Milano, città ostaggio dell’impunità: i Rom minorenni che hanno ucciso Cecilia De Astis non pagheranno
Milano, agosto 2025. Cecilia De Astis è morta così, per strada, travolta e uccisa da un’auto rubata guidata da ragazzini Rom (qui l’articolo) che neanche dovrebbero avere accesso a un veicolo. Una scena che in una metropoli normale avrebbe portato a un’azione immediata e a pene esemplari. Ma qui siamo in Italia, e la legge non ammette responsabilità penale per i minori di 14 anni. Risultato: i responsabili, giovanissimi membri di famiglie già note alle forze dell’ordine, non sconteranno un solo giorno di carcere.
La legge che li scagiona
Il nostro ordinamento prevede che i minori sotto i 14 anni siano totalmente non imputabili. Non importa quanto grave sia il reato: omicidio, rapina, violenza – la giustizia si ferma davanti alla loro età anagrafica. Per chi ha tra i 14 e i 17 anni, l’imputabilità scatta solo se il giudice accerta la capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Ma nel caso dei Rom che hanno ucciso Cecilia, l’esito è già scritto: nessuna detenzione, nessuna condanna, solo un generico “affidamento ai servizi sociali” che non ferma nessuno.
Un sistema che umilia le vittime e incoraggia il crimine
Questa vicenda non è un caso isolato, ma il sintomo di un sistema che tutela più il colpevole che la comunità. Milano è sempre più ostaggio di bande giovanili, spesso straniere, che sanno di poter agire impunemente. La combinazione micidiale di un tessuto urbano fragile, politiche di accoglienza senza controllo e leggi iper-garantiste ha trasformato la città in un terreno fertile per l’illegalità. Il caso di Cecilia De Astis è l’ennesima dimostrazione: se sei minorenne, puoi uccidere e restare libero.
Riprendere il controllo del territorio
È ora di dire basta. Non servono passerelle istituzionali né frasi di circostanza: serve una riforma immediata del diritto minorile, che preveda pene reali e strutture di detenzione per i minori responsabili di reati gravi. Bisogna abbassare la soglia di imputabilità e introdurre procedure straordinarie per i crimini efferati. Allo stesso tempo, le forze dell’ordine devono poter presidiare in modo stabile le zone a rischio, con controlli serrati e interventi rapidi, senza essere ostacolate da burocrazia e garantismi fuori luogo.
Giustizia per Cecilia, sicurezza per Milano
Non è vendetta, è giustizia. Il rispetto per la vita della vittima e per la sicurezza dei cittadini deve tornare al centro. Oggi Milano piange Cecilia De Astis, ma domani – se nulla cambierà – piangeremo altri innocenti, vittime di una città dove chi uccide può tornare a casa la sera stessa.
L’appello al legislatore e al sindaco
A Roma e a Palazzo Marino devono capire che la pazienza è finita. Il sindaco Beppe Sala smetta di far finta di nulla e pretenda controlli serrati nei quartieri dove la microcriminalità minorile è fuori controllo. Il Parlamento intervenga subito, cancellando le zone franche dell’impunità minorile e varando norme che restituiscano ai cittadini il diritto di vivere sicuri. Milano merita di essere una città libera e rispettata, non un campo aperto per chi la calpesta senza conseguenze.

