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Russia

Witkoff a Oslo da Zelensky, domani da Putin. Trump: «Il Donbass non vale la resistenza»

Antonio Antipari

L'inviato americano porta in Norvegia una proposta che prevede concessioni territoriali e benefici economici per Kiev, poi vola in Russia. Mosca: «Apprezziamo la mediazione, ma i negoziati saranno lunghi». Il calendario corre verso l'Apec di Shenzhen

Riassunto dell'articolo

Martedì 20 ottobre l'inviato speciale americano Steve Witkoff ha incontrato Volodymyr Zelensky a Oslo, in una riunione ospitata da Norvegia e Finlandia con i rappresentanti di Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, UE e NATO. Secondo il New York Times, Washington propone a Kiev concessioni territoriali nel Donbass in cambio di benefici economici; il giorno dopo Witkoff e Jared Kushner sono attesi in Russia da Vladimir Putin. Il Cremlino dice di apprezzare la mediazione americana ma avverte che i negoziati saranno lunghi. Sullo sfondo, il possibile vertice Putin-Trump-Xi all'Apec di Shenzhen del 18-19 novembre e un'Europa che paga le armi ma non siede al tavolo che decide.

Steve Witkoff ha incontrato Volodymyr Zelensky a Oslo martedì 20 ottobre, in una riunione ospitata da Norvegia e Finlandia con i rappresentanti di Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, Unione europea e NATO. Domani l’inviato speciale di Donald Trump è atteso in Russia da Vladimir Putin. In mezzo, una settimana che può decidere la forma del negoziato sull’Ucraina prima dell’Apec di Shenzhen.

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Cosa cerca Washington

L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca, riferito da Axios, è mettere a punto con Kiev e gli europei una proposta complessiva da presentare a Mosca, in continuità con i colloqui di Shell Bay, il circolo di Witkoff vicino a Miami. Secondo un funzionario americano, le delegazioni hanno lavorato per una settimana a livello tecnico e domenica Witkoff e Jared Kushner hanno sentito Zelensky al telefono.

Il contenuto, però, lo racconta il New York Times: Trump vuole che Zelensky accetti un accordo con concessioni territoriali nel Donbass, sostenendo che resistere per le porzioni occupate delle province orientali non vale la pena, e in cambio promette a Kiev benefici economici. È la stessa linea espressa in pubblico lunedì 19, quando il presidente americano ha detto che forse è ora che a trattare per l’Ucraina sia «qualcun altro» e che la Russia «è stata abbastanza corretta».

Il viaggio in Russia ha anche un obiettivo immediato: il rilascio di Stephen Hubbard, insegnante americano in pensione detenuto dal 2022 e condannato a quasi sette anni per aver combattuto, secondo l’accusa, con una unità ucraina.

Cosa si gioca Zelensky a Oslo

La riunione l’ha chiesta Kiev. Lo ha detto il premier norvegese Jonas Gahr Støre, spiegando che l’intento è riportare gli sforzi diplomatici «su una strada più costruttiva». Tradotto: ricucire con Washington.

Il presidente ucraino arriva in Norvegia con un elenco di accuse. Ai senatori americani ha detto che il Pentagono trattiene gli intercettori Patriot già pagati dagli europei, in attesa della firma del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Ha denunciato le restrizioni su Starlink, di cui parla di sabotaggio pianificato, e il mancato preavviso prima del bombardamento su Kiev della notte tra il 18 e il 19 ottobre.

Zelensky sa che Witkoff e Kushner, da Oslo, vanno a Mosca con la sua risposta in tasca. Rifiutare le concessioni sul Donbass significa presentarsi a Putin come l’ostacolo; accettarle significa firmare, con il mandato scaduto e la legge marziale in vigore, un accordo che il Cremlino contesta già nella legittimità.

Cosa risponde Mosca

Il Cremlino ha scelto il registro del partner paziente. Martedì il portavoce Dmitri Peskov ha detto che Mosca spera di organizzare «presto» l’incontro tra Putin e Witkoff, che la Russia apprezza «molto» la mediazione americana e che gli inviati potranno riferire a Putin dei contatti con ucraini ed europei. Poi l’avvertimento: i negoziati sono «talmente complessi che si protrarranno a lungo».

Il messaggio è coerente con quanto scrivevamo sulla proposta di un vertice a tre Putin-Trump-Xi all’Apec di Shenzhen: Mosca tratta da posizione di forza, non ha fretta e sceglie il perimetro del tavolo. Nello stesso briefing Peskov ha definito «urgente» riaprire con gli Stati Uniti i negoziati sugli armamenti nucleari, il tema che Trump indica come vera ragione per volare in Cina.

I tempi fino all’Apec

Il calendario è fitto. Oggi Oslo, domani Putin. Il 3 novembre le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, con il congelamento delle sanzioni alla Russia deciso da Trump per tenere basso il prezzo del gasolio. Il 18 e 19 novembre l’Apec di Shenzhen, dove Trump ha detto di essere pronto a sedersi con Putin e Xi Jinping, «non tanto per l’Ucraina», ma per parlare di denuclearizzazione.

Il vertice a tre non è ancora deciso: il Cremlino parla di ipotesi, Pechino non si opporrebbe se Trump accettasse, il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha lo respinge. Ma la sequenza è leggibile: ciò che Witkoff porta a Mosca questa settimana è il materiale su cui, tra un mese, tre presidenti potrebbero chiudere senza il quarto.

Il ruolo dell’Europa

A Oslo l’Europa c’è, ma su invito di Kiev. La Commissione ha confermato di essere stata invitata dall’Ucraina senza dire chi la rappresenta. Gli E4 siedono al tavolo norvegese, non a quello russo. E il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nello stesso giorno, avverte in un’intervista a Bloomberg che «l’Europa sta sottovalutando la minaccia della Russia» e che Putin «vuole più dell’Ucraina», chiedendo di continuare a finanziare da soli la difesa di Kiev.

È la posizione di chi paga le armi che Washington trattiene e i conti che Zelensky presenta a Bruxelles, senza decidere né i tempi né le condizioni della pace. Un’Europa che nei fatti non ha un canale aperto con Mosca e che da Washington riceve, per bocca del vicepresidente JD Vance, l’indicazione che Kiev non deve entrare nella NATO.

Witkoff da Zelensky a Oslo, Witkoff da Putin il giorno dopo: il negoziato sull’Ucraina si fa a due, con un mediatore che ha già scelto quale delle due parti considera ragionevole. L’Europa delle Patrie, che avrebbe tutto l’interesse a una pace sul proprio continente, assiste da una stanza laterale.

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