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Nuova Caledonia in Crisi: Sei Morti e Stato di Emergenza

19 Mag 2024 - Mondo

Disordini a Nouméa dopo le nuove leggi elettorali francesi. Edifici incendiati, coprifuoco notturno e migliaia di turisti bloccati. La situazione rimane critica nonostante i rinforzi della polizia.

Nuova Caledonia in Crisi: Sei Morti e Stato di Emergenza

La Nuova Caledonia è in una situazione di emergenza, descritta come “sotto assedio” dal sindaco di Nouméa, Sonia Lagarde. Gli scontri, che sono andati avanti per diversi giorni, hanno causato sei morti e molti feriti. Nonostante l’arrivo di rinforzi della polizia, la situazione rimane critica.

Intervento della Gendarmeria Francese

Le forze di sicurezza francesi hanno lanciato un’importante operazione per riprendere il controllo di una strada di 60 km tra Nouméa e l’aeroporto. Questo intervento è stato necessario dopo che il Parlamento di Parigi ha approvato nuove leggi che consentono a più residenti francesi di votare nelle elezioni locali, una decisione che ha scatenato l’ira dei leader indigeni, preoccupati per la diminuzione del loro peso politico.

Vittime e Arresti

Le autorità hanno riportato che una sesta persona è stata uccisa e altre due sono rimaste ferite durante uno scontro a un blocco stradale nel nord del territorio. In precedenza, erano state confermate le morti di tre giovani indigeni Kanak, di età compresa tra i 17 e i 36 anni, e di due agenti di polizia. Finora sono state arrestate più di 200 persone e circa 1.000 agenti aggiuntivi sono stati inviati per supportare i 1.700 già presenti sul posto.

Scenari di Distruzione

Le immagini provenienti dal territorio mostrano auto bruciate, blocchi stradali improvvisati e lunghe code fuori dai supermercati. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza, imponendo un coprifuoco notturno e vietando raduni pubblici, vendita di alcolici e il porto di armi. Nonostante le ultime due notti siano state relativamente calme, durante il giorno la situazione rimane tesa. Tra gli edifici incendiati vi sono municipi, biblioteche e scuole.

Testimonianze dalla Crisi

I residenti hanno raccontato di aver udito spari, elicotteri e “esplosioni massicce”, probabilmente dovute a bombole di gas esplose. Helene, una donna di 42 anni che ha aiutato a sorvegliare barricate improvvisate con i suoi vicini, ha dichiarato: “Di notte sentiamo spari e esplosioni”. Con la chiusura dell’aeroporto internazionale di Nouméa per motivi di sicurezza, circa 3.200 turisti e altri viaggiatori sono rimasti bloccati dentro o fuori dall’arcipelago.

Turisti Intrappolati

I turisti hanno descritto la necessità di razionare le provviste mentre aspettano di poter lasciare l’isola. Joanne Elias, un’australiana in vacanza a Nouméa con la sua famiglia, ha riferito di aver riempito una vasca da bagno per prevenire la mancanza d’acqua. “I bambini hanno fame perché non abbiamo molte opzioni per nutrirli”, ha detto. “Non sappiamo quanto tempo rimarremo bloccati qui”.

Solidarietà e Tensioni Diplomatiche

Il ministro degli esteri neozelandese Winston Peters ha annunciato che le forze di difesa del suo paese sono pronte a organizzare voli per riportare a casa i neozelandesi bloccati in Nuova Caledonia. La decisione di modificare la legge elettorale ha suscitato proteste in Francia, con manifestazioni di solidarietà a Tolosa e bandiere Kanak esposte in una protesta pro-palestinese a Parigi. La crisi ha anche riacceso le tensioni diplomatiche tra Francia e Azerbaigian, alimentate dalla disputa per il Nagorno-Karabakh.

Manipolazione Digitale

L’agenzia francese Viginum ha segnalato una “campagna online massiccia e coordinata” che diffondeva notizie false secondo cui la polizia francese avrebbe sparato a manifestanti pro-indipendenza. Il governo ha accusato “attori azerbaigiani” di essere dietro a questa campagna, ma l’Azerbaigian ha respinto le accuse. TikTok è stato bloccato nel territorio per contenere la diffusione di disinformazione.

Referendum sull’Indipendenza

La Nuova Caledonia ha tenuto tre referendum sull’indipendenza. Nei primi due, la maggioranza ha votato per rimanere parte della Francia. Il terzo referendum è stato boicottato dai partiti pro-indipendenza, che chiedevano il rinvio del voto a causa della pandemia di Covid-19.

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