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Europa

Spagna, il prezzo della Corte Costituzionale: Vox dovrebbe ritirarsi da 14 circoscrizioni del Senato

Carmen Ruiz

Il sondaggio Winston per Artículo14: senza patto il PP tiene la maggioranza assoluta ma non i tre quinti. Con il ritiro di Vox, la destra arriva a 170 senatori e può rinnovare da sola i giudici costituzionali. La scadenza è lunedì.

Riassunto dell'articolo

Retroscena sul negoziato PP-Vox per il Senato spagnolo: il sondaggio Winston per Artículo14 del 25 ottobre 2026 simula 170 senatori con il patto e 151 senza, la posta in gioco è il rinnovo del Tribunale Costituzionale, la scadenza per le candidature è lunedì 26 ottobre.

Punti chiave
  • Artículo14, sondaggio Winston: PP e Vox, controllo totale del Senato solo con…
  • Senato di Spagna, composizione e sistema di elezione (4 senatori per provincia,…
  • Pollar, Vox tiene aperta la porta a un patto con il PP…
  • Público, simulazione sui dati del 2023: il patto PP-Vox non arriva ai…

CREAZIONE SITI WEB
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Il sondaggio sul Senato spagnolo pubblicato oggi da Artículo14 dice una cosa che il dibattito sul Congresso non dice: la destra spagnola può vincere le elezioni del 29 novembre e perdere comunque la partita che conta di più. Non la presidenza del governo, che si gioca al Congresso. Il controllo dei giudici.

Secondo la simulazione di Winston, se PP e Vox si presentano separati al Senato, il PP ottiene 137 senatori in tutto: 114 eletti direttamente e 23 designati dai parlamenti autonomici. Vox ne ottiene 14: 9 eletti e 5 autonomici. Sommati fanno 151. La maggioranza assoluta, fissata a 134 seggi, è salva. I tre quinti, la soglia che serve per rinnovare gli organi di garanzia, no: su 267 senatori servono 161 seggi.

Se invece i due partiti trovano un accordo sulle candidature, i numeri cambiano di segno. Il PP salirebbe a 134 senatori eletti direttamente, Vox scenderebbe a 8, e con i 28 senatori autonomici che i due partiti contano insieme — 23 del PP e 5 di Vox — il blocco arriverebbe a 170 seggi. Sopra la soglia, con margine. La coalizione di sinistra del Senato, «Senado de Progreso» tra PSOE e Frente Amplio, in quello scenario si fermerebbe a 72 senatori.

Perché i tre voti in provincia puniscono chi si divide

Il Senato spagnolo non si vota come il Congresso. In ogni provincia peninsulare si eleggono quattro senatori e ogni elettore può votare fino a tre candidati, anche di partiti diversi: le candidature sono individuali, non liste bloccate. Il risultato abituale è che il partito più votato prende tre seggi e il secondo uno solo.

È qui che la divisione costa cara alla destra. Se PP e Vox presentano entrambi i loro tre candidati nella stessa provincia, i voti di destra si spezzano e il secondo seggio, o il terzo, può finire alla sinistra o ai nazionalisti. Se invece uno dei due si ritira, l’altro concentra i voti e prende il pacchetto intero. Lo stesso meccanismo, a parti invertite, spiega il patto già chiuso a sinistra tra PSOE e Frente Amplio: serve a non regalare seggi alla destra per frammentazione.

Per questo Winston individua 14 circoscrizioni precise in cui Vox dovrebbe rinunciare a presentarsi: Cadice, Huelva, Siviglia, Navarra, Alicante, Castellón, Valencia, Badajoz, Gran Canaria, Lanzarote, La Palma, La Gomera, Álava e Asturie. Con il patto, secondo il sondaggio, la destra vincerebbe praticamente in tutta la penisola: alla sinistra resterebbero Barcellona, Vizcaya, Álava e Navarra, con un pareggio con gli indipendentisti a Tarragona e vittorie nazionaliste e indipendentiste a Guipúzcoa, Lleida e Girona.

Cosa vale davvero la soglia dei tre quinti

Tre quinti del Senato non sono un trofeo statistico. Con quella maggioranza, PP e Vox potrebbero nominare senza il PSOE i quattro magistrati del Tribunale Costituzionale, su dodici, che spettano al Senato, e pesare in modo decisivo nel rinnovo di parte del Consiglio Generale del Potere Giudiziario. In una Nazione in cui il Tribunale Costituzionale ha deciso, e deciderà, su amnistia, leggi elettorali e conflitti tra Stato e autonomie, chi nomina i giudici orienta il diritto per un decennio.

È la ragione per cui Feijóo ha messo i tre quinti al centro del negoziato e ha confermato pubblicamente, in un’intervista alla Cadena SER, di aver parlato con Abascal mercoledì 21 ottobre. La portavoce di Vox al Congresso, Pepa Rodríguez de Millán, ha detto che il partito non esclude «nessuna formula» e che le scadenze «vanno sfruttate fino in fondo». Abascal, dal canto suo, ha detto di essere pronto a sacrifici, compresa la rinuncia a presentarsi in alcune circoscrizioni, senza nominarle. Nessuna delle due parti, a oggi, ha confermato un accordo chiuso.

Il prezzo per Vox, e il guadagno

Per Vox il patto non è gratis, ed è questo il nodo che tiene aperta la trattativa. Rinunciare a 14 circoscrizioni significa rinunciare a farsi votare, in quei territori, come partito autonomo. La compensazione che il PP ha messo sul tavolo, secondo lo stesso Feijóo e le ricostruzioni della stampa spagnola, è fatta di senatori designati dai parlamenti autonomici, dove il PP governa in diverse comunità: seggi che permetterebbero a Vox di avere un gruppo parlamentare proprio al Senato, con i benefici economici e di visibilità che oggi non ha, visto che finora non ha eletti diretti nella Camera Alta. Vox, dal canto suo, chiede che anche il PP si ritiri in alcune province, secondo esDiario due.

Lo stesso sondaggio Winston, del resto, mostra che Vox non esce a mani vuote nemmeno senza patto: passerebbe da zero eletti diretti a 9, e a 14 con gli autonomici, quindi al gruppo proprio ci arriverebbe comunque. È la ragione per cui, secondo Artículo14, Abascal mantiene una posizione di forza nella trattativa e resiste all’idea di un patto «gratis». Uno schema alternativo circolato in queste ore, riportato da CadenaCinco e non confermato dai partiti, spinge oltre: PP da solo in 42 province, Vox da solo in Catalogna e nelle Canarie, candidature differenziate ad Almería, Murcia, Ceuta e Melilla, con una proiezione di 152 senatori per il PP e 26 per Vox, 178 in tutto. Schema diverso, stessa logica: concentrare il voto, non dividerlo.

Lunedì scade il tempo, e il sondaggio non è il voto

Il termine per presentare le candidature al Congresso e al Senato è aperto dal 21 ottobre e si chiude alla mezzanotte di lunedì 26 ottobre. Le coalizioni, invece, non si possono più registrare: il termine è scaduto il 16 ottobre, lo stesso giorno in cui PSOE e Frente Amplio hanno chiuso il loro accordo. Per questo un eventuale patto non può prendere la forma di una coalizione, ma solo di ritiri strategici o di candidati vicini a Vox inseriti nelle liste del PP come indipendenti, formula che lo stesso PP considera più rischiosa sul piano legale.

Restano due cautele, e vanno dette. La prima: le simulazioni sul Senato sono sensibili a pochi punti percentuali in poche province, e altri calcoli danno numeri diversi. Una simulazione di Público sui voti del 2023 conclude che un patto PP-Vox neutralizzerebbe l’alleanza di sinistra ma non arriverebbe ai tre quinti. La seconda: un sondaggio non è un voto, e il 29 novembre gli elettori spagnoli voteranno con tre preferenze individuali, non con una lista. La partita del Senato, però, è già decisa nella sua struttura: o la destra arriva unita alle urne, e allora può prendersi anche i giudici, o arriva divisa, e allora dovrà accontentarsi di governare senza poter rinnovare da sola gli organi di garanzia. Lunedì si saprà quale delle due Spagne andrà al voto.

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Carmen Ruiz
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