Il bilancio di ottobre dell’Institute for the Study of War si legge come un bollettino di un esercito che arretra. In un mese le forze russe hanno conquistato o consolidato 139,85 chilometri quadrati di territorio ucraino, ma ne hanno persi 167,14: il saldo è negativo per 27,29 chilometri quadrati. È il secondo mese consecutivo in cui la Russia perde terreno netto. Se si contano anche le infiltrazioni in aree che le forze russe non controllano — la tattica dei piccoli gruppi che si infiltrano dietro le linee senza tenere il terreno — la perdita netta sale a 76,38 chilometri quadrati, al ritmo di quasi due chilometri e mezzo al giorno.
La geografia del saldo dice più del numero. In ottobre i russi hanno guadagnato terreno in due soli settori, le regioni di Sumy e di Zaporizhzhia. In tutti gli altri hanno perso posizioni, compreso l’oblast’ di Donetsk: la regione che Mosca indica da anni come obiettivo prioritario della guerra, quella per cui ha speso il grosso delle sue offensive. Dieci insediamenti conquistati dai russi nel mese, undici liberati o ripuliti dagli ucraini.
54.400 uomini in un mese: il record della guerra
Il dato sulle perdite è dello Stato Maggiore ucraino e va attribuito alla sua fonte: 54.400 soldati russi uccisi o gravemente feriti in ottobre, il totale mensile più alto dall’inizio dell’invasione su larga scala del 2022. Il record precedente, 48.670, risaliva al dicembre 2024. È il quarto mese consecutivo in cui le perdite russe superano quota 40.000. Il 21 ottobre, con 2.250 perdite in ventiquattr’ore, era stato il giorno più sanguinoso dell’intera guerra per l’esercito russo, record superato il 1° novembre con 2.500; il comandante delle forze senza pilota ucraine, Robert Brovdi, ha indicato le direzioni di Dobropillia, Oleksandrivka e Hulyaipole come quelle in cui i russi hanno pagato il prezzo più alto.
Zelensky ha presentato il bilancio domenica con la contabilità di Kiev, diversa nei numeri ma identica nel segno: in ottobre le forze ucraine avrebbero liberato 96,2 chilometri quadrati contro gli 85,8 conquistati dai russi. «Le nostre forze di difesa hanno inflitto al nemico perdite record e riconquistato più territorio di quanto gli occupanti siano riusciti a prendere», ha detto il presidente ucraino. Le cifre ucraine sulle perdite nemiche non sono verificabili in modo indipendente — né Kiev né Mosca pubblicano dati ufficiali completi sulle proprie — e vanno trattate come tali. Ma che il segno del mese sia negativo per la Russia non lo dice solo Kiev: lo certifica, con le sue rilevazioni geolocalizzate, un istituto di Washington.
La risposta del Cremlino: vincere la guerra dall’aria
È l’ISW a trarre la conclusione operativa del bilancio, ed è la parte più rilevante dell’analisi. Perdite di questa entità, sostenute per quattro mesi, superano la capacità russa di rimpiazzarle con il reclutamento volontario. È questa pressione — non una scelta di comodo — a spiegare secondo l’istituto la nuova teoria della vittoria di Putin: affidarsi ai missili balistici a lungo raggio e ai droni d’attacco per costringere l’Ucraina a capitolare durante l’inverno, colpendo energia e logistica fino a piegarne la resistenza. La guerra si sposta in aria perché a terra il conto degli uomini non torna più.
Che il fronte terrestre russo sia in difficoltà lo suggerisce anche l’andamento che questo giornale ha seguito nelle ultime settimane: un’offensiva d’autunno arenata, con gli obiettivi stagionali mancati e la cintura fortificata del Donbass ancora intatta. Ottobre aggiunge il dato strutturale: non è una battuta d’arresto di una singola operazione, è un intero mese — il secondo di fila — chiuso in negativo su territorio e uomini insieme.
Cosa significa, e cosa non significa
Non significa che la guerra sia vinta. La Russia conserva la superiorità nei mezzi, nella produzione di munizioni e nella capacità di colpire in profondità; l’inverno che arriva è il suo strumento di pressione principale, e la strategia dei missili e dei droni può produrre effetti politici — blackout, freddo, esodo dalle città — anche senza un metro di terreno conquistato. Significa però che l’ipotesi su cui Mosca ha costruito la sua posizione negoziale, cioè un collasso progressivo e inevitabile del fronte ucraino, a ottobre non ha retto ai numeri. Se ne discuterà anche ad Abu Dhabi, dove il 10 e 11 novembre, ha annunciato l’inviato americano Steve Witkoff, delegazioni tecniche russe e ucraine torneranno allo stesso tavolo con la mediazione degli Stati Uniti: chi arriva con un fronte che arretra da due mesi ha una carta in meno da giocare, e lo sa.
Resta il dato politico di fondo. Putin non ha ordinato una mobilitazione generale, che secondo la stessa ISW il Cremlino teme per il suo costo interno; ha scelto di pagare la guerra con i contratti volontari e con le macchine. Il bilancio ISW dice che a ottobre quel modello ha smesso di bastare persino a tenere le posizioni. Quanto a lungo il Cremlino possa sostenere un ritmo da 54.000 perdite al mese — ammesso che la stima ucraina sia anche solo vicina al vero — è la domanda che decide la guerra più di qualsiasi singola battaglia.
Fonti
- ISW – Russian Offensive Campaign Assessment, November 1, 2026
- Kyiv Post – Russian Offensive Campaign Assessment, November 1, 2026
- Time News – Russia Loses Territory As October Casualties Hit Record High
- Ukrainska Pravda – Ukrainian forces take out 2,250 Russians in a day – highest number since 2022
- The National – Russia-Ukraine talks to take place in Abu Dhabi this month, US says
- Axios – U.S., Russia and Ukraine to resume peace talks in Abu Dhabi next week, Witkoff says
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