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Israele: Gantz Lancia un Ultimatum a Netanyahu sulla Strategia per Gaza

18 Mag 2024 - Medio Oriente

Il leader centrista Benny Gantz chiede un piano d'azione chiaro su Gaza entro l'8 giugno, minacciando di lasciare l'esecutivo se le sue richieste non verranno accolte. Netanyahu risponde alle critiche mentre le operazioni militari a Rafah continuano senza sosta.

Israele: Gantz Lancia un Ultimatum a Netanyahu sulla Strategia per Gaza

Scosse nel Governo Israeliano

Il governo israeliano è stato scosso da una nuova ondata di tensioni che minaccia di indebolire ulteriormente il Primo Ministro Benyamin Netanyahu. Nel pieno della delicata operazione militare a Rafah, il ministro della Difesa Yoav Gallant e il leader centrista Benny Gantz hanno lanciato un ultimatum al premier, richiedendo un piano d’azione chiaro su Gaza entro l’8 giugno.

Ultimatum di Benny Gantz

Benny Gantz, in una conferenza stampa tenutasi nel primo pomeriggio, ha espresso chiaramente la sua posizione: “Devi scegliere, se non sceglierai usciremo dal governo”. Gantz ha chiesto un piano di sei punti che includa la restituzione degli ostaggi, la distruzione di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza. Soprattutto, ha insistito su una direzione politica coordinata con Stati Uniti, Unione Europea, Paesi arabi e palestinesi per costruire un futuro a Gaza che escluda sia Hamas sia Abu Mazen.

Replica di Netanyahu e Tensioni Interne

La risposta di Netanyahu non si è fatta attendere: “Gantz sceglie di lanciare un ultimatum al Primo Ministro invece di lanciarne uno a Hamas”. La richiesta di Gantz segue le recenti critiche del ministro della Difesa Yoav Gallant, che ha accusato Netanyahu di indecisione riguardo al futuro della Striscia di Gaza post-conflitto. Gantz ha inoltre accusato alcuni politici di comportarsi in modo codardo e di pensare solo ai propri interessi, riferendosi probabilmente anche alla destra ortodossa nel governo.

Situazione Militare e Crisi Umanitaria

Intanto, le operazioni militari israeliane a Rafah continuano senza sosta. Nonostante gli intensi bombardamenti, le trattative per il rilascio degli ostaggi restano in stallo, complicate da ampie differenze sui termini della cessazione delle ostilità. Recentemente, le forze israeliane hanno recuperato il corpo di Ron Benjamin, ucciso il 7 ottobre, insieme a quelli di altri tre ostaggi.

Nel contesto delle operazioni militari, l’ospedale kuwaitiano ha denunciato un raid su un campo di sfollati che ha provocato vittime. Le battaglie continuano anche nel nord di Gaza a Jabalya e nel centro della Striscia, con l’IDF che rivendica l’eliminazione di obiettivi chiave di Hamas e della Jihad islamica.

Pressioni Internazionali e Sforzi Diplomatici

La situazione umanitaria si aggrava, con 800mila palestinesi in fuga da Rafah e gli aiuti ancora insufficienti. Gli Stati Uniti e le ONG premono su Israele affinché apra i varchi di terra per consentire il passaggio degli aiuti. Nel frattempo, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan è volato in Arabia Saudita per incontri con il principe ereditario Mohammed bin Salman, e si recherà poi in Israele per colloqui con Netanyahu.

Washington mantiene aperti i canali di dialogo anche con Teheran, con colloqui indiretti tra funzionari statunitensi e iraniani che si sono tenuti recentemente in Oman.

Un Futuro Incerto

Le tensioni all’interno del governo israeliano e l’intensificarsi delle operazioni militari a Gaza evidenziano la complessità della situazione. La richiesta di un piano d’azione chiaro e coordinato potrebbe essere cruciale per stabilizzare la regione e definire un futuro politico per Gaza. Tuttavia, le divisioni interne e le pressioni internazionali rendono il percorso verso una soluzione duratura ancora incerto e pieno di sfide.

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