Le forze americane in Medio Oriente sarebbero in grado di lanciare una grande operazione contro l’Iran entro 96 ore da un ordine di Donald Trump. Lo ha scritto lunedì 26 ottobre la CNN, citando due funzionari statunitensi: le forze necessarie sono già nella regione e la lista degli obiettivi è in preparazione. «Sarà un grande sforzo», ha detto uno dei due.
L’ordine, però, non c’è. Il presidente non ha preso la decisione finale e l’8 ottobre ha promesso di non attaccare prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Secondo i funzionari sentiti dalla CNN, il via libera, se arriverà, arriverà con ogni probabilità dopo il voto.
Che cosa sarebbe pronto
Secondo la ricostruzione della CNN, il Comando centrale e il Pentagono stanno lavorando a una lista di obiettivi ampia: infrastrutture energetiche iraniane, siti militari e impianti nucleari. Sarebbe un salto rispetto agli attacchi degli ultimi mesi, concentrati su radar e lanciatori di missili, mezzi che l’Iran riesce a ricostruire in fretta. Trump aveva interrotto le operazioni di combattimento su larga scala all’inizio dell’anno.
Le 96 ore indicano quanto in fretta le forze potrebbero muoversi dopo l’ordine, non una data. La stessa CNN avverte che in passato Trump è sembrato orientato verso un’azione per poi tirarsi indietro all’ultimo momento.
Un alto funzionario del Pentagono ha risposto con la formula di rito: «Il Dipartimento è un’organizzazione di pianificazione, e il suo compito è sviluppare ed eseguire le opzioni militari ordinate dal Presidente». La Casa Bianca non ha commentato.
La promessa dell’8 ottobre
«Non attaccheremo l’Iran in nessun momento prima delle elezioni di medio termine che si terranno negli Stati Uniti il 3 novembre», aveva scritto Trump su Truth Social l’8 ottobre. Diciotto giorni dopo, secondo i funzionari citati dalla CNN, la domanda a Washington non è più se il presidente darà l’ordine, ma quando: in qualsiasi momento entro la fine dell’anno, più probabilmente dopo le elezioni.
Il calendario pesa. La guerra, cominciata il 28 febbraio con gli attacchi americani e israeliani, ha fatto salire la benzina a una media di 4,29 dollari al gallone, contro i 2,98 di prima del conflitto, secondo i dati riportati da Fortune. Il gasolio è a 6,35 dollari. Per il sondaggio New York Times/Siena condotto dal 12 al 19 ottobre, il 73% degli elettori probabili disapprova come Trump gestisce i prezzi dei carburanti.
Lui rivendica il contrario. Sabato 24 ottobre, a un comizio a Perry, in Georgia, ha detto che gli Stati Uniti stanno guadagnando «centinaia di miliardi di dollari per quello che è successo in Medio Oriente». E ha aggiunto: «Stiamo facendo una fortuna». Una nuova campagna di bombardamenti a pochi giorni dal voto rischierebbe di riportare al centro il conto della guerra. È la lettura che rende coerenti la promessa e i preparativi: aspettare le urne, poi decidere.
Il pressing di Netanyahu
L’altro calendario è quello israeliano: Israele vota oggi, martedì 27 ottobre, per rinnovare la Knesset. Secondo una fonte della sicurezza israeliana citata dalla CNN, Benjamin Netanyahu «voleva davvero e ha cercato di convincere Trump per un attacco congiunto all’Iran prima delle elezioni». Washington avrebbe chiesto di aspettare.
Sempre secondo la stessa fonte, il capo di stato maggiore israeliano Eyal Zamir avrebbe avvertito il capo di stato maggiore congiunto americano, il generale Dan Caine, che un attacco avrebbe danneggiato le elezioni in Israele e ne avrebbe provocato il rinvio. L’ufficio di Netanyahu ha definito la ricostruzione «fake news». Il ministro della Difesa Israel Katz ha chiamato «completamente infondato e falso» il resoconto di Channel 12 su uno scontro tra Zamir e il premier.
I piani, ha riferito una fonte al Jerusalem Post, sono pronti e attendono l’approvazione di Trump, forse dopo le midterm.
Che cosa può succedere dopo il 3 novembre
Secondo le valutazioni dell’intelligence americana riportate dalla CNN, l’Iran e gli houthi risponderebbero subito a un nuovo attacco, colpendo personale e basi statunitensi nella regione. Washington, intanto, continua a ridurre il personale nelle ambasciate in Medio Oriente: a Riad è già scattata la partenza obbligatoria per i diplomatici non essenziali, mentre l’Arabia Saudita cerca un canale con Teheran attraverso il vertice del Patto della Mecca.
Lo scenario non sarebbe quello di febbraio. Le forze iraniane, osservano i funzionari americani, conoscono ormai meglio le tattiche statunitensi, e colpire tutti gli obiettivi della lista sarebbe più difficile. Le forze americane mantengono il blocco dei porti iraniani e il petrolio resta caro: il 19 ottobre il Brent ha superato i 110 dollari al barile dopo una serie di attacchi alle petroliere.
Fonti
CNN via WSVN, “US has plans for major Iran strikes if Trump chooses” (26 ottobre 2026)
The Jerusalem Post, “US ready to strike Iran ‘within 96 hours’ of Trump’s order, Israel pushes for joint attack – report” (26 ottobre 2026)
Ynetnews, “‘Within 96 hours’: US ready for major Iran strikes if Trump gives order” (26 ottobre 2026)
Al Jazeera, “Trump says US will not strike Iran before midterm elections” (9 ottobre 2026)
Fortune, “Trump says U.S. is making a fortune from Iran war as gas hits $4.29 and diesel tops $6” (26 ottobre 2026)
Newsweek, “Trump says he doesn’t ‘give a damn’ about gas prices as US making ‘fortune'” (ottobre 2026)
Newsweek, “Trump faces supermajority disapproval on gas prices 2 weeks before midterms” (ottobre 2026)
Oilprice.com, “Brent Tops $110 as Tanker Attacks Threaten Persian Gulf Supply” (19 ottobre 2026)
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