149 Visualizzazioni
Italia

Sicilia, tir fermi fino al 22 ottobre: martedì il tavolo con Salvini può evitare l’oltranza

Antonio Antipari

Martedì 20 ottobre, per la prima volta, una delegazione degli autotrasportatori siciliani incontra il ministro. Ma il Comitato chiede la firma di un protocollo, altrimenti il fermo prosegue fino al 27: senza risposte concrete, l'isola rischia di fermarsi davvero.

Riassunto dell'articolo

Il fermo dei tir in Sicilia scade giovedì 22 ottobre ma rischia di proseguire a oltranza: due le mobilitazioni, quella della sezione Trasporti di Confindustria Catania (fino al 22) e quella del Comitato Autotrasportatori Siciliani, accomunate dal caro gasolio — oltre 2,16 euro al litro a settembre — e dai rincari dei traghetti legati al sistema europeo Ets, con gli arretrati del Sea Modal Shift ancora non pagati. La novità del 17 ottobre è il tavolo di martedì 20 con il ministro Salvini, al quale per la prima volta parteciperà anche una delegazione degli autotrasportatori siciliani, dopo la missione al ministero di Galvagno e Sammartino. Ma il Comitato ha posto due condizioni — un protocollo firmato dal ministro e garanzie formali su oltre un miliardo di richieste — e senza la firma annuncia il fermo fino al 27 ottobre; il settore non è compatto e nelle città è già partita la corsa alla spesa, con l'autonomia dell'isola stimata in 48 ore.

Il fermo dei tir in Sicilia ha una scadenza scritta: giovedì 22 ottobre, mezzanotte. E ha una minaccia che la scadenza non cancella: l’oltranza. Da venerdì 16 ottobre i mezzi pesanti dell’isola sono nei piazzali, in due mobilitazioni diverse che chiedono la stessa cosa — soldi subito, non promesse — e martedì 20 ottobre, per la prima volta, una delegazione degli autotrasportatori siciliani siederà al tavolo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Tra il tavolo e la scadenza ci sono 48 ore. Non di più.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Fermo dei tir in Sicilia: due mobilitazioni, un solo ultimatum

La prima mobilitazione è della sezione Trasporti di Confindustria Catania: stop dalle 00:01 di venerdì 16 alla mezzanotte di giovedì 22, decisione presa all’unanimità dopo mesi di interlocuzioni istituzionali senza risultati. I numeri li dà la presidente Sonia Nicosia, citando il ministero dell’Ambiente: il gasolio per autotrazione è salito di circa 35 centesimi al litro da febbraio e a settembre ha superato i 2,16 euro. Per un camion che percorre 100mila chilometri l’anno, oltre 8mila euro in più in otto mesi.

La seconda è del Comitato Autotrasportatori Siciliani (Cts), coordinato da Salvatore Bella, che rivendica quasi settemila aziende aderenti: fermo da venerdì 16, senza blocchi stradali — i rimorchi restano nei porti, come al molo Santa Lucia di Palermo, dove il presidio non ha bloccato l’accesso. La parola d’ordine è liquidità: per mille litri di gasolio la spesa è passata, dice un manifestante, da 1.700 a 2.350 euro — 650 in più — mentre gli incassi arrivano a novanta giorni.

Il denominatore comune è il doppio colpo: la pompa e il mare. Sulle tariffe dei traghetti gli armatori scaricano gli oneri del sistema europeo Ets; gli arretrati del Sea Modal Shift, il contributo per chi imbarca i mezzi invece di farli viaggiare su strada, non sono stati pagati. E le risorse regionali, ammette la stessa Nicosia, restano in parte vincolate all’autorizzazione europea.

Martedì il tavolo con Salvini, per la prima volta

La novità di oggi è politica. Il presidente della Regione Renato Schifani ha avuto un colloquio telefonico con Salvini, mentre il presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno e il vicepresidente della Regione Luca Sammartino sono andati di persona al ministero a sostenere le richieste della categoria. Il risultato è un tavolo istituzionale fissato per martedì 20 ottobre e — su proposta di Schifani, per la prima volta — una delegazione degli autotrasportatori siciliani che porterà direttamente le sue richieste al governo nazionale.

Schifani parla di interlocuzione “assolutamente positiva” e di disponibilità di Salvini ad accogliere le proposte della Regione; annuncia anche risorse certe contro il caro-carburante nelle variazioni di bilancio all’esame dell’Assemblea regionale siciliana. È il primo spiraglio concreto da quando i motori si sono spenti.

Il caveat onesto: un tavolo non è un accordo. Nicosia resta “disponibile al confronto fino all’ultimo minuto”, ma solo davanti a risposte concrete. E il settore non si muove compatto: le imprese di Confindustria Catania non aderiscono al fermo del Comitato, e l'”adesione totale” rivendicata dagli organizzatori resta una loro dichiarazione, non un dato accertato.

Il Comitato alza il prezzo: un protocollo firmato o il fermo fino al 27

Giovedì, alla vigilia del fermo, Bella attaccava: “Nessun politico ci sta appoggiando”, Schifani “non si è ancora attivato”, e al tavolo ministeriale del 27 ottobre — una settimana dopo la fine del fermo — siedono organizzazioni che non scioperano, mentre resta fuori chi ha fermato i mezzi. Oggi il tono è cambiato: il Comitato ringrazia pubblicamente Galvagno e Sammartino per la missione al ministero. Ma avverte che “un semplice comunicato o una dichiarazione d’intenti non possono bastare”.

Le condizioni per revocare il fermo sono due: un protocollo d’intesa firmato dal ministro e atti ufficiali del ministero sulle richieste. Che ora hanno una cifra: circa 104 milioni di arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026, altri 70 milioni per la terza annualità, lo sblocco immediato di 430 milioni di credito d’imposta sul gasolio già richiesti, ulteriori 400 milioni a copertura di almeno quattro mesi senza tutele, e un posto stabile del Comitato ai tavoli sulla mobilità. In tutto, oltre un miliardo di euro.

Da qui il calendario: se martedì Salvini firma, il Comitato si ferma; se non firma, il fermo prosegue fino al 27 ottobre. E giovedì 22 scade quello di Confindustria, che usa le stesse parole: “Non è una minaccia, è la conseguenza”, dice il comunicato della sezione Trasporti. Cinque giorni senza trasporto significano scaffali vuoti, produzione ferma, merce deperibile persa.

L’isola che si ferma: cosa rischia il Sud

La Sicilia vive di logistica a flusso continuo: niente grandi stoccaggi, tutto arriva quando serve. I rappresentanti del settore stimano in sole 48 ore l’autonomia dell’isola prima che gli scaffali dei supermercati comincino a svuotarsi; Federconsumatori Sicilia avverte che un prolungamento dello stop avrebbe ripercussioni dirette sui rifornimenti. A Catania, tra piazzali e Interporto, si contano già un centinaio di tir fermi, e nelle grandi città la grande distribuzione segnala le prime consegne mancate e la corsa alla spesa per paura degli scaffali vuoti.

È la stessa lezione del pezzo che abbiamo pubblicato venerdì: quando una sola raffineria smette di consegnare, tre regioni restano a secco in tre giorni. Lì il governo aveva risposto con le convocazioni del 27 ottobre e con i 440 milioni promessi a maggio per il caro gasolio — che secondo Unatras non sono ancora stati erogati. Qui il copione rischia di ripetersi: promesse contro scadenze.

Il 22 ottobre, scadenza del fermo dei tir in Sicilia, non è una data. È una leva. Martedì, al tavolo con Salvini, si vedrà se basta.

Fonti

Tag: , , ,
Scritto da
Antonio Antipari
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale