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Medio Oriente

Israele, exit poll: Likud primo partito, ma né Netanyahu né Eisenkot hanno i 61 seggi

Antonio Antipari

Kan 11, Canale 12 e Canale 13 danno 50 seggi allo schieramento del premier e 52-53 all'opposizione raccolta intorno a Gadi Eisenkot. I partiti arabi, a 17-18, restano fuori dai due blocchi. Affluenza al 74,3% alle 20, lo spoglio è appena iniziato

Riassunto dell'articolo

Alle elezioni israeliane del 27 ottobre il Likud di Netanyahu è primo partito negli exit poll di Kan 11, Canale 12 e Canale 13 con 24-25 seggi, davanti a Yashar di Gadi Eisenkot (21-23). Nessuno schieramento arriva a 61 seggi su 120: blocco di Netanyahu a 50, opposizione a 52-53, partiti arabi a 17-18. Alle 23 ora israeliana non c'erano ancora dati dello spoglio. I risultati ufficiali sono attesi il 4 novembre, poi il presidente Herzog affiderà l'incarico di formare il governo.

Il Likud di Benjamin Netanyahu è il primo partito alle elezioni israeliane di martedì 27 ottobre, ma nessuno dei due schieramenti arriva ai 61 seggi su 120 necessari per governare. Lo dicono gli exit poll diffusi alla chiusura dei seggi, alle 22 locali (le 21 in Italia), da Kan 11, Canale 12 e Canale 13: il blocco che sostiene Netanyahu è a 50 seggi, l’opposizione raccolta intorno a Gadi Eisenkot a 52-53, i partiti arabi a 17-18. Alle 23 ora israeliana (le 22 in Italia) la Commissione elettorale centrale non aveva ancora pubblicato dati dello spoglio.

CREAZIONE SITI WEB
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È il primo voto nazionale dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. La Knesset uscente, eletta il 1º novembre 2022, si è sciolta formalmente il 17 luglio con 62 voti favorevoli e nessun contrario, in vista delle elezioni alla data prevista dalla legge. Secondo Al Jazeera è la prima legislatura dal 1988 a completare il mandato.

I numeri degli exit poll

Le tre reti principali danno lo stesso dato allo schieramento di governo: 50 seggi. Per l’opposizione Canale 12 stima 52 seggi e Kan 11 ne stima 53. Canale 13 la dava a 53 nella prima rilevazione e a 52 nell’aggiornamento delle 22:57, con i partiti arabi saliti da 17 a 18.

Il Likud ha 24 seggi secondo Canale 12 e 25 secondo Kan 11 e Canale 13. Segue Yashar, il partito dell’ex capo di stato maggiore Eisenkot, con 21-23 seggi. Alla vigilia era il contrario: i tre sondaggi finali, pubblicati venerdì, davano Yashar davanti al Likud di due-tre seggi.

Terza è Beyachad («Insieme»), la lista nata ad aprile dalla fusione tra il partito di Naftali Bennett e Yesh Atid di Yair Lapid, con 12-14 seggi. Sotto la soglia di sbarramento del 3,25% resterebbero i Riservisti di Yoaz Hendel e Popolo di Israele dell’ex generale Ofer Winter.

Fa eccezione Canale 14, emittente vicina al governo, che assegna al Likud 30 seggi e al blocco di Netanyahu 60, uno sotto la maggioranza. Secondo TheMarker, citato da Haaretz, Kan 11, Canale 12 e Canale 13 hanno rilevato il voto in 60-70 sezioni, Canale 14 su un campione molto più ampio.

Come sono composti i blocchi

Lo schieramento di Netanyahu riunisce il Likud, i partiti ultraortodossi Shas e Giudaismo unito della Torah, Otzma Yehudit di Itamar Ben Gvir e Sionismo religioso-Zehut di Bezalel Smotrich. Il blocco che punta a sostituirlo è formato da Yashar, Beyachad, i Democratici di Yair Golan e Yisrael Beytenu di Avigdor Liberman.

L’opposizione non ha ancora un candidato premier comune. Eisenkot ha proposto che lo sia il leader del partito più votato del blocco, ma un accordo non è stato annunciato. Ha escluso di governare sotto Netanyahu, anche con una rotazione.

Il peso dei partiti arabi

Ra’am di Mansour Abbas, 7 seggi in tutte le rilevazioni, e la Lista comune, 10-11, non appartengono a nessuno dei due blocchi. Insieme arrivano a 17-18 seggi, un record per i partiti arabi secondo Canale 12. Abbas ha detto che trasformerà il risultato in una «forza politica».

Senza di loro l’opposizione non arriva a 61. I suoi leader, Golan escluso, hanno però finora respinto un governo che dipenda dai voti arabi. Resta l’ipotesi di un governo di minoranza, che può ottenere la fiducia della Knesset anche senza 61 voti favorevoli.

Il voto arabo ha segnato anche la campagna dell’ultimo giorno. A Kafr Qassem Ben Gvir ha definito «pazzesche» le percentuali di voto nel settore arabo e ha invitato a non lasciarli vincere. In mattinata Netanyahu aveva scritto su X che «sostenitori dei Fratelli Musulmani stanno prendendo d’assalto i seggi e rubando le elezioni», un’accusa che abbiamo ricostruito nel suo contesto, da Ra’am alla Fratellanza.

Le prime reazioni

Eisenkot ha letto gli exit poll come «una totale mancanza di fiducia in Netanyahu e nel suo governo del 7 ottobre». «Agirò immediatamente per attuare la decisione del popolo», ha aggiunto, impegnandosi a formare un governo che introduca la leva obbligatoria per tutti.

Per Lapid «il blocco di Netanyahu ha subito una sconfitta schiacciante». Golan: «Il pubblico ha parlato. Ha licenziato il governo Netanyahu». Dal governo ha risposto il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, per cui i festeggiamenti della sinistra sono «prematuri». Alle 23 Netanyahu non aveva ancora commentato: era atteso nella sede del Likud intorno all’una.

Affluenza al 74,3% alle 20

Alle 20, due ore prima della chiusura, aveva votato il 74,3% degli aventi diritto: 5.449.277 elettori su 7.331.981, contro il 66,3% alla stessa ora del 2022. Secondo il direttore ad interim della Commissione elettorale, Din Livne, sono stati superati «tutti i record registrati dalla Commissione dal 1973». Il dato finale non era ancora disponibile alle 23.

La Commissione ha respinto la richiesta del Likud di prolungare il voto. Chi era in fila alle 22 ha potuto votare.

Lo spoglio e i tempi del nuovo governo

Gli exit poll sono stime. Le schede in doppia busta di militari, diplomatici, detenuti e ricoverati si contano a parte, a partire da mercoledì, e in passato hanno corretto gli exit poll. Hendel ha detto di non attendersi risultati definitivi prima del fine settimana.

La proclamazione ufficiale è fissata per il 4 novembre, i ricorsi sono ammessi fino al 18. Poi il presidente Isaac Herzog consulterà i partiti eletti e, entro una settimana, affiderà l’incarico al deputato con le maggiori possibilità di formare una maggioranza. L’incaricato ha 28 giorni, prorogabili fino a 14. Se fallisce, il presidente può incaricare un altro deputato. Se nessuno ci riesce, si torna al voto.

Fino al giuramento del nuovo esecutivo resta in carica il governo uscente. Netanyahu è imputato per corruzione, frode e abuso di fiducia in un processo in cui si dichiara innocente. Ha chiesto la grazia allo stesso Herzog, che ad aprile ha rinviato la decisione chiedendo di tentare prima un patteggiamento.

Fonti

ANSA, “Primi exit poll Israele: il blocco del cambiamento di Eisenkot a 52 seggi, quello di Netanyahu a 50” (27 ottobre 2026)
Ynetnews, “Israel election exit polls: Opposition edges Netanyahu, Likud largest as Arab parties surge” (27 ottobre 2026)
The Times of Israel, “Channel 12 exit poll shows no clear victor: Netanyahu’s Likud is largest party but his opponents have bigger bloc” (27 ottobre 2026)
The Times of Israel, diretta del 27 ottobre 2026 (aggiornamenti delle 22:44-23:07)
Israel Hayom, “Israel election 2026 exit polls: Full results” (27 ottobre 2026)
The Jerusalem Post, “Israel election exit polls: Benjamin Netanyahu, Gadi Eisenkot both fail to win majority” (27 ottobre 2026)
Haaretz, diretta “Israel Election 2026” (27 ottobre 2026)
NBC News, “Netanyahu bloc on track to have 50 seats and rival bloc 52 in Israeli elections, exit poll shows” (27 ottobre 2026)
Ynetnews, “Final Israel election polls put Eisenkot’s Yashar ahead of Likud, but neither bloc wins a majority” (23 ottobre 2026)
Algemeiner, “Bennett, Lapid Announce Political Merger Ahead of Upcoming Elections” (26 aprile 2026)
The Times of Israel, “Knesset officially disperses, after coalition completes its drastic legislative blitz” (17 luglio 2026)
Al Jazeera, “Knesset dissolves: How will Israel vote in October’s general election?” (17 luglio 2026)
The Jerusalem Post, “When are Israel’s 2026 elections? Full timeline and key dates explained” (aggiornato al 13 ottobre 2026)
JNS, “Herzog to begin consultations with party representatives” (9 novembre 2022)
The Times of Israel, “Rebuffing Netanyahu’s pardon request, at least for now, Herzog calls for new plea deal talks” (26 aprile 2026)

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