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Alina Kabaeva: “La revoca del divieto ai ginnasti russi non è sufficiente, dovrebbero competere sotto la bandiera russa”

24 Lug 2023 - Russia

Alina Kabaeva: “La revoca del divieto ai ginnasti russi non è sufficiente, dovrebbero competere sotto la bandiera russa”

La campionessa olimpica di ginnastica ritmica ad Atene 2004, Alina Kabaeva, ha recentemente affrontato il tema del divieto imposto agli atleti russi dalla Federazione internazionale di ginnastica (FIG). A suo avviso, la revoca del divieto non è abbastanza e ha insistito sul fatto che gli atleti russi dovrebbero avere il diritto di competere sotto la bandiera della propria nazione.

Alina Kabaeva, che ha servito come deputata della Duma di Stato del Partito Russia Unita dal 2007 al 2014, e che è strettamente associata al leader del partito, Vladimir Putin, ha espresso preoccupazione per l’interferenza politica nello sport. Secondo Kabaeva, la politica sta “distruggendo” lo sport e ha enfatizzato che la competizione internazionale dovrebbe essere “libera dalla politica”.

Queste affermazioni arrivano dopo la recente decisione della FIG di seguire le raccomandazioni del Comitato Olimpico Internazionale (COI). A partire dal primo gennaio 2024, gli atleti russi e bielorussi avranno la possibilità di tornare alle competizioni, inclusa la possibilità di qualificarsi per le Olimpiadi di Parigi del prossimo anno, ma solo in forma neutrale ed individuale.

Kabaeva ha espresso il suo pensiero al riguardo parlando a nome della ‘Sky Grace Alina Kabaeva Academy’ di ginnastica ritmica. In un’intervista all’agenzia russa Tass, ha dichiarato: “Accogliamo con favore la decisione della Federazione internazionale di ginnastica di consentire agli atleti russi di competere, ma comunque non è abbastanza perché dovrebbero avere il diritto di competere sotto la propria bandiera: il monopolio dei singoli Paesi sulle organizzazioni sportive internazionali è inaccettabile”.

La posizione di Kabaeva, sebbene comprensibile dal punto di vista nazionalistico, rischia di entrare in conflitto con gli sforzi internazionali di garantire l’equità nelle competizioni sportive. Il divieto originale era stato imposto come risposta alle accuse di doping di stato in Russia, un problema che ha sollevato questioni di integrità nello sport.

Tuttavia, la richiesta di Kabaeva di separare la politica dallo sport potrebbe trovare un eco in molti settori. Molti ritengono che le competizioni sportive dovrebbero essere un campo di gioco equo, privo di manipolazioni politiche o nazionalistiche.

La questione rimane complessa e controversa, poiché le organizzazioni sportive internazionali cercano di bilanciare la necessità di mantenere l’integrità delle competizioni con il desiderio di non penalizzare ingiustamente atleti innocenti. Il dibattito sull’argomento è destinato a continuare anche nei prossimi mesi, con gli occhi del mondo rivolti alle Olimpiadi di Parigi.

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