845 Visualizzazioni

Il Ppe deluso dai “traditori” che mettono in discussione la destra europea

12 Lug 2023 - Approfondimenti Politici

Il Ppe deluso dai “traditori” che mettono in discussione la destra europea

Il fallimento del test fortemente voluto da Manfred Weber, presidente e capogruppo dei Popolari a Strasburgo, è un segnale chiaro che una maggioranza con i conservatori e l’estrema destra è difficile da raggiungere, se non addirittura improbabile. Per qualsiasi alleanza alternativa, è necessario coinvolgere i liberali di Renew Europe.

Dissidenti interni al PPE

Ciò che rende questo fallimento ancora più significativo è che sono stati 15 eurodeputati del gruppo di Weber a tradire il suo piano e a votare in modo contrario. Non c’erano franchi tiratori, il voto era nominale e questi eurodeputati hanno avuto il coraggio di metterci la faccia. La delegazione irlandese, composta da cinque membri, ha votato compatta contro la mozione per il rigetto della Legge sul ripristino della natura proposta dalla Commissione europea un anno fa. Tre dei cinque popolari della Repubblica ceca hanno votato contro, saliti a quattro nel voto sull’approvazione del testo finale. Altri eurodeputati provenienti da Slovacchia, Lettonia, Lituania, Belgio, Finlandia, Polonia e Malta hanno fatto lo stesso. In totale, quindici “dissidenti” su 177 europarlamentari hanno mostrato un certo coraggio, andando contro il capo del loro gruppo.

Weber minimizza

Weber ha cercato di minimizzare l’importanza di questi voti discordanti, dicendo di “rispettare i punti di vista differenti” e sottolineando che è difficile che un gruppo sia compatto al 100%. Tuttavia, alla fine, il numero dei “dissidenti” è salito a 21 nella votazione finale che ha approvato la posizione di compromesso del Parlamento europeo da tenere nel negoziato con il Consiglio e la Commissione Ue. Si sono aggiunti tre eurodeputati francesi, oltre a Danimarca, Austria e Bulgaria.

Future alleanze in UE

Il tema delle future alleanze politiche dopo le elezioni europee del prossimo giugno è stato oggetto di discussione da settimane. Weber ha chiaramente mostrato il suo interesse per un’alleanza con la destra e l’estrema destra, corteggiando apertamente la premier italiana Giorgia Meloni, leader dei conservatori dell’Ecr a livello europeo. Questa strategia ha causato malcontento all’interno del suo stesso partito, soprattutto tra le delegazioni dei Paesi nordici. Nonostante ciò, si stanno formando alleanze anche a livello nazionale, come in Spagna con Vox.

Weber vorrebbe ascoltare le voci del mondo agricolo

Weber ha protestato contro le critiche rivolte al suo partito, affermando che il Ppe sostiene l’europeismo e invitando a smettere con le campagne che li definiscono populisti. Tuttavia, è innegabile che il Ppe stia cercando di stringere l’occhio al mondo agricolo, considerando che il malcontento degli agricoltori potrebbe influenzare le elezioni, ad esempio, in Olanda in autunno. Il partito sta cercando di bilanciare la difesa degli agricoltori con l’adesione al Green Deal, cercando un approccio che consenta una “rivoluzione soft” per affrontare il cambiamento climatico. Weber ha sottolineato che il Ppe fa parte del Green Deal insieme ai Socialisti e a Renew Europe, ma ha anche criticato i socialisti, i Verdi e la Sinistra per aver ottenuto una “vittoria vuota”, dato che il compromesso del Consiglio è poco ambizioso dal punto di vista ambientale.

Alert per Weber per la sua volontà di virare a destra

In definitiva, il fallimento del test di Weber sulle alleanze politiche e la ribellione di alcuni eurodeputati del Ppe mostrano le difficoltà che il partito sta affrontando nel cercare di costruire coalizioni solide. Al contempo, il Ppe cerca di bilanciare le esigenze degli agricoltori con un’impronta ambientale più sostenibile, ma questa posizione politica è soggetta a critiche e discussioni interne. Sarà interessante osservare come si evolveranno le alleanze politiche nell’arena europea nei prossimi mesi e quale sarà l’impatto di queste dinamiche sulla politica e sulle elezioni nazionali.

Con le prossime elezioni i numeri potrebbero cambiare

Torno a sottolineare, però, che un elemento che potrebbe influenzare le future alleanze politiche in Europa sarà l’esito delle prossime elezioni europee, previste a giugno 2024. In base ai sondaggi attuali, il PPE rimarrebbe il primo gruppo, ma perderebbe diversi seggi rispetto al 2019. Al contrario, i gruppi di destra, come ECR e ID, guadagnerebbero terreno e potrebbero diventare partner più attraenti per il PPE. Basti pensare a quanto stanno guadagnando in ambito nazionale, partiti come Rassemblement National di Marine Le Pen, Vox e AfD, oltre ovviamente a Fratelli d’Italia. Senza contare lo spostamento a destra dei paesi del nord Europa, come Danimarca e Svezia, o l’avanzamento di partiti come gli autonomisti fiamminghi in Belgio. Tuttavia, questa ipotesi dipende anche dalla capacità di questi gruppi di mantenere la coesione interna e di superare le divergenze tra i loro membri. Inoltre, come si è visto in queste elezioni, non è detto che tutti i membri del PPE siano d’accordo ad allearsi con forze politiche che pongono accenti molto differenti rispetto ai socialisti. Pertanto, sarà da vedersi quali saranno le conseguenze per la governance dell’UE perché potrebbe avere un futuro molto differente rispetto all’assetto attuale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag: , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale whatsapp, clicca qui: