Alle presidenziali di Francia 2027 mancano sei mesi, e lo scenario che il centro temeva sta prendendo forma nei numeri. Marine Le Pen è data quasi certa al ballottaggio di maggio. Davanti a tutti i candidati moderati non c’è un centrista, ma Jean-Luc Mélenchon. E i due ex premier di Emmanuel Macron, Édouard Philippe e Gabriel Attal, sono impegnati a farsi la guerra tra loro invece che a contendersi il secondo posto. L’analisi pubblicata oggi da Reuters descrive un campo moderato in frantumi e un secondo turno tra Rassemblement National e France Insoumise sempre più probabile.
I numeri del crollo: Philippe sotto Mélenchon
Il sondaggio IFOP-Fiducial per LCI, Le Figaro e Sud Radio, condotto tra il 17 e il 19 ottobre, fissa la fotografia. Se il candidato unico del centro fosse Philippe, finora il suo portabandiera, si fermerebbe al 15%: sei punti in meno rispetto a settembre e sotto Mélenchon, al 16,5%, che con quel punteggio avrebbe quanto basta per qualificarsi al ballottaggio. Se fosse Attal, andrebbe peggio: 13%, dietro Mélenchon e Raphaël Glucksmann, entrambi al 16%. Glucksmann è il candidato del centro-sinistra uscito dalla primaria comune dei socialisti e del suo movimento, Place Publique. In testa, staccata, resta Le Pen, tra il 36 e il 38% a seconda dello scenario.
Philippe paga una campagna fiacca e una serie di uscite infelici — l’ultima, in un podcast, l’idea che un presidente appena eletto dovrebbe idealmente avere tre mesi di riposo prima di entrare in carica — in una fase di tensioni sociali e di sicurezza esplosive. «La cosa terribile è che non buca», ha detto a Reuters Philippe Moreau-Chevrolet, specialista di comunicazione politica a Sciences Po. «Non hanno capito che bisogna fare campagna. C’è una forma di dilettantismo». E ancora: «C’è panico a bordo, perché non era previsto nessuno scenario per questo. Non avevano anticipato il cataclisma in corso».
La faida tra i due ex premier
L’ansia ha trasformato la rivalità tra Philippe e Attal in una faida aperta su chi dei due debba farsi da parte. Attal, sotto pressione dei parlamentari del suo campo perché abbandoni le ambizioni presidenziali e si schieri dietro Philippe, questa settimana ha irritato molti alleati di Macron rilanciando l’idea di una grande primaria centrista: una proposta che i critici leggono come un modo per alimentare la divisione proprio quando i moderati non possono permettersela. E Attal ha una leva concreta: da segretario di Renaissance, il partito di Macron, controlla la cassa e la macchina organizzativa.
I sostenitori di Philippe rispondono che la sua corsa non è finita. Laurent Marcangeli, esponente di Horizons, il partito di Philippe, riconosce le battute d’arresto nei sondaggi ma sostiene che l’ex premier resti l’unico centrista con una strada realistica verso il ballottaggio, ricordando che in alcune rilevazioni Attal scende a una sola cifra. Il giudizio più brutale arriva però da dentro il campo macroniano. «È catastrofico», ha detto Jean-Baptiste Moreau, ex deputato della maggioranza. «Si attaccano a vicenda sui media e stanno crollando entrambi nei sondaggi. Andiamo dritti verso un secondo turno RN-LFI. Allo stato attuale delle opinioni, non vedo come evitarlo».
Non è una lite a due: il voto moderato è in mille pezzi
La frammentazione non si ferma alla faida. A centro-sinistra Glucksmann cresce dopo aver vinto le primarie socialiste. A destra, l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau e il sindaco liberista di Cannes, David Lisnard, pescano nello stesso elettorato moderato che Philippe e Attal si contendono. Troppi candidati per un unico serbatoio di voti, mentre ai due poli Le Pen e Mélenchon consolidano basi fedeli e compatte.
Sopra tutti pesa l’eredità del presidente uscente. Macron chiude il secondo mandato ai minimi storici di popolarità, e l’associazione con lui è diventata una zavorra. «Stanno crollando tutti e due», ha detto Perrine Goulet, deputata del MoDem, partito alleato di Macron. «Qualunque candidato sia stato in un governo Macron farà fatica». La sua proposta è un candidato unico capace di unire gli elettori da Glucksmann a Retailleau: «Chiediamo a tutti di mettere da parte gli ego e di trovare il candidato migliore. Se teniamo Glucksmann da una parte, Retailleau dall’altra, Philippe e Attal, finiremo con un secondo turno LFI-RN. Il pericolo è semplicemente troppo grande».
Le Pen deve solo aspettare
Il Rassemblement National, in questo quadro, non deve fare quasi nulla: la sua candidata è in testa in tutte le rilevazioni di primo turno e il lavoro di demolizione del centro lo stanno facendo i centristi stessi. Sulla corsa di Le Pen pesa una sola incognita, quella giudiziaria. Il 7 luglio la corte d’appello l’ha condannata nel processo sugli assistenti parlamentari europei, con 45 mesi di ineleggibilità di cui 30 sospesi: i 15 effettivi risultano già scontati. Le Pen ha fatto ricorso in Cassazione e si è dichiarata candidata, con Jordan Bardella come riserva. L’incognita resta, ma non cambia il dato politico di oggi: il posto che vale l’Eliseo, il secondo al ballottaggio, se lo contendono Mélenchon e il vuoto lasciato dal centro.
Il primo turno è fissato ad aprile 2027, il ballottaggio a maggio. Da qui ad allora il campo moderato ha una sola mossa possibile: scegliere un nome solo e farlo presto. Ogni settimana di faida tra Philippe e Attal è una settimana regalata al ballottaggio tra Le Pen e Mélenchon.
Fonti
- Reuters, Michel Rose (via Internazionale), 30 ottobre 2026: la faida al centro e le citazioni
- TF1info, 20 ottobre 2026: il sondaggio IFOP-Fiducial e i suoi scenari
- La Libre Belgique, 7 luglio 2026: la condanna in appello di Le Pen
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