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Laboratorio / Politica Politica

«Forza Giorgia», ma Vannacci non è il nemico: la risposta a Nistri

Fabrizio Fratus

La controreplica di Fabrizio Fratus a Enrico Nistri: nessuna gara tra Meloni e Vannacci, ma la necessità di un centrodestra capace di capire perché una parte del suo popolo se ne sta andando

Riassunto dell'articolo

Controreplica di Fabrizio Fratus all'intervento di Enrico Nistri pubblicato su Barbadillo il 17 agosto 2026. L'autore chiarisce di non aver mai sostenuto che Roberto Vannacci farebbe meglio di Giorgia Meloni: la sua tesi è che Vannacci non vada considerato il problema del centrodestra, ma un fenomeno politico da leggere e integrare in una prospettiva di governo. Pur difendendo Meloni ("Forza Giorgia"), l'autore individua uno scarto tra promesse e risultati, attribuito ai condizionamenti di sistema e a una classe dirigente non all'altezza del consenso del 2022. La domanda corretta, conclude, non è se Vannacci farebbe meglio di Meloni, ma se il centrodestra stia facendo abbastanza per non perdere gli elettori che hanno creduto in lui.

Leggo con simpatia l’intervento di Enrico Nistri e, proprio per questo, mi permetto di rispondere.
Già dalle prime righe, però, ho avuto la sensazione che Nistri avesse letto i miei interventi con una certa fretta. Non solo perché riesce persino a sbagliare il mio nome, dettaglio certamente veniale, una distrazione, ma anche un piccolo esempio di quanto poco sia stato compreso il senso complessivo di ciò che ho scritto, bensì perché nel suo ragionamento mi attribuisce una posizione che non ho mai sostenuto.
La domanda del titolo è: “Sicuri che Vannacci potrebbe far meglio della Meloni?”
La mia risposta è semplice: non ho mai sostenuto che Vannacci farebbe meglio della Meloni. E non è questo il punto.
Il punto dei miei interventi è un altro e, a mio avviso, molto più interessante: Vannacci non deve essere considerato il problema del centrodestra, ma un elemento politico che il centrodestra deve saper leggere e, se possibile, integrare in una prospettiva di governo.
È una differenza enorme.
Non ho mai scritto che bisogna scegliere Vannacci contro Giorgia Meloni. Al contrario, ho più volte difeso Giorgia Meloni, riconoscendole meriti politici che non possono essere cancellati da una valutazione critica dell’azione del governo.
E continuo a pensarlo.
Anzi, proprio perché considero importante la prospettiva di un governo di centrodestra, credo sia miope costruire oggi una contrapposizione artificiale tra Meloni e Vannacci, come se uno dovesse necessariamente cancellare l’altro. Il vero rischio è che, mentre il centrodestra si divide su chi sia il nemico, la sinistra vinca le elezioni. E questo, per chi viene dalla nostra storia politica e culturale, sarebbe un errore che non possiamo permetterci.

CREAZIONE SITI WEB
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Il problema non è Meloni. È ciò che il governo è riuscito a fare

Nistri sostiene che il governo Meloni, considerate le condizioni nelle quali ha dovuto operare, abbia fatto sostanzialmente il massimo possibile.
È una posizione legittima.
Ma qui nasce il dissenso.
Perché una cosa è riconoscere i limiti oggettivi entro i quali un governo può muoversi. Un’altra è trasformare quei limiti nella spiegazione definitiva di tutto ciò che non è stato fatto. Io non ho mai sostenuto che Giorgia Meloni sia “il problema”. Ho sostenuto, semmai, che tra ciò che è stato promesso agli italiani e ciò che è stato concretamente realizzato esiste uno spazio che non possiamo far finta non esista. Se in campagna elettorale prometti il paradiso e poi, una volta al governo, riesci ad arrivare al primo girone del purgatorio, qualcosa evidentemente non ha funzionato. Non necessariamente perché il presidente del Consiglio non abbia lavorato.
Non necessariamente perché non abbia avuto coraggio. E nemmeno necessariamente perché abbia tradito i propri elettori. Può darsi, come sostengo da tempo, che il problema sia stato il tempo, la struttura del sistema, i condizionamenti istituzionali, europei e giudiziari, ma anche, e questo è il punto sul quale insisto maggiormente, una classe dirigente che spesso non si è dimostrata all’altezza delle aspettative politiche create dal consenso del 2022.
Sono cose diverse.
E proprio per questo non credo sia utile trasformare ogni critica al governo Meloni in un attacco personale a Giorgia Meloni.

Vannacci non è il nemico

È qui che probabilmente Nistri interpreta diversamente la mia posizione.
Io non vedo Vannacci come l’uomo che dovrebbe sostituire Meloni. Vedo Vannacci come un fenomeno politico che il centrodestra farebbe un errore enorme a rifiutare pregiudizialmente, soprattutto su veti da Forza Italia che lavora per un governo tecnico di centro (o almeno una parte del partito).
Perché se una parte dell’elettorato di destra si riconosce nelle sue battaglie, se intercetta un sentimento che i partiti tradizionali non riescono più a rappresentare e se cresce nei sondaggi, la risposta non può essere semplicemente: “non votatelo perché così vince la sinistra”. Questo è esattamente il ragionamento che ho contestato. Il cosiddetto voto utile funziona soltanto quando l’elettore considera utile il soggetto al quale gli si chiede di consegnare il proprio voto.
Se quell’elettore è deluso dal centrodestra, se ritiene che molte promesse siano state disattese, se considera insufficienti alcune politiche del governo, dirgli che deve votare comunque il centrodestra rischia di essere persino controproducente.
Prima bisogna capire perché se ne sta andando. Poi, eventualmente, bisogna convincerlo a restare.
E qui Vannacci diventa interessante non soltanto come possibile concorrente, ma come cartina di tornasole della capacità del centrodestra di parlare ancora a una parte del proprio popolo.

Non è una gara tra Meloni e Vannacci

Questo, per me, è il punto decisivo.
Non dobbiamo scegliere se vogliamo Giorgia Meloni o Vannacci.
Dobbiamo costruire le condizioni perché il prossimo governo di centrodestra possa essere più forte di quello attuale. E per farlo dobbiamo avere il coraggio di mettere insieme sensibilità diverse.
Io lavoro per questo.
E lo dico senza ambiguità: Forza Giorgia.
Ma proprio perché voglio che Giorgia Meloni possa guidare ancora un governo di centrodestra, vorrei che quel governo avesse una componente politica più forte, più identitaria, più coerente con quella storia della destra italiana che non nasce oggi e non può essere ridotta semplicemente alla categoria generica di “destra”.
Per me il riferimento vero non è una destra indistinta. È una tradizione che affonda le proprie radici nel MSI, nella sua storia, nella sua cultura politica, nella sua idea di comunità, di sovranità e di identità. È quella componente che, a mio giudizio, deve tornare a essere determinante.
Non contro Giorgia Meloni.
Con Giorgia Meloni.

Il rischio vero è un altro

Nistri pone una domanda che condivido: sarebbe meglio o peggio per l’Italia se, a causa della divisione del centrodestra, vincesse il campo largo?
La mia risposta è netta: sarebbe peggio.
E proprio per questo considero pericolosa una strategia che costringa gli elettori di Vannacci a scegliere tra il voto al proprio candidato e la paura della vittoria della sinistra.
Perché potrebbe produrre esattamente il risultato che tutti vogliamo evitare.
Non possiamo pensare che milioni di elettori siano soltanto voti da spostare attraverso la paura. Sono persone che chiedono risposte. E se quelle risposte non arrivano, cercano altrove.
Vannacci, allora, non è necessariamente la minaccia che il centrodestra deve combattere.
Potrebbe essere l’occasione che il centrodestra deve saper cogliere.

La domanda che dovremmo porci

La politica intelligente non consiste nel chiedere a chi si è allontanato di tornare indietro senza condizioni. Consiste nel capire perché si è allontanato e costruire una proposta capace di riportarlo dentro. Per questo non credo che la domanda corretta sia:
“Sicuri che Vannacci potrebbe far meglio della Meloni?”
La domanda che dovremmo porci è:
“Siamo sicuri che il centrodestra, così com’è oggi, stia facendo abbastanza per non perdere gli elettori che hanno creduto in lui?”
Io non ne sono sicuro.
Ed è proprio per questo che continuo a discutere, a criticare e anche a difendere ciò che ritengo giusto. Non per indebolire il centrodestra. Per provare a farlo vincere. E, soprattutto, per evitare che la prossima volta ci si ritrovi a spiegare agli elettori perché hanno perso, invece di aver costruito per tempo le condizioni per vincere.
Quindi sì, caro Nistri: Forza Giorgia.
Ma proprio perché vogliamo ancora un governo guidato da Giorgia Meloni, forse è arrivato il momento di smettere di considerare ogni voce critica come un problema e cominciare a considerare anche ciò che accade fuori dai partiti come una risorsa.
Perché una destra capace di vincere non è quella che ha paura di confrontarsi.
È quella che sa includere, correggersi e diventare più forte.

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Fabrizio Fratus
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