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Il Niger, una miniera a cielo aperto: Il colpo di Stato e gli effetti sull’approvvigionamento europeo di uranio

2 Ago 2023 - Geopolitica

Il Niger, una miniera a cielo aperto: Il colpo di Stato e gli effetti sull’approvvigionamento europeo di uranio

Il Niger, come molti Stati africani, è una terra ricca di risorse naturali, tra cui spicca l’uranio. Questa preziosa materia prima viene sfruttata da società multinazionali come Orano (ex Areva) e la Sociétè pour du patrimoine des mines du Niger (SOPaMIN) per alimentare l’industria nucleare francese. Tuttavia, l’instabilità politica e la recente giunta militare nel Niger hanno sollevato preoccupazioni riguardo all’approvvigionamento di uranio per la Francia e l’Unione Europea.

L’uranio è diventato un bene di primaria importanza nella geopolitica globale, poiché alimenta la produzione di energia nucleare, una fonte fondamentale per diversi paesi industrializzati. Il Niger è diventato il settimo produttore mondiale di uranio, contribuendo al 4% della produzione globale. Questa enorme ricchezza contrasta con il degrado e i tumulti che affliggono il paese, segnato dalla presenza di poteri concorrenti, banditismo e una miriade di interessi interni ed esterni.

L’ex colonia francese è stata bollata come “rossa” da Parigi a causa della commistione di narcotraffico, terrorismo, tratta di esseri umani e un crescente odio anti-francese nella regione del Sahel. La società Orano, che ha preso il posto di Areva, ha firmato un accordo di partnership con il governo del Niger per sfruttare il sito di Imouraen, una delle più grandi miniere di uranio al mondo. Tuttavia, il colpo di Stato nel paese ha generato incertezze riguardo alla sicurezza energetica della Francia e dell’UE.

La giunta militare del Niger ha vietato l’esportazione di oro e uranio verso la Francia, alimentando le preoccupazioni sulla dipendenza dell’UE dalle forniture di uranio dal Niger. Il paese africano copriva il 20% delle importazioni totali di uranio dell’Unione Europea e si è posizionato come primo fornitore dell’UE, seguito da Kazakistan e Russia. La crisi politica nel Niger mette quindi a rischio l’approvvigionamento di uranio per l’Unione Europea e potrebbe influenzare la postura dell’UE nei confronti della Russia, dal momento che quest’ultima rappresenta un importante fornitore di uranio e prodotti arricchiti.

L’energia nucleare, fino ad ora, non è soggetta a sanzioni, ma le riserve del Niger potrebbero rendere più complessa l’adozione di ulteriori misure restrittive nei confronti della Russia. Ciò potrebbe indurre l’Unione Europea a riconsiderare la sua posizione riguardo alle sanzioni e alle relazioni commerciali con Mosca. Inoltre, il colpo di Stato e le turbolenze politiche nel Niger mettono in evidenza l’importanza di garantire una gestione responsabile delle risorse naturali e lo sviluppo sostenibile di tali paesi, al fine di evitare ulteriori instabilità politiche e sociali.

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