Milano, basta: non vogliamo più vivere in una città ostaggio di bande
Sono nato e cresciuto a Milano. Ho visto questa città cambiare, crescere, diventare un simbolo d’Italia nel mondo. Ma mai, mai come oggi, l’ho vista piegata, ferita, umiliata da bande di ragazzini che non hanno rispetto di niente e di nessuno. L’ultimo orrore è l’omicidio di Cecilia De Astis, una donna di 71 anni travolta a Gratosoglio da un’auto rubata guidata da quattro bambini rom di appena dieci anni. Dieci anni, e già con le mani sporche di sangue.
Una città in mano a bande senza legge
Non è un episodio isolato. Nei nostri quartieri girano bande di baby criminali, spesso straniere, che rubano, aggrediscono, sfidano la polizia e fuggono ridendo, sapendo che la legge non può toccarli. Nei parchi, sui mezzi pubblici, nelle piazze: maranza che sfrecciano in scooter, sbandati che filmano le loro bravate per i social, campi nomadi da cui escono e rientrano come se fossero zone franche fuori dallo Stato. Questa non è più Milano: è un campo di caccia per chi vive di violenza e furti.
Basta giustificazioni, servono controlli veri
Chi governa la città deve smetterla di chiudere gli occhi. Non possiamo più accettare che interi quartieri siano ostaggio di microcriminalità organizzata. Servono pattugliamenti costanti, controlli nei campi nomadi, sgomberi immediati di chi vive nell’illegalità, e leggi che permettano di fermare davvero anche i minori non imputabili. Perché se a dieci anni rubi un’auto e uccidi una donna, non sei un “caso sociale”: sei un pericolo pubblico.
O si riprende il controllo o Milano affonda
Noi milanesi siamo stanchi di camminare con la testa bassa, di avere paura a prendere la metro dopo cena, di vedere le nostre strade in mano a gente che disprezza le regole. Questa città merita ordine, sicurezza e rispetto. Se chi ci amministra non ha il coraggio di riprendersela, allora lasci spazio a chi lo farà. Perché Milano non deve essere una città in ginocchio: deve tornare a essere una città fiera.