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La Senatrice Liliana Segre Afferma che Usare la Parola Genocidio per la Palestina Sia una Bestemmia

21 Mag 2024 - Approfondimenti Politici

La senatrice Liliana Segre ignora l'evidenza e minimizza la gravità della situazione a Gaza, affermando che parlare di genocidio è una bestemmia. Tuttavia, l'evidente violenza sistematica che in Palestina è presente da anni potrebbe dire l'esatto opposto.

La Senatrice Liliana Segre Afferma che Usare la Parola Genocidio per la Palestina Sia una Bestemmia

Le parole della senatrice a vita Liliana Segre sono particolarmente sorprendenti e deludenti. La Segre, sopravvissuta all’Olocausto, ha dichiarato che paragonare le azioni di Israele a un genocidio è una “bestemmia”. Tuttavia, questa posizione ignora le atrocità quotidiane subite dai palestinesi. La sua affermazione dimostra una sorprendente insensibilità verso le sofferenze attuali.

Definizione di Genocidio

Il termine “genocidio” è stato coniato per descrivere l’annientamento sistematico di un gruppo etnico, religioso o nazionale. Non è necessario un numero specifico di vittime per configurare un genocidio; basta l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo. Questa definizione, riconosciuta a livello internazionale, non è limitata a un conteggio di cadaveri, ma si basa sull’intento e sugli atti concreti di persecuzione.

La Situazione in Palestina

Ciò che sta accadendo in Palestina non è un conflitto recente. È il risultato di decenni di persecuzioni e violenze sistematiche. Le continue violazioni dei diritti umani contro i palestinesi sono solo ora portate all’attenzione mediatica a causa della guerra in corso. Tuttavia, questa non è una novità; è una realtà quotidiana per milioni di persone.

Ogni mese, in Cisgiordania, si registrano oltre 200 violazioni di domicilio da parte dei soldati israeliani contro famiglie palestinesi. Questo dato, confermato dalle Nazioni Unite, è al centro dell’ultimo report di tre associazioni israeliane – Yesh Din, Physicians for Human Rights Israel e Breaking the Silence. Il rapporto, intitolato “A life exposed. Military invasions of Palestinian homes in the West Bank”, è il frutto di un progetto di ricerca iniziato nel 2018 e documenta dettagliatamente le incursioni notturne nelle case palestinesi.

Le testimonianze raccolte sono drammatiche. Le invasioni, che avvengono principalmente di notte, iniziano con urla e colpi violenti alle porte. I soldati armati, spesso a volto coperto, irrompono nelle case, svegliano tutti i membri della famiglia e li costringono a rimanere sorvegliati in una stanza. Le violazioni possono durare fino a 80 minuti e coinvolgere fino a 30 soldati. Non è richiesto alcun mandato giudiziario per queste incursioni, e alle famiglie non viene rilasciato alcun documento, nemmeno in caso di arresto.

Le incursioni hanno lo scopo di intimidire e mantenere il controllo sulla popolazione palestinese. Gli abitanti vivono in uno stato di paura costante, sapendo che le loro case possono essere invase in qualsiasi momento, senza alcuna giustificazione. Questo non solo viola i diritti umani fondamentali, ma è anche contrario al diritto internazionale, che vieta a una forza occupante di intervenire in maniera violenta e arbitraria nella vita degli individui sotto occupazione.

Le Conseguenze Psicologiche

Gli impatti psicologici su chi subisce queste violazioni sono devastanti. Gli adulti manifestano sintomi di stress post-traumatico e ansia, mentre i bambini e gli adolescenti mostrano segni di ansia, dipendenza dai genitori e comportamenti aggressivi. Le relazioni comunitarie ne risentono gravemente, creando un clima di paura e intimidazione.

La Discriminazione Sistemica

L’esistenza di due sistemi giuridici separati per israeliani e palestinesi in Cisgiordania produce una discriminazione su base etnica. Questo duplice sistema giudiziario viola il diritto internazionale e crea un regime di apartheid. Le vite dei palestinesi vengono considerate meno importanti, e questa disparità è evidente in ogni aspetto della loro esistenza quotidiana.

Non possiamo condannare le atrocità del passato senza riconoscere quelle del presente. È necessario chiamare le cose con il loro nome e denunciare il genocidio in atto contro i palestinesi. Il silenzio e l’indifferenza non sono accettabili. Le vite dei palestinesi contano, e dobbiamo fare tutto il possibile per mettere fine a questa Massacro degli Innocenti.

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