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L’azione del governo Meloni contro la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina

30 Lug 2023 - Approfondimenti Politici

L’azione del governo Meloni contro la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina

Oggi, 30 luglio, si celebra la Giornata Mondiale contro la tratta di esseri umani, una forma di sfruttamento e schiavitù che colpisce milioni di persone nel mondo. In questa occasione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio in cui ha sottolineato la gravità di questo fenomeno e la necessità di una risposta decisa e solidale da parte della comunità internazionale.

Ma cosa sta facendo il governo Meloni per contrastare la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina, che spesso sono strettamente legate? Quali sono le misure adottate o previste dal nuovo esecutivo di centrodestra, guidato da Giorgia Meloni, che ha fatto della sicurezza e del controllo dei flussi migratori uno dei suoi cavalli di battaglia?

Il nuovo decreto legge sull’immigrazione

Il primo provvedimento concreto del governo Meloni in materia di immigrazione è stato il decreto legge approvato il 9 marzo 2023 a Cutro, in Calabria, dove pochi giorni prima era avvenuto il tragico naufragio di un barcone con a bordo 72 migranti, di cui solo 8 sopravvissuti.

Il decreto legge prevede:

  • – L’introduzione del *reato di morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina*, con pene dai 10 ai 30 anni di carcere. Questo reato punisce sia i trafficanti che gli scafisti, senza fare distinzione tra chi organizza i viaggi e chi è costretto a guidare le imbarcazioni.
  • La *semplificazione delle procedure di espulsione* per i migranti irregolari, eliminando la necessità di richiedere la convalida da parte del giudice di pace per eseguire i decreti di espulsione.
  •  La *creazione di almeno un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr)* in ogni regione italiana, per trattenere i migranti in attesa di essere rimpatriati nei loro paesi d’origine o in quelli considerati sicuri.

Gli accordi con i paesi del Nord Africa

Il governo Meloni ha inoltre annunciato la volontà di rafforzare gli accordi con i paesi del Nord Africa, in particolare con la Libia, per bloccare i flussi migratori verso l’Italia e l’Europa. L’obiettivo è quello di fermare la tratta degli esseri umani e prevenire i naufragi nel Mediterraneo.

Inoltre, il governo Meloni ha proposto la creazione di *hot-spot nei territori extra-europei*, gestiti dall’Unione Europea, per valutare le richieste d’asilo dei migranti prima che raggiungano le coste europee. Questa soluzione è stata già avanzata in passato da altri paesi europei, ma ha incontrato le resistenze dei paesi africani e delle organizzazioni umanitarie, che ne hanno denunciato i rischi per i diritti dei richiedenti asilo.

La difesa dei confini nazionali ed europei

Infine, il governo Meloni ha dichiarato di voler difendere i confini nazionali ed europei dall’immigrazione clandestina, in linea con il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo proposto dalla Commissione Europea nel settembre 2020. Il Patto prevede una maggiore solidarietà tra gli stati membri, ma anche un controllo più efficace delle frontiere esterne e una maggiore cooperazione con i paesi terzi.

Per questo motivo, il governo Meloni ha chiesto all’Unione Europea maggiori risorse e strumenti per garantire la sicurezza delle frontiere italiane e contrastare le partenze dei migranti dalle coste africane. In particolare, il governo Meloni ha sollecitato il potenziamento dell’agenzia Frontex e l’utilizzo della Guardia costiera europea.

Le critiche al governo Meloni

L’azione del governo Meloni contro la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina ha suscitato molte critiche da parte dell’opposizione, delle organizzazioni umanitarie e delle istituzioni internazionali. Tra i principali punti contestati ci sono:

    • L’inasprimento delle pene per i reati connessi all’immigrazione clandestina, che non tiene conto delle differenze tra i trafficanti e gli scafisti, e che potrebbe portare a condanne ingiuste e sproporzionate.
    • La semplificazione delle espulsioni, che potrebbe violare il diritto d’asilo e il principio di non respingimento, esponendo i migranti al rischio di torture, violenze e persecuzioni nei paesi di origine o di transito.
    • La creazione di Cpr in ogni regione, che potrebbe peggiorare le condizioni di vita dei migranti e aumentare il rischio di abusi e violazioni dei diritti umani.
    • Gli accordi con la Libia, che non garantiscono il rispetto dei diritti umani dei migranti e che li espongono a gravi pericoli nelle carceri e nei campi di detenzione libici, dove sono frequenti le torture, le violenze sessuali, le estorsioni e le uccisioni.
    •  La creazione di hot-spot nei territori extra-europei, che potrebbe eludere il diritto d’asilo e il principio di non respingimento, e che potrebbe creare nuove situazioni di sovraffollamento, degrado e vulnerabilità per i migranti.

Conclusioni

L’azione del governo Meloni contro la tratta di esseri umani e l’immigrazione clandestina si basa su una visione securitaria e repressiva del fenomeno migratorio, che privilegia il controllo dei flussi e la deterrenza rispetto alla protezione dei diritti umani e alla solidarietà internazionale. Il governo Meloni sostiene di voler contrastare la tratta degli esseri umani, ma le sue misure potrebbero avere l’effetto opposto: rendere più difficile l’accesso al diritto d’asilo, esporre i migranti a maggiori rischi e vulnerabilità, alimentare le reti criminali che sfruttano la disperazione dei migranti. Per una vera lotta alla tratta degli esseri umani occorre una politica migratoria diversa, basata sul rispetto della dignità umana, sulla cooperazione internazionale, sulla prevenzione dei conflitti e sulla promozione dello sviluppo.

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