Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato il tenente generale Brett Sylvia, il direttore di Strategia, piani e politica dello Stato maggiore congiunto — la direzione nota come J5, quella che sviluppa e coordina i piani militari con il capo degli Stati maggiori e con il presidente. La notizia l’ha data la CBS citando un funzionario del Pentagono. Con il licenziamento di Sylvia, accusato di aver passato informazioni riservate alla stampa, la caccia alle talpe aperta da Hegseth arriva al vertice della pianificazione, nella settimana in cui Donald Trump deve decidere se colpire di nuovo l’Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre.
Brett Sylvia licenziato dal Pentagono: le accuse del Dipartimento
Secondo il funzionario, Sylvia è indagato per aver passato informazioni riservate sulla guerra in Iran e sulla guerra tra Russia e Ucraina. Dopo l’ingresso delle nuove regole che impongono ai giornalisti la scorta dentro il Pentagono, il generale avrebbe cominciato a incontrare i reporter fuori dall’edificio per consegnare le informazioni. Avrebbe inoltre fallito tre test del poligrafo sulle fughe di materiale riservato. «La portata delle sue fughe era diventata così critica che il segretario Hegseth ha agito immediatamente e ha licenziato Sylvia per proteggere la sicurezza nazionale», ha detto il funzionario. «Serviva un’azione urgente, non si poteva aspettare un secondo di più». Il portavoce capo del Pentagono, Sean Parnell, ha precisato che il provvedimento segue un’ampia indagine dell’Air Force Office of Special Investigations e che il caso è uno dei diversi trasmessi al Dipartimento di Giustizia per possibili ulteriori azioni legali: «Il Dipartimento della Guerra ha tolleranza zero per la divulgazione intenzionale e non autorizzata di informazioni riservate». Va registrato il limite di queste accuse: arrivano da funzionari che parlano in forma anonima o istituzionale, l’indagine è ancora in corso e le accuse non sono state verificate in modo indipendente.
La poltrona della pianificazione resta vuota alla vigilia della decisione sull’Iran
Sylvia ricopriva l’incarico da undici mesi. Prima aveva comandato la 101ª Divisione aviotrasportata a Fort Campbell, in Kentucky, fino al maggio 2025, ed era stato vicedirettore dello stesso J5. Dopo la rimozione si è ritirato dall’esercito. Lo Stato maggiore congiunto, nel congedarlo, ha scelto parole di tutt’altro tono: «Il presidente degli Stati maggiori, lo Stato maggiore e la forza congiunta esprimono la più profonda gratitudine al tenente generale Brett Sylvia e alla sua famiglia per 32 anni di distinto servizio alla nostra Nazione». Lo stesso funzionario che ha illustrato le accuse ha tenuto a ridimensionarne il ruolo operativo: Sylvia «non era un pianificatore centrale della guerra in Iran», responsabilità che spetta al Comando centrale e al suo comandante, l’ammiraglio Brad Cooper. Nessun successore è stato annunciato, riferisce The Washington Sun. Ed è il secondo direttore del J5 a cadere sotto Hegseth: il predecessore, il tenente generale Joseph McGee, era stato costretto al ritiro nell’ottobre precedente. La direzione che coordina i piani con la Casa Bianca cambia capo per la seconda volta in un anno, e resta scoperta proprio mentre la partita iraniana entra nella sua fase decisiva.
Da luglio, la caccia alle fughe: poligrafi, task force e il taglio dei generali
Il caso Sylvia è l’esito più alto di una campagna iniziata in estate. A luglio Hegseth aveva annunciato una task force congiunta Pentagono-Giustizia contro le fughe di informazioni sensibili, dopo che i giornali avevano rivelato i dettagli sull’esaurimento delle scorte di munizioni americane durante la guerra in Iran. Ad agosto, secondo quanto riferito a settembre dal New York Times, una cinquantina di membri dello Stato maggiore congiunto erano stati sottoposti al poligrafo per individuare la fonte. Già nel 2025 tre alti funzionari vicini a Hegseth — l’ex consigliere Dan Caldwell, il vice capo di gabinetto Darin Selnick e Colin Carroll, capo di gabinetto del vice segretario — erano stati sospesi e poi licenziati con accuse analoghe. Sotto Hegseth, secondo la CBS, sono quasi due dozzine i generali, gli ammiragli e gli alti dirigenti rimossi o spinti al ritiro, quasi sempre senza spiegazioni pubbliche. A settembre il segretario ha annunciato il taglio del 20% dei vertici militari, e il 30 settembre, a Quantico, ha risposto a chi parla di epurazione: «Ora i media la chiamano epurazione. Io la chiamo responsabilità, attesa da tempo, e francamente il minimo indispensabile».
I fatti accertati, a oggi, sono due: la rimozione del direttore dei piani e un’indagine aperta affidata alla Giustizia. La colpevolezza di Sylvia, per ora, è un’accusa del Dipartimento che lo ha rimosso, appoggiata a tre poligrafi e non a prove pubbliche. Ma la coincidenza resta il dato politico: mentre i trasporti militari si muovono verso Israele e il Golfo, a Washington si chiude anche il fronte interno, e la stanza dove i piani si coordinano aspetta un nuovo capo nella settimana in cui quei piani potrebbero diventare ordini.
Fonti
- CBS News (ripresa), 28 ottobre 2026: il licenziamento, i tre poligrafi, il predecessore McGee e i generali rimossi sotto Hegseth
- The Washington Sun, 29 ottobre 2026: le dichiarazioni del funzionario e di Sean Parnell, la task force di luglio e i poligrafi di agosto
- Military.com, 29 ottobre 2026: gli incontri con i giornalisti fuori dal Pentagono e il ruolo del Comando centrale
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