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Macron vince il braccio di ferro con la Commissione UE: le implicazioni della controversia sulla nomina di Fiona Scott Morton

23 Lug 2023 - Europa

Macron vince il braccio di ferro con la Commissione UE: le implicazioni della controversia sulla nomina di Fiona Scott Morton

Dopo una settimana di tensioni, il presidente francese Emmanuel Macron ha avuto la meglio sulla Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. Al centro del contendere, la nomina di Fiona Scott Morton, professoressa della Yale University, a capo economista della Direzione generale sulla concorrenza dell’Unione europea. La decisione ha spinto la Francia a opporsi a Bruxelles, culminando con la rinuncia di Scott Morton all’incarico il 19 luglio.

Scott Morton è una rinomata esperta di diritto della concorrenza nell’era contemporanea. Tuttavia, per Macron, la sua nazionalità americana rappresenta un ostacolo insormontabile per ricoprire il ruolo. Questa posizione è stata contestata a von der Leyen e alla rappresentante per la Concorrenza, Margrethe Vestager, che hanno scelto Scott Morton per un ruolo chiave in un dipartimento in cui Bruxelles e Washington sono in disaccordo.

In passato, Scott Morton ha ricoperto il ruolo di capo economista dell’antitrust nel dipartimento di Giustizia durante l’amministrazione Obama. Di recente, ha lavorato come consulente antitrust per aziende come Amazon e Apple, promuovendo una visione dell’antitrust all’americana da importare in Europa. Questo approccio non è gradito a Macron, che immagina un’Europa ambiziosa sul fronte della competizione economica, capace di utilizzare poteri di regolamentazione avanzati per creare le regole del gioco ottimali e aumentare il costo della partecipazione degli attori economici extraeuropei, in particolare delle big tech, al mercato unico.

Il Financial Times ha riferito che Macron si sarebbe trovato in imbarazzo nel vedere un’americana guidare le politiche economiche della Concorrenza UE in un momento in cui la Francia sta facendo pressione su Bruxelles per aumentare il numero di esenzioni consentite dalle norme sugli aiuti di Stato. Questo per poter rispondere attivamente a politiche come l’Inflation Reduction Act e il Chips Act dell’amministrazione americana, viste da alcuni come la base di una guerra economico-commerciale dell’America contro il Vecchio Continente.

Ursula von der Leyen e Margrethe Vestager rappresentano un’Europa attenta alla forma delle regole e a un quieto vivere sostanziale che aiuta a governare l’esistente senza strappi eccessivi. Al contrario, Macron, insieme al Commissario all’Industria Thierry Breton, ha una strategia più assertiva, volta a promuovere un avanzamento strategico delle capacità di autonomia strategica europea.

La questione su Scott Morton e il dietrofront comunitario indicano quanto Macron stia già pensando a una partita di prospettiva in cui è in gioco il futuro dell’Europa. Dalla futura capacità dell’Unione di promuovere strategie indipendenti dagli Stati Uniti su tecnologia, investimenti, contrasto allo strapotere delle piattaforme americane e di governare con regole certe i mercati, si capirà l’ambizione di una seconda gamba dell’Occidente che mira a rafforzare i rapporti transatlantici senza pensarsi come partner junior. Ogni battaglia su nomine chiave sarà da qui in avanti decisiva. Ci sarà una svolta sempre più netta verso un dualismo tra l’Europa della tecnocrazia e quella della politica nel senso più completo del termine. Con la prima che, dopo lo shock delle crisi del passato, può comprensibilmente ambire a un semplice quieto vivere. E la seconda che, di fronte a una spinta crescente di governi ambiziosi, tra cui la Francia, l’Italia e la Germania, può avviare una dialettica interessante in termini di ricerca di spazi di sovranità.

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