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Salvador Allende, il presidente che sognò un Cile socialista e democratico

12 Set 2023 - Approfondimenti Politici

Salvador Allende, il presidente che sognò un Cile socialista e democratico

Salvador Allende è stato il primo presidente marxista eletto dal voto popolare in America Latina. La sua esperienza di governo, durata poco più di mille giorni, ha rappresentato un tentativo unico e originale di realizzare una trasformazione sociale in modo pacifico e costituzionale, rispettando la democrazia e la pluralità politica.

Allende, nato a Valparaiso nel 1908, era un medico di professione e un militante socialista di vocazione. Fin da giovane si impegnò nella vita politica del suo paese, ricoprendo vari incarichi istituzionali, tra cui quelli di ministro della Salute, senatore e presidente del Senato. Nel 1970 si candidò per la quarta volta alla presidenza della Repubblica, alla testa di una coalizione di sinistra chiamata Unidad Popular, che comprendeva socialisti, comunisti, radicali e cristiani progressisti.

La sua vittoria fu risicata ma storica: ottenne il 36,6% dei voti, superando il candidato della destra Jorge Alessandri e quello della Democrazia Cristiana Radomiro Tomic. Il suo programma prevedeva una serie di riforme strutturali, tra cui la nazionalizzazione delle risorse minerarie, in particolare del rame, la riforma agraria, la riforma educativa, la riforma sanitaria e la riforma costituzionale. Il suo obiettivo era quello di creare le basi per una società socialista, fondata sulla partecipazione popolare, sulla giustizia sociale e sull’indipendenza nazionale.

Il suo governo incontrò subito l’ostilità dei settori conservatori del paese e degli Stati Uniti, che temevano la diffusione del modello socialista in America Latina. Allende dovette affrontare una forte opposizione politica, mediatica ed economica, che si manifestò con scioperi, sabotaggi, attentati e campagne denigratorie. Nonostante le difficoltà, Allende non rinunciò al suo progetto di trasformazione pacifica e democratica del Cile. Al contrario, cercò di ampliare il suo consenso sociale e politico, dialogando con le forze moderate e con i movimenti popolari.

Il suo sogno fu interrotto brutalmente l’11 settembre 1973, quando un colpo di stato militare guidato dal generale Augusto Pinochet rovesciò il suo governo. Nel momento in cui i militari entrarono nel palazzo presidenziale semidistrutto dal bombardamento, Allende si tolse la vita per non finire nelle mani dei golpisti. Le sue ultime parole alla radio furono un messaggio di speranza per il futuro: “Sappiate che prima o poi si apriranno nuovamente le grandi alamede per le quali passerà l’uomo libero per costruire una società migliore”.

La morte di Allende segnò l’inizio di una delle dittature più sanguinarie e repressive del continente latinoamericano. Pinochet instaurò un regime autoritario e neoliberista, che violò sistematicamente i diritti umani dei cileni. Migliaia di persone furono arrestate, torturate, uccise o fatte sparire. Lo stadio Nacional divenne il simbolo della vergogna della dittatura diventando un campo di concentramento e tortura. Tra le vittime ci fu anche il cantautore Victor Jara, che aveva cantato le speranze e le lotte del popolo cileno.

La figura di Allende è rimasta nel cuore e nella memoria dei cileni e di tutti coloro che credono nella democrazia e nella giustizia sociale. Il suo esempio ha ispirato generazioni di militanti e di leader politici in tutto il mondo. Il suo nome è legato a una delle esperienze più originali e coraggiose della storia contemporanea. Il suo sogno non è morto con lui, ma continua a vivere nelle aspirazioni e nelle lotte dei popoli oppressi.

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