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Vannacci punta il seggio di Reggio Calabria

Redazione - Il Politico

Il collegio lasciato libero da Cannizzaro diventa il primo confronto diretto nelle urne tra Futuro Nazionale e gli azzurri, che difendono il feudo con il tesoriere del partito.

Riassunto dell'articolo

Le elezioni suppletive di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre 2026 assegnano il seggio della Camera nel collegio uninominale 05, vacante dopo l'elezione di Francesco Cannizzaro a sindaco. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci valuta una candidatura, con il nome di Paolo Ferrara tra le ipotesi; Forza Italia orienta la scelta su Fabio Roscioli, tesoriere del partito e avvocato di Fininvest. Il termine per le candidature scade il 24 agosto. L'analisi legge il voto come primo confronto elettorale diretto tra Futuro Nazionale e Forza Italia e come indicatore degli equilibri del centrodestra verso le elezioni politiche del 2027.

Le elezioni suppletive a Reggio Calabria del 27 e 28 settembre erano nate come una formalità amministrativa: assegnare il seggio della Camera rimasto vacante dopo le dimissioni di Francesco Cannizzaro, eletto sindaco della città alle amministrative di maggio. In poche settimane sono diventate un’altra cosa. Roberto Vannacci valuta di schierare Futuro Nazionale nel collegio, e se la decisione arriverà entro il 24 agosto — termine per la presentazione delle candidature — la partita reggina si trasformerà nel primo confronto diretto nelle urne tra il movimento del generale e Forza Italia. Non un sondaggio, non una proiezione: voti veri, contati in un collegio che gli azzurri considerano cosa propria.

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Perché si vota: il seggio lasciato da Cannizzaro

Il decreto del Presidente della Repubblica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto, ha convocato i comizi per il collegio uninominale 05 della circoscrizione Calabria. Si vota domenica 27 settembre dalle 7 alle 23 e lunedì 28 dalle 7 alle 15, in settantuno comuni che vanno da Reggio Calabria a Villa San Giovanni fino alla Locride: circa 348 mila elettori, 487 sezioni.

Il seggio era di Cannizzaro, uno degli uomini forti di Forza Italia nel Mezzogiorno, passato dalla Camera alla guida della città dello Stretto. Chi vincerà resterà a Montecitorio per lo scorcio finale della legislatura, presumibilmente meno di un anno. Ed è proprio questo a rendere la sfida interessante: il valore del seggio è politico, non parlamentare.

Futuro Nazionale valuta la discesa in campo

«Futuro Nazionale sta pensando di giocare un ruolo attivo nella prossima competizione elettorale», ha detto Vannacci al Foglio, senza escludere nemmeno una candidatura personale: «Questa è una cosa che stabiliremo tra poco, definendo la strategia da adottare». Il movimento si è già mosso sul territorio: un primo confronto interno si è tenuto a Santa Trada, nel territorio di Villa San Giovanni, con Edoardo Ziello, responsabile nazionale dell’organizzazione, e Domenico Furgiuele, deputato calabrese arrivato dalla Lega e responsabile regionale del partito.

Tra i nomi circolati per un’eventuale candidatura c’è quello di Paolo Ferrara, presidente di UniReggio, ente di formazione del capoluogo, che non nasconde la propria vicinanza al generale. La struttura c’è, il radicamento è da verificare. Ed è esattamente questa verifica che rende la prova reggina decisiva: finora il movimento ha camminato sui sondaggi, che lo collocano attorno al sette per cento, e su una campagna adesioni arrivata a quota 140 mila iscritti. Numeri dichiarati e numeri stimati. A Reggio ci sarebbero, per la prima volta in un collegio parlamentare, numeri certificati.

Forza Italia difende il feudo con l’avvocato di Fininvest

Sul fronte azzurro il nome non è ancora ufficiale, ma quello che circola con maggiore insistenza è Fabio Roscioli: tesoriere nazionale del partito, avvocato di Fininvest, figura considerata vicina a Marina Berlusconi e alla famiglia. La scelta, se confermata, dice molto più di quanto sembri. In un collegio che fu di Cannizzaro, nella terra di Jole Santelli e del governatore Roberto Occhiuto, Forza Italia non schiererebbe un uomo del territorio ma l’uomo dei conti.

È una conferma puntuale della lettura che questa testata aveva proposto analizzando la crisi proprietaria di Forza Italia: un partito con oltre novanta milioni di debiti verso gli eredi di Berlusconi, dipendente dalla famiglia per la maggioranza dei finanziamenti, in cui chi controlla le candidature controlla la struttura. La prima candidatura pesante dopo quella analisi va al tesoriere, avvocato della holding di famiglia. Il collegio più sicuro del Mezzogiorno azzurro diventa così la fotografia di un partito che non seleziona più la propria classe dirigente dal territorio, ma la riceve dall’azionista.

Il precedente di Vigevano e il peso reale dei sondaggi

Per Futuro Nazionale esiste un solo precedente elettorale: la prova di Vigevano, dove a maggio la lista civica sostenuta dal generale ha raccolto il 14,33 per cento, fermando la Lega ed escludendola dal ballottaggio. Ma a Vigevano il simbolo del movimento non c’era: la formula civica proteggeva il marchio dal rischio di un risultato deludente. A Reggio Calabria quella protezione non ci sarebbe. Un collegio uninominale non ammette letture di comodo: o i voti ci sono, o non ci sono.

La serie storica dei sondaggi racconta una crescita costante, alimentata soprattutto dal travaso leghista. Ma il consenso demoscopico del Mezzogiorno è la variabile meno testata del fenomeno Vannacci: il movimento è nato al Nord, sulla scissione dalla Lega, e la Calabria è terra di radicamenti personali, di preferenze pesanti, di macchine elettorali che i sondaggi nazionali non misurano.

Cosa dice questa partita sul centrodestra

La sfida reggina va letta dentro la cornice più ampia che la pubblicazione della base programmatica di Futuro Nazionale ha appena definito: un movimento che si candida a durare due legislature, e una presidente del Consiglio che lo liquida come un’operazione utile alla sinistra. Se Vannacci corre e prende una percentuale a due cifre in un feudo azzurro, l’aritmetica del 2027 cambia per tutti: il centrodestra scopre che la frammentazione a destra non è un’ipotesi da convegno ma un dato elettorale. Se corre e si ferma a cifre marginali, la narrazione della crescita inarrestabile subisce il primo arresto verificabile.

C’è infine una terza possibilità, la più sottovalutata: che Vannacci usi la minaccia della candidatura come merce negoziale, per trattare nuovi equilibri con la coalizione senza arrivare alle urne. Le tre domande che questa testata tiene aperte da mesi — la natura del progetto, la sua sostenibilità, il suo rapporto con il centrodestra di governo — non trovano ancora risposta. Ma il 24 agosto, giorno di scadenza delle candidature, una prima risposta parziale arriverà comunque. Anche il silenzio, in questo caso, sarà un dato politico.

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