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Italia

Aggredita la troupe del TG4 in un campo rom: è ora di chiudere questi covi di illegalità

Carolina Volta 2 min di lettura

Un giornalista e il suo cameraman presi a sassate nel campo rom di Gratosoglio, a Milano, mentre documentavano la morte di Cecilia De Astis. Serve una decisione politica chiara: smantellare queste zone franche e restituire la legalità.

Riassunto dell'articolo

Il 12 agosto 2025, la troupe del TG4 guidata da Davide Loreti è stata aggredita a sassate nel campo rom di Gratosoglio, Milano, mentre documentava la morte di Cecilia De Astis, uccisa da un’auto pirata guidata da minorenni del campo. L’episodio riaccende il dibattito sulla chiusura definitiva di questi insediamenti, accusati di essere ricettacoli di criminalità e zone franche fuori dal controllo dello Stato.

L’ennesima dimostrazione di come certi insediamenti rom “protetti” siano, di fatto, zone franche della legalità è andata in onda ieri sera durante il TG4. L’inviato Davide Loreti e il suo cameraman sono stati accolti a sassate nel campo rom di Gratosoglio, a Milano, mentre stavano realizzando un servizio sulla morte di Cecilia De Astis (qui il nostro articolo), la pensionata di 71 anni travolta e uccisa da un’auto pirata guidata – secondo le indagini – da minorenni residenti proprio in quell’insediamento.

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Un “campo protetto” diventato ostaggio dell’illegalità

Il campo rom di Gratosoglio non è nuovo alle cronache. Negli anni è stato teatro di episodi di degrado e microcriminalità, ma nulla è mai stato fatto per chiuderlo. Anzi: gode delle assurde “tutele” di Stato e Comune, che si traducono in privilegi e in una sostanziale impunità per chi vi abita. Chi vi entra, come i giornalisti del TG4, rischia aggressioni fisiche solo per aver cercato di fare il proprio lavoro.

L’aggressione: giornalisti costretti alla fuga

Poche domande, qualche ripresa, e la violenza è esplosa. La troupe del TG4 è stata bersagliata da lanci di pietre, costringendo giornalista e cameraman a ripiegare in fretta. Nessun ferito, ma un segnale chiaro: chi comanda all’interno di questi campi non sono le leggi italiane, ma regole interne imposte da chi vive nell’illegalità.

La vera domanda: fino a quando?

Questi campi, nati come soluzioni temporanee e divenuti ricettacolo stabile di criminalità, continuano a prosperare grazie a scelte politiche scellerate. Fino a quando dovremo accettare che nel cuore delle nostre città esistano enclavi fuori controllo, dove la polizia entra a fatica e i cittadini onesti non mettono piede?

Chiudere, non “integrare”

Basta con l’ipocrisia del politically correct. Non servono altre “tutele” o “progetti di inclusione” che non hanno mai funzionato. Serve chiudere definitivamente questi campi, sgomberarli, restituire le aree alla città e riportare la legalità dove oggi regna il caos. Continuare a tollerare queste zone franche significa condannare i quartieri circostanti a vivere nella paura e nell’abbandono.

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Carolina Volta
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