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Laboratorio / Politica Italia

Il voto utile non fermerà Vannacci

Fabrizio Fratus

Agitare la paura dell'avversario non riporta a casa chi si sente tradito dalle promesse mancate: prima di chiedere il voto, il centrodestra deve spiegare perché meriti ancora fiducia

Riassunto dell'articolo

Intervento di opinione del Laboratorio Culturale de Il Politico Web sulla strategia del voto utile con cui il centrodestra tenta di arginare la crescita di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale. Secondo l'autore, l'elettorato che guarda a Vannacci non cerca un candidato più competitivo ma un'alternativa a una politica dalla quale non si sente rappresentato, deluso dalle promesse non mantenute. Evocare la paura del centrosinistra, sostiene l'analisi, è una scorciatoia controproducente: conferma la percezione di una classe dirigente che pretende il voto senza riconquistare la fiducia. Il vero nodo non è Vannacci, ma il motivo per cui una parte dell'elettorato di centrodestra cerca altrove una risposta politica.

Il centrodestra sta commettendo un errore tanto evidente quanto politicamente miope: pensare di fermare la crescita di Vannacci con il ricatto del voto utile. È la vecchia scorciatoia di una politica che, quando perde consenso, invece di chiedersi perché lo sta perdendo, invita l’elettore ad avere paura delle conseguenze del proprio voto. Il messaggio, in sostanza, è questo: potete essere delusi, potete essere arrabbiati, potete pensare che non abbiamo mantenuto le promesse, ma alla fine dovete votare noi perché altrimenti vinceranno gli altri. È una strategia che può funzionare con un elettorato disciplinato. Ma l’elettorato che si sta avvicinando a Vannacci, almeno in parte, è esattamente l’opposto: è un elettorato insofferente, deluso e soprattutto arrabbiato con il centrodestra. E qui sta il punto che il centrodestra sembra non voler vedere.

CREAZIONE SITI WEB
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Il voto utile non basta a chi si sente tradito

Chi guarda a Vannacci non necessariamente sta cercando un candidato più competitivo. Sta cercando un’alternativa a una politica dalla quale non si sente più rappresentato. Sono elettori che hanno ascoltato promesse, hanno votato sulla base di quelle promesse e oggi contestano il fatto che troppe di esse siano rimaste sulla carta. Pensare di recuperarli semplicemente dicendo loro che il voto a Vannacci “non serve” significa non aver capito il motivo per cui quegli elettori stanno scappando. Perché se io sono arrabbiato con te proprio perché non hai fatto ciò che mi avevi promesso, difficilmente mi convinci a tornare da te spiegandomi che l’alternativa è peggiore. Prima dovresti spiegarmi perché dovrei fidarmi di nuovo di te.
Il centrodestra, invece, sembra voler saltare direttamente questo passaggio.

Centrodestra e centrosinistra, la distanza percepita si accorcia

E c’è di più. Una parte crescente dell’elettorato che guarda a Vannacci sembra percepire centrodestra e centrosinistra come forze molto meno diverse di quanto entrambe vorrebbero raccontare quando si tratta di governare. Non perché siano ideologicamente la stessa cosa, ma perché agli occhi di quell’elettorato la distanza tra le promesse elettorali e le decisioni di governo è diventata troppo grande. È una percezione, e come tutte le percezioni può essere contestata. Ma in politica le percezioni contano. E ignorarle è il modo migliore per trasformarle in consenso per qualcun altro. Per questo il voto utile non è soltanto una strategia debole. È una strategia che rischia di essere controproducente. Perché più il centrodestra insiste nel dire agli elettori di Vannacci che stanno sbagliando a votarlo, più rischia di confermare proprio la sensazione che li ha portati lontano: quella di una classe dirigente che pretende il loro voto senza sentirsi obbligata a riconquistare la loro fiducia.

Il problema non è Vannacci

La questione, allora, non è Vannacci.
O meglio, Vannacci è il problema immediato, ma non è il problema principale. Il problema principale è perché un pezzo dell’elettorato di centrodestra oggi sente il bisogno di cercare altrove una risposta politica.
E qui il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio.
È molto più facile evocare il pericolo del centrosinistra che spiegare perché alcune promesse non sono state mantenute. È molto più facile parlare di voto utile che ammettere che una parte del proprio elettorato non considera più sufficiente l’offerta politica esistente, senza poi parlare di una classe dirigente spesso impreparata. È molto più facile accusare Vannacci di sottrarre voti che domandarsi perché quegli stessi voti siano diventati contendibili. Ma la politica non funziona così. Un elettore non è una proprietà privata. Non esiste un “bacino elettorale” che appartiene per diritto acquisito a un partito. Il consenso si conquista e si perde. E quando si perde, la risposta non può essere: votaci comunque.

La fiducia si riconquista, non si pretende

La risposta dovrebbe essere: dimostreremo perché vale ancora la pena votarci. Se il centrodestra non comprende questa differenza, rischia di scoprire troppo tardi che il vero problema non è convincere gli elettori a non votare Vannacci. È convincerli che abbiano ancora una ragione per votare il centrodestra. E questa ragione, per ora, non può essere semplicemente la paura dell’avversario. Perché quando un elettore smette di credere alle promesse, la paura non basta più.

Fonti

Il Fatto Quotidiano – Sondaggi politici: FdI cala, Vannacci al 7,6% vicino a FI
Il Messaggero – Sondaggi politici: Vannacci non si ferma (7,6%), Lega ancora in calo
Libero Quotidiano – Roberto Vannacci, il sondaggio: “Il 61% dice sì”

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Fabrizio Fratus
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