156 Visualizzazioni

La Germania nell’ingranaggio monetario della BCE: inflazione, recessione e malcontento in crescita

25 Lug 2023 - Europa

La Germania nell’ingranaggio monetario della BCE: inflazione, recessione e malcontento in crescita

In una situazione che alcuni potrebbero descrivere come un paradosso, o addirittura una nemesi, la Germania si trova a essere l’unico paese tra le principali economie dell’Eurozona ad aver pagato il prezzo più alto a seguito del restringimento delle maglie monetarie deciso dalla Banca Centrale Europea (BCE). Questa presa di posizione più rigida, avviata in modo deciso e progressivo, è stata ritenuta necessaria per contrastare l’inflazione, nonostante il rischio di precipitare in una recessione.

Joachim Nagel, a capo della Bundesbank e leader della fazione dei falchi dell’Eurotower, considera tale sacrificio come accettabile. Non avrebbe quindi mostrato sorpresa di fronte all’ulteriore scivolamento dell’indice manifatturiero tedesco (38,8 punti in luglio contro le stime di 41), indicatore significativo del funzionamento dell’economia del paese.

Tuttavia, a Berlino e nei dintorni, l’andamento dell’economia desta preoccupazione: nel corso del mese, l’economia tedesca è entrata in fase di contrazione. Dopo un secondo trimestre probabilmente positivo (con previsioni di una modesta crescita), si profilano nuvole minacciose sul terzo quadrimestre, che potrebbero riproporre le variazioni negative del Pil registrate tra ottobre 2022 e marzo 2023, periodo in cui la Germania ha subito una recessione tecnica.

L’umore delle imprese è in netto peggioramento: le aspettative legate all’attività futura sono diventate negative per la prima volta quest’anno a causa del rallentamento della creazione di posti di lavoro e della compressione dei consumi privati, aggravata dall’inflazione. Quest’ultima, salita al 6,4% annuo a seguito dell’aumento dei prezzi dei trasporti pubblici, ha causato malcontento e ha accentuato lo scollamento tra la Bdi (l’omologa della nostra Confindustria) e il governo guidato da Olaf Scholz, accusato di non sostenere adeguatamente le imprese in un contesto di dati economici scoraggianti.

L’Ifo, l’istituto di ricerca economico più autorevole della Germania, prevede un Pil a -0,4% a fine anno, un calo rispetto alle previsioni di primavera. Secondo l’istituto, la ripresa avverrà solo nel 2024, con un tasso di crescita del +1,5%, inferiore alle stime precedenti.

Nonostante la fatica della Germania, una volta locomotiva d’Europa, la BCE non sembra intenzionata a cambiare rotta. Giovedì 26 luglio, la banca guidata da Christine Lagarde prevede di aumentare i tassi di un ulteriore quarto di punto, portandoli al 4,25%. Gli occhi sono tutti puntati sulla conferenza stampa di Lagarde, in attesa di vedere se verrà lasciato qualche spiraglio per una pausa nella politica monetaria a settembre.

In questo scenario, domani la Federal Reserve potrebbe aumentare ulteriormente il costo del denaro, dimostrando che c’è sempre spazio per una correzione di rotta. In una economia globale sempre più interconnessa, i movimenti della Germania e delle banche centrali avranno inevitabilmente ripercussioni a livello mondiale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag: , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale whatsapp, clicca qui: