alla cooperazione globale.

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Una decisione pragmatica e simbolica

Il resort di Miami, a pochi minuti dall’aeroporto internazionale, offre le condizioni logistiche ideali per accogliere i leader mondiali. Ma il messaggio va oltre la comodità: ospitare il G20 in una struttura legata al suo nome significa mostrare che l’America non ha più timore di rivendicare la propria centralità.

L’apertura a Putin e Xi

Tra i passaggi più rilevanti dell’annuncio c’è la disponibilità a invitare Vladimir Putin e Xi Jinping. Trump non parla di alleanze, ma di realismo: senza Russia e Cina, nessun tavolo internazionale può produrre risultati concreti. È un approccio che rompe con l’isolazionismo ideologico delle amministrazioni democratiche, più attente alle sanzioni e agli slogan che alla diplomazia effettiva.

Dalle macerie del multilateralismo a un nuovo ordine

Negli ultimi anni il sistema di cooperazione internazionale ha mostrato tutti i suoi limiti: summit inconcludenti, guerre regionali alimentate da scelte miopi, istituzioni multilaterali paralizzate. Trump, con la sua visione spesso bollata come “folle” dai progressisti, cerca invece di ricostruire un equilibrio fondato sul dialogo diretto tra potenze reali, restituendo credibilità a un formato come il G20 che sembrava logorato.

Un precedente non dimenticato

Non è la prima volta che Trump tenta di portare un grande summit a Doral: nel 2019 ci provò con il G7, ma le pressioni politiche e le accuse di conflitto d’interessi lo costrinsero a rinunciare. Oggi, con un mandato rafforzato e una base elettorale solida, rilancia la stessa idea, convinto che la storia gli stia dando ragione.

L’America torna a dettare l’agenda

Il G20 del 2026 sarà il primo ospitato negli Stati Uniti dal 2009. Un segnale non secondario: mentre le amministrazioni democratiche hanno lasciato spazi vuoti sul piano internazionale, Trump vuole riportare l’America al ruolo di guida, non solo economica ma anche politica. In questo senso, l’appuntamento di Doral è molto più di un evento diplomatico: è il manifesto di una strategia che punta a rimettere ordine in un mondo disgregato.

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