L’esercito ucraino combatte con una rete che, sulla carta, non potrebbe usare. Un’inchiesta di The Atlantic, pubblicata oggi e costruita su interviste a più di una dozzina di funzionari americani e ucraini, militari e specialisti di comunicazioni satellitari, mette i numeri alla dipendenza di Kiev da Starlink e Starshield in Ucraina: meno dell’1% dei terminali che operano nella zona di guerra appartiene a Starshield, il sistema militare di SpaceX lanciato a fine 2022. Tutti gli altri sono terminali commerciali Starlink, abbonamenti che possono costare appena 30 dollari al mese. Starshield, per lo stesso terminale, può arrivare a 25.000 dollari al mese: più di ottocento volte tanto.
Starlink e Starshield in Ucraina: meno dell’1% dei terminali è militare, e lo sanno tutti
I termini di servizio di Starlink vietano l’uso militare del servizio civile. In Ucraina, per anni, SpaceX quel divieto non l’ha fatto rispettare. Migliaia di terminali commerciali sono stati comprati per l’Ucraina dai governi di Polonia e Germania. «Ufficialmente dovevano servire a scopi umanitari. Ma tutti sapevano che sarebbero andati ai militari», ha raccontato a The Atlantic un rappresentante ucraino coinvolto nei negoziati con SpaceX. Un funzionario di Kiev ha spiegato il perché: la versione commerciale costa molto meno e permette di moltiplicare in fretta i terminali disponibili. La sintesi di un alto ufficiale americano è brutale: «Senza Starlink, la guerra si fermerebbe».
Che la rete civile fosse diventata l’ossatura delle comunicazioni ucraine lo avevamo già raccontato quando Musk ha accusato Zelensky di usarla in violazione delle regole: la rete che un privato può accendere e spegnere. Ora l’inchiesta aggiunge il dato che mancava: quanto è sottile la parte militare, e quanto costa l’altra.
Ottobre, la prova generale
L’11 ottobre le unità ucraine ricevono un documento riservato di Narodnyi Starlink, l’organizzazione che compra i terminali e ne facilita l’uso da parte delle forze armate: preparare canali di comunicazione di riserva e piani di emergenza, perché l’accesso a Starlink potrebbe venire meno, e uno spegnimento completo avrebbe conseguenze catastrofiche. Due giorni dopo, secondo la rivista, Starlink vacilla in tutta la zona di guerra: droni a terra, operazioni interrotte. In un caso, hanno confermato alla rivista due persone informate sulla missione, i droni navali ucraini nel Mar Nero sono andati persi per le interruzioni delle comunicazioni. A metà ottobre i terminali Starshield in movimento perdono la connessione sopra i 160 chilometri orari, la soglia che ha paralizzato gli intercettori contro gli Shahed russi.
Il 24 ottobre il servizio viene ripristinato, con velocità superiori a 400 chilometri orari confermate dal ministero della Difesa ucraino. Il giorno dopo, domenica 25, Elon Musk chiude la questione sul piano contrattuale: su X scrive che l’esercito ucraino ha violato i termini di servizio di Starlink usandolo «per attacchi offensivi con droni per uccidere persone», e che «quella scappatoia è stata chiusa la settimana scorsa». Starshield, aggiunge, «è un sistema diverso, controllato dal governo degli Stati Uniti: cosa decidono di farne dipende da loro». Kiev contesta: Serhiy Sternenko, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky ed ex consigliere al ministero della Difesa, risponde che i limiti di velocità e l’assenza del servizio sul territorio russo rendono l’Ucraina «fisicamente incapace di usare lo Starlink commerciale» per attacchi a medio e lungo raggio in Russia, e che le missioni con droni che richiedono il satellite si fanno solo con Starshield. La ricostruzione completa dello scontro l’abbiamo pubblicata qui: Musk accusa Zelensky e la rete torna veloce.
La proposta al Pentagono e il precedente da 5.000 a 25.000
Dopo i problemi di ottobre, secondo funzionari americani citati da The Atlantic, il Pentagono ha chiesto spiegazioni a SpaceX e ha ricevuto una proposta: modificare i termini del contratto con il Dipartimento della Difesa, passando a un contratto più costoso, per ripristinare pienamente l’accesso ucraino. La lettura della rivista è che SpaceX stia spingendo l’Ucraina e i suoi alleati a lasciare lo Starlink commerciale per Starshield, il servizio militare dedicato, con cifratura rafforzata, terminali e gateway separati ma la stessa costellazione di satelliti. Del conto ucraino di Starshield, finora, si è fatto carico in larga parte il governo americano.
Il precedente esiste già, ed è in Medio Oriente. A maggio Reuters ha riferito dello scontro tra Pentagono e SpaceX sui servizi satellitari usati dai droni durante il conflitto con l’Iran, con l’azienda che sosteneva che clienti paganti circa 5.000 dollari per terminale Starlink avrebbero dovuto stare su un servizio Starshield da circa 25.000. La rivista presenta lo scenario ucraino come una possibilità, non come un piano annunciato: ma se il divieto sui terminali civili venisse applicato con costanza, Kiev avrebbe due sole strade, pagare la versione militare o cercare altri fornitori.
Nessun arbitro, nessuna alternativa
Altri fornitori, oggi, non ce ne sono: secondo l’inchiesta, l’esercito ucraino non dispone di un sistema di comunicazione di scala paragonabile, capace di sostituire in fretta Starlink lungo tutta la linea del fronte. E non c’è nemmeno un arbitro: l’ispettore generale del Pentagono, Platte Moring, ha rifiutato la richiesta bipartisan di nove senatori, guidati dal repubblicano Thom Tillis e dalla democratica Jeanne Shaheen, di aprire un’indagine immediata sui rallentamenti di Starlink e Starshield. In una lettera riferita per prima dall’Associated Press, Moring ha risposto che le domande vanno rivolte all’Air Force e alla Space Force. «È preoccupante che l’ispettore generale abbia apparentemente deciso di non indagare sulle interruzioni delle comunicazioni satellitari da cui l’Ucraina dipende per proteggere i suoi civili», ha detto Shaheen, parlando di versioni contrastanti tra amministrazione Trump e SpaceX su chi abbia ordinato le restrizioni.
La vulnerabilità non è nuova: nel 2022, ricorda la rivista, Musk rifiutò la richiesta ucraina di accendere Starlink sul Mar Nero per un’operazione vicino alla Crimea. Quattro anni dopo la struttura non è cambiata, è cambiato solo il listino reso pubblico. Fra Starlink e Starshield in Ucraina non c’è di mezzo una tecnologia diversa: ci sono gli stessi satelliti, un contratto diverso e un prezzo ottocento volte superiore. Finché Kiev non ha alternative, la decisione se e quando applicare quel listino resta dove è sempre stata: a SpaceX.
Fonti
- The Atlantic, 29 ottobre 2026 (ripresa integrale): l’inchiesta sulla dipendenza ucraina da Starlink e sui costi di Starshield
- CNN, 28 ottobre 2026: l’ispettore generale del Pentagono declina la richiesta dei nove senatori, la dichiarazione di Shaheen, il post di Musk e la replica di Sternenko
- Defense News (Reuters), 16 ottobre 2026: cos’è Starshield e la disputa sui prezzi da 5.000 e 25.000 dollari per terminale
- NPR, 18 ottobre 2026: le restrizioni a Starshield e il limite di velocità
- CNBC (Reuters), 26 maggio 2026: lo scontro tra Pentagono e SpaceX sui prezzi durante la guerra con l’Iran
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