L’attacco alla raffineria di Samara chiude la tregua che Washington aveva strappato a Kiev. Nella notte tra giovedì e venerdì i droni ucraini hanno colpito l’impianto Rosneft di Novokuybyshevsk, nella regione di Samara, a circa 800 chilometri dal confine: residenti hanno riferito esplosioni e attività della contraerea, un allarme per droni è stato dichiarato intorno alle 6 del mattino, l’aeroporto di Samara è stato chiuso e sugli impianti sono divampati incendi ripresi dai canali di monitoraggio. È il primo attacco a una raffineria russa in due settimane, e arriva a quattro giorni dalle elezioni di medio termine americane — il termine che la Casa Bianca aveva chiesto a Zelensky di rispettare.
La notte dei droni: conferme parziali, danni ignoti
Il governatore della regione di Samara, Vyacheslav Fedorishchev, ha confermato che la regione era sotto attacco di droni, senza indicare gli impianti colpiti e senza fornire dettagli sui danni. Più tardi ha riferito che due persone sono morte nella regione mentre sgomberavano le macerie dell’attacco. Lo Stato maggiore ucraino, al momento, non ha rivendicato l’operazione, e l’entità dei danni alla raffineria non è nota: il Kyiv Independent precisa di non aver potuto verificare in modo indipendente i filmati né la portata dell’incendio. L’impianto non è un obiettivo qualunque: appartiene a Rosneft dal 2007, lavora circa 8,8 milioni di tonnellate di greggio l’anno e produce anche il carburante per l’aviazione militare russa. Era già stato colpito nella notte tra il 21 e il 22 agosto, quando un altro attacco di droni aveva provocato un incendio e Zelensky in persona aveva confermato l’operazione.
Quella di venerdì è stata una notte di guerra su mezza Russia europea. I media ucraini segnalano un attacco anche a un impianto a Starodub, nella regione di Bryansk, dove è divampato un grande incendio. L’agenzia federale dell’aviazione ha imposto restrizioni ai voli a Sheremetyevo, Vnukovo, Domodedovo e Zhukovsky, e il sindaco della capitale, Sergei Sobyanin, ha parlato di 862 droni diretti verso la regione di Mosca dalla sera di giovedì. In questo quadro Samara fa notizia non per le dimensioni dell’operazione, ma perché è una raffineria, dopo due settimane in cui Kiev non ne aveva colpite.
La pausa: due settimane di pressioni americane
La ricostruzione è del Wall Street Journal, che giovedì 29 ottobre — poche ore prima dell’attacco — aveva raccontato come le unità ucraine di attacco a lungo raggio avessero sospeso in modo informale i colpi alle raffinerie russe sotto la forte pressione dell’amministrazione Trump. L’ultima raffineria colpita era stata quella di Ryazan, il 15 ottobre; dal 20 ottobre l’Ucraina non aveva più toccato infrastrutture petrolifere di alcun tipo, dirottando i droni verso altri obiettivi. Secondo il Journal, la sospensione era attesa almeno fino a dopo le midterm del 3 novembre: la Casa Bianca temeva l’effetto degli attacchi sui prezzi dei carburanti in piena campagna elettorale, e l’inviato Jared Kushner avrebbe chiesto a Kiev uno stop di trenta giorni. Zelensky, in un incontro a porte chiuse con i giornalisti il 27 ottobre, ha raccontato che già nelle prime 72 ore della «tregua energetica» annunciata da Trump aveva scelto di rispondere «con calma», colpendo altri bersagli e lasciando stare le raffinerie, e che non era servito. Ha anche precisato che a Kiev nessuno aveva ordinato di fermarsi. Venerdì mattina il Journal ha aggiornato la sua ricostruzione in una riga: l’Ucraina ha colpito una raffineria nella regione di Samara, chiudendo la pausa.
Che cosa hanno comprato due settimane di tregua
La pausa, finché è durata, ha funzionato — per Mosca. Secondo tre fonti del settore sentite da Reuters il 27 ottobre, nella seconda metà del mese le raffinerie russe hanno aumentato la lavorazione di greggio del 25%, proprio grazie alla sospensione degli attacchi. Ogni settimana senza droni sulle raffinerie è ossigeno per la macchina bellica e per le casse russe: carburante per l’aviazione, diesel per il fronte, entrate per l’export. Vista da Kiev, è la prova che la tregua chiesta da Washington non era neutrale: toglieva all’Ucraina l’arma di pressione più efficace proprio mentre dava risultati misurabili. Vista da Mosca, è la conferma che due settimane di calma sulle raffinerie bastano a rimettere in moto la produzione.
Il calendario dei bersagli lo decide Kiev
Il significato dell’attacco di Samara è in questa sequenza. Zelensky non ha mai firmato la pausa: l’ha subita per due settimane, il tempo di misurarne il costo, e l’ha chiusa quando gli conveniva chiuderla, alla vigilia del voto americano. Per Trump il fatto compiuto è scomodo in entrambe le direzioni: protestare contro Kiev significherebbe ammettere in campagna elettorale di aver protetto le raffinerie russe per tenere bassi i prezzi alla pompa; tacere significa lasciare che sia Zelensky a fissare i tempi della guerra energetica. Resta da vedere quanto durerà la scelta di Kiev, se Washington deciderà di alzare la voce dopo il voto del 3 novembre.
Fonti
- Wall Street Journal, 29 ottobre 2026: la pausa negli attacchi alle raffinerie
- Kyiv Post, 29 ottobre 2026: la ricostruzione del WSJ e la richiesta di Kushner
- The Kyiv Independent, 30 ottobre 2026: l’attacco a Novokuybyshevsk e le parole del governatore
- Ukrainska Pravda, 30 ottobre 2026: l’allarme e la chiusura dell’aeroporto di Samara
- TASS, 30 ottobre 2026: i 862 droni verso Mosca secondo Sobyanin
- The Kyiv Independent, 27 ottobre 2026: le parole di Zelensky sulle 72 ore
- Reuters (via Global Banking and Finance), 27 ottobre 2026: la lavorazione delle raffinerie russe in crescita del 25%
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