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Italia

Decreto cortei, fino a 5 anni per chi devasta in gruppo. Il Quirinale taglia i poteri di polizia ai militari

Giulia De Santis

Il Cdm approva il nuovo decreto sicurezza dopo i saccheggi di Milano: nuovo reato, genitori che pagano per i figli, fermo esteso ai minori. La risposta era dovuta, ma la norma più forzata è saltata al Colle e il nodo vero resta la certezza della pena

Riassunto dell'articolo

Il 20 ottobre 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto sicurezza sui cortei dopo gli scontri di Milano: nasce il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche (da 2 a 5 anni e fino a 20mila euro di multa, aggravanti per volto coperto e feriti), si applica il principio chi rompe paga con sanzioni e ingiunzioni ai genitori dei minorenni, si introduce la presunzione di imputabilità dai 14 anni e il fermo preventivo esteso ai minori, e arrivano 500 militari in più a Milano fino a fine anno. È saltata, dopo le perplessità del Quirinale, del Viminale e dei sindacati di polizia, la norma che dava poteri di polizia giudiziaria ai militari. L'articolo sostiene che la risposta dello Stato era dovuta, ma segnala i rischi di norme scritte male sul fermo dei minori e sul nuovo reato, e ricorda che i reati di devastazione e saccheggio esistono già: il problema è l'esecuzione della pena.

Punti chiave
  • Il Fatto Quotidiano - Decreto sicurezza, ok del Cdm. Saltano i poteri…
  • Adnkronos - Decreto cortei, per minori fermo preventivo e subito imputabilità
  • Adnkronos - Stop alla norma sui poteri extra ai militari
  • Il testo integrale del videomessaggio di Giorgia Meloni

Cosa prevede il decreto sicurezza sui cortei approvato dal Consiglio dei ministri la sera del 20 ottobre? Un nuovo reato, la partecipazione violenta a una manifestazione, punito fino a cinque anni; il principio «chi rompe paga», con i genitori a rispondere per i figli minorenni; la presunzione di imputabilità dai 14 anni; il fermo preventivo esteso agli under 18; 500 militari in più a Milano fino a fine anno. È saltata invece la norma più discussa, i poteri di polizia giudiziaria ai soldati. Giorgia Meloni ha presentato il pacchetto in un video sui social: «Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no».

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Cosa prevede il decreto cortei, punto per punto

Il nuovo articolo 420-bis del codice penale punisce chi, in un gruppo di più di cinque persone che agisce in modo organizzato anche occasionalmente, usa oggetti atti a offendere o esplosivi creando un pericolo concreto per l’incolumità. La pena va da due a cinque anni, con multa da 10mila a 20mila euro, aumentata da un terzo alla metà se il volto è travisato. Per chi organizza il gruppo, anche sui social, è prevista una fattispecie da quattro a dodici anni.

Il capitolo «chi rompe paga» lo ha illustrato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: se un minore, anche non imputabile, partecipa ai fatti, il prefetto può irrogare ai genitori una sanzione da 500 a mille euro, raddoppiabile, e anticipare il risarcimento per i danni a beni pubblici. Per i danni ai privati, ha spiegato Meloni, il proprietario ottiene un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

Sui minorenni diventa subito operativa la presunzione relativa di imputabilità tra i 14 e i 18 anni, già in un disegno di legge fermo in Parlamento, e il fermo preventivo si estende agli under 18. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aggiunto l’arresto in flagranza differita e la procedibilità d’ufficio per le lesioni agli agenti. Infine i 500 soldati per Milano fino al 31 dicembre.

Una risposta dovuta: l’ordine pubblico non si negozia

Il bilancio di Milano non lascia spazio a sconti: quasi 200 agenti feriti, 330 fermati o arrestati, danni che Confcommercio Milano stima in circa un milione di euro. Dopo un vertice a Palazzo Chigi che non aveva deciso nulla, lo Stato doveva rispondere e ha risposto. Chi ha spaccato e rubato filmandosi va perseguito; distinguere i saccheggiatori da la protesta reale di chi non arriva a fine mese è la premessa, non l’alibi.

Il compromesso con il Quirinale: il testo iniziale andava oltre

Il decreto, però, non è quello annunciato la mattina del 20 ottobre, quando si parlava di 500 militari con poteri di polizia giudiziaria. Secondo Adnkronos gli uffici del Quirinale hanno espresso perplessità; Il Fatto Quotidiano aggiunge la contrarietà del Viminale e dei sindacati di polizia. Il Siap, in audizione al Senato, aveva parlato di «torsione autoritaria» dell’ordine pubblico; il Silp Cgil di «salto nel buio»; il Coisp di «idea malsana». Domani riferisce anche i malumori della Difesa, per cui i soldati sarebbero stati «in prestito» per tre mesi al massimo.

Il Cdm, scrive askanews, è durato mezz’ora perché i giochi erano fatti prima, dopo un incontro al Colle del sottosegretario Alfredo Mantovano. Tradotto: la parte più forzata è stata tagliata da una moral suasion istituzionale, segno che la prima stesura spingeva oltre il perimetro costituzionale.

I dubbi seri: fermo ai minori e nuovo reato

Due punti meritano attenzione in sede di conversione. Il fermo preventivo esteso ai minorenni è uno strumento di polizia, non di giudice: applicato a ragazzi di 14 anni richiede paletti chiari su presupposti e durata, altrimenti diventa discrezionalità pura. Il nuovo reato poggia su clausole elastiche, «gruppo organizzato anche occasionalmente» e «pericolo concreto»: se scritte male, rischiano di colpire la protesta in quanto tale invece dei violenti. Nordio assicura che il testo «non costituisce una limitazione alla libera manifestazione del pensiero, ma ne è una garanzia». Sarà il Parlamento a doverlo dimostrare.

Diverso il giudizio su imputabilità presunta e responsabilità dei genitori. Il principio è condivisibile: chi a 16 anni sfonda una vetrina sa cosa fa, e una famiglia che non controlla un figlio deve rispondere. Ma restano materie delicate: la presunzione è «relativa», con prova contraria, e per questo regge; le multe ai genitori chiedono cautela, perché in molte periferie sono i primi a non avere più presa sui figli.

La questione vera: certezza ed esecuzione della pena

È l’ottavo pacchetto sicurezza del governo, ricorda Euronews. Eppure il codice penale già punisce la devastazione e il saccheggio con l’articolo 419, da otto a quindici anni di reclusione, oltre a danneggiamento, lesioni e resistenza. Se a Milano quelle norme non hanno dissuaso nessuno, il problema non è l’assenza di un reato ma la convinzione, diffusa tra i più giovani, che alla denuncia non segua nulla. Su questo il decreto fa qualcosa di concreto: più magistrati minorili e più posti negli istituti, «perché la certezza della pena valga anche per chi ha 16 anni», nelle parole della premier. È la parte meno spettacolare e la più utile.

Le reazioni: opposizioni, polizia e garantisti

Per Giuseppe Conte «la responsabilità dell’ordine pubblico è del Governo», che non può scaricarla sugli altri; Nicola Fratoianni definisce un «giochetto» la richiesta di condanne ripetute della violenza; Angelo Bonelli giudica «ignobile» attaccare le opposizioni per nascondere le proprie responsabilità. Meloni ha replicato definendo «gravissimo» che rappresentanti delle istituzioni pubblicizzino i riferimenti per l’assistenza legale gratuita dopo le devastazioni.

I sindacati di polizia, che hanno vinto sui militari, chiedono ora organici e mezzi: il Siap ricorda 117 milioni di straordinari del 2025 non ancora pagati. Sul fronte garantista del centrodestra, Il Foglio aveva registrato a luglio i dubbi di costituzionalità di Forza Italia sulla presunzione di imputabilità dei minori: ora quella norma entra per decreto, con efficacia immediata, e va convertita entro sessanta giorni. È lì, non nel video di presentazione, che si misurerà la qualità di questa risposta dello Stato.

Fonti

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Giulia De Santis
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