Ferragosto è passato, ma il miracolo è arrivato lo stesso: l’Italia si è scoperta Nazione di esegeti. Da quando Roberto Vannacci, in una conferenza stampa alla Camera, ha citato «il camerata San Paolo» e il suo «chi non vuol lavorare neppure mangi» per difendere il modello norvegese sui sussidi agli stranieri, non si parla d’altro che di Seconda Lettera ai Tessalonicesi. Sotto l’ombrellone, tra un tramezzino e un cruciverba, il popolo dei bagnanti disquisisce di contesto paolino e di comunità primitive. Ci voleva un generale dei paracadutisti per riportare le Scritture al centro del dibattito pubblico. I pastori d’anime, evidentemente, avevano di meglio da fare.
E infatti eccoli, i pastori. Undici sacerdoti, penna alla mano, hanno vergato una lettera aperta al generale. Il caso Vannacci San Paolo li ha strappati alla quiete agostana: sconcerto, dissenso profondo, accuse di strumentalizzazione della fede. Il Tribuno ha letto la missiva con devozione e ne ha ricavato una certezza: la mobilitazione del clero italiano scatta puntuale come un vespro, purché l’offesa arrivi dalla direzione giusta.
Perché qui sta il punto, cittadini. La parola «camerata» accostata all’apostolo delle genti ha prodotto in ventiquattr’ore undici firme, un comunicato dei Cristiani Riformisti e mezza rassegna stampa nazionale. Le navate vuote, i seminari deserti, gli oratori trasformati in sale polivalenti per corsi di yoga: quelli, invece, non hanno mai meritato una lettera aperta. Per la scristianizzazione di un continente intero non si trova un francobollo. Per una battuta da conferenza stampa, undici penne stilografiche si sguainano all’unisono come spade a Roncisvalle.
Il Tribuno, si sa, è uomo di caserma più che di sacrestia, e ammette volentieri che il generale maneggia le Scritture come maneggerebbe un mortaio da 120: con entusiasmo genuino e balistica approssimativa. San Paolo camerata è un’immagine che avrebbe fatto sobbalzare pure Costantino, che di conversioni in battaglia se ne intendeva. Ma la domanda che il Tribuno si pone non riguarda l’esegesi del generale. Riguarda la geometria dell’indignazione.
Se il generale avesse definito l’apostolo «compagno», sarebbe partita la lettera? Il Tribuno nutre dubbi robusti. Perché una parte del clero, da qualche decennio, con i compagni ha sviluppato una familiarità invidiabile: marce, appelli, porti aperti, benedizioni a ogni vertenza purché sindacalmente corretta. San Paolo arruolato a sinistra non fa notizia da almeno cinquant’anni, e nessuno ha mai chiesto il rispetto delle Sacre Scritture quando l’apostolo veniva trasformato in precursore dell’assemblearismo. Il santo è di tutti, dicono oggi i firmatari. Sacrosanto. Peccato che «tutti», nella pratica, abbia spesso avuto una tessera sola in tasca.
Intanto il fedele medio, quello che ancora si ostina ad andare a messa, osserva la scena e trae le sue conclusioni. Vede i suoi pastori tacere sulle chiese che chiudono e tuonare su una citazione in conferenza stampa. Vede la lettera aperta al generale e non ricorda lettere aperte sul crollo delle vocazioni. E magari si chiede, tra sé, se il gregge sia ancora la priorità dell’ovile o se l’ovile abbia trovato greggi più alla moda da custodire.
Quanto al generale: il Tribuno registra e sospende, come sempre. Che Vannacci provochi per strategia o improvvisi per istinto resta il quesito aperto di questa stagione politica, lo stesso che accompagna la costruzione di Futuro Nazionale nel Mezzogiorno e la partita delle suppletive di Reggio Calabria. Una cosa però è certa: con due parole ha ottenuto ciò che decenni di pastorale non ottenevano più. Ha fatto parlare di San Paolo al bar. Per il caso Vannacci San Paolo, i teologi d’agosto dovrebbero quasi ringraziarlo: non gli capitava tanta attenzione dai tempi della via di Damasco.
Ave atque vale.
Fonti
- Fanpage – Definì San Paolo un “camerata”, Vannacci fa infuriare i sacerdoti
- Corriere della Calabria – Lettera aperta a Roberto Vannacci, alcuni sacerdoti del Sud scrivono al generale
- SassiLive – Lettera aperta al generale Roberto Vannacci di 11 sacerdoti
- Il Fatto Quotidiano – San Paolo era un “camerata”, la frase di Vannacci fa infuriare i sacerdoti
- Il Graffio – Mazzocchi (Cristiani Riformisti): da Vannacci teologia improvvisata

