Christine Lagarde lascia la BCE il 7 febbraio 2027. L’annuncio è arrivato oggi, 29 ottobre, con un comunicato asciutto: la presidente ha informato il Consiglio direttivo e il presidente del Consiglio europeo António Costa, il Consiglio direttivo l’ha ringraziata con un lungo applauso in piedi, e il successore sarà nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura dell’articolo 283 del Trattato. Nessuna spiegazione sulle ragioni. Ma il comunicato non ne aveva bisogno: la ragione sta nella data.
Il mandato di Lagarde scade a fine ottobre 2027. Lasciare il 7 febbraio significa uscire nove mesi prima, e quei nove mesi contengono un appuntamento preciso: il 18 aprile 2027, primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Se Lagarde fosse rimasta fino a ottobre, il suo successore lo avrebbe scelto un Consiglio europeo seduto dopo quel voto, con all’Eliseo il vincitore delle presidenziali. Uscendo a febbraio, la scelta ricade sui leader di oggi. Il presidente dell’Eurogruppo Kyriakos Pierrakakis ha diffuso in mattinata una dichiarazione: è l’Eurogruppo a preparare la raccomandazione sulla nomina. E il calendario dice che dovrà farlo prima che la Francia voti.
Perché Lagarde lascia la BCE in anticipo: la paura scritta dal Financial Times
Che il calendario elettorale francese c’entri con l’uscita anticipata non è una lettura di comodo: è ciò che il Financial Times riferiva già nel febbraio 2026, quando l’ipotesi dell’addio anticipato circolò per la prima volta. Secondo il quotidiano della City, Lagarde voleva lasciare prima della scadenza per dare al presidente francese uscente Emmanuel Macron voce in capitolo nella nomina del successore, e voleva che fossero Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a condurre la trattativa. Nella copertura di quei giorni la ragione era esplicita: la paura, in alcuni ambienti, che il Rassemblement National vincesse le elezioni francesi della primavera 2027 e complicasse la scelta del nuovo capo della BCE.
Una settimana prima di quel report, lo stesso schema si era già visto a Parigi: il governatore della Banque de France François Villeroy de Galhau aveva annunciato le dimissioni anticipate, a giugno 2026, con oltre un anno di anticipo sulla scadenza, consentendo a Macron di nominare il suo successore alla banca centrale francese. Pochi giorni dopo, da Francoforte, filtrava la stessa intenzione di Lagarde. Due banche centrali, due uscite anticipate, un solo beneficiario temporale: un presidente francese che non potrà ricandidarsi — la Costituzione gli vieta il terzo mandato — e che senza questi anticipi non avrebbe avuto alcun ruolo nelle nomine che contano.
Esiste anche una spiegazione parallela, che Reuters registra da mesi: la destinazione possibile di Lagarde sarebbe la presidenza del World Economic Forum di Davos. Può darsi che le due cose coesistano. Ma una poltrona a Davos non spiega la data del 7 febbraio: quella la spiega solo il calendario francese.
Cosa cambierebbe con Le Pen all’Eliseo
Il presidente della BCE lo nomina il Consiglio europeo, cioè i capi di Stato e di governo, su raccomandazione del Consiglio e dopo aver consultato Parlamento europeo e Consiglio direttivo della BCE. Formalmente votano tutti. Nella pratica, come ricordava la copertura di quei giorni, l’appoggio di Francia e Germania si è sempre rivelato decisivo per qualsiasi candidato vincente. Un presidente francese del Rassemblement National a quel tavolo non sarebbe un ospite: sarebbe uno dei due arbitri della nomina, con potere di spingere un nome gradito, bloccarne un altro e contrattare la poltrona dentro il pacchetto delle nomine europee.
La candidata è Marine Le Pen, che il 25 ottobre scorso ha lanciato da Orléans la sua campagna per il 2027, la quarta, con il partito riorganizzato intorno alla sua candidatura e a Jordan Bardella: resta pendente il suo ricorso in Cassazione contro la condanna confermata in appello, che potrebbe diventare definitiva a ridosso del voto, e il RN la candida comunque da favorita. È questo lo scenario che le cancellerie europee non vogliono trovare seduto al tavolo della successione: non un tecnico ostile, ma un presidente eletto dai francesi con un mandato critico verso le istituzioni europee così come sono. Blindare la nomina prima del voto è, dal punto di vista di chi la blinda, semplice prudenza istituzionale. Dal punto di vista degli elettori francesi, è la successione alla banca centrale decisa in modo da sottrarla al loro voto.
La corsa è già partita, e Parigi ha già il suo nome
I nomi in circolazione sono noti da mesi e Reuters li elenca senza candidati formali: Klaas Knot, ex governatore della banca centrale olandese; Pablo Hernández de Cos, ex governatore della Banca di Spagna e oggi direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali; Joachim Nagel, presidente della Bundesbank, che sarebbe il primo tedesco alla guida della BCE. Secondo quanto riferito da Reuters a settembre, la Francia sosterrebbe proprio Knot, dentro un’intesa più ampia in cui un candidato francese otterrebbe la poltrona di capo economista della BCE. Se così fosse, l’anticipo di Lagarde non servirebbe solo a escludere l’Eliseo futuro dalla trattativa: servirebbe a chiuderla mentre a Parigi comanda ancora Macron.
La BCE è, per statuto e per retorica, l’istituzione indipendente per eccellenza, sottratta alla politica per costituzione europea. La successione al suo vertice, in questa vicenda, si sta svolgendo come un’operazione di politica pura: Lagarde lascia la BCE con nove mesi di anticipo, un Eurogruppo già al lavoro sulla raccomandazione, un nome già sostenuto da Parigi, e una data di scadenza fissata dieci settimane prima che i francesi entrino nelle urne. Non c’è bisogno di immaginare complotti: basta leggere il calendario. La paura che la scelta potesse ricadere, anche solo in parte, sotto l’influenza di un’eventuale presidenza Le Pen ha prodotto l’unico risultato possibile: la scelta non ricadrà affatto sotto gli occhi degli elettori. Sarà già fatta.
Fonti
- BCE, comunicato del 29 ottobre 2026: Lagarde lascia il 7 febbraio 2027, informati Consiglio direttivo e presidente del Consiglio europeo Costa, successore nominato dal Consiglio europeo ex articolo 283 del Trattato
- Consiglio UE, dichiarazione del presidente dell’Eurogruppo Pierrakakis, 29 ottobre 2026: la preparazione della raccomandazione sulla nomina
- Reuters, Francoforte, 29 ottobre 2026 (ripresa): mandato in scadenza a fine ottobre 2027, speculazioni da mesi sull’uscita anticipata, possibile destinazione World Economic Forum
- Deutsche Welle, 20 febbraio 2026 (ripresa), sull’indiscrezione del Financial Times: uscita anticipata per dare a Macron voce nella successione prima delle presidenziali francesi, paura di una vittoria del Rassemblement National che complichi la nomina, precedente Villeroy de Galhau alla Banque de France, candidati Knot, Hernández de Cos e Nagel, peso decisivo di Francia e Germania nelle nomine BCE
- Reuters, 15 settembre 2026 (ripresa): la Francia pronta a sostenere Knot in cambio del posto di capo economista
- franceinfo, 25 ottobre 2026: Marine Le Pen lancia la campagna a Orléans
- Le Club des juristes: la Cassazione potrebbe decidere sul ricorso di Le Pen entro inizio aprile 2027, primo turno atteso il 18 aprile
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