L’intervista di Vannacci a Otto e mezzo, andata in onda mercoledì 10 giugno su La7, non è stata un episodio televisivo. È stata un’operazione politica. Il fondatore di Futuro Nazionale ha scelto lo studio di Lilli Gruber — il terreno meno favorevole possibile — per il suo debutto nel salotto serale per eccellenza. E lo ha fatto a settantadue ore dall’assemblea costituente del suo partito, in programma sabato 13 e domenica 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione di Roma.
La sequenza non è casuale. Chi fonda un partito ha bisogno di due legittimazioni: quella del popolo che si iscrive e quella del sistema mediatico che lo riconosce come interlocutore. La prima Vannacci la rivendica con i numeri degli iscritti. La seconda se l’è presa mercoledì sera, reggendo quaranta minuti di contraddittorio senza incidenti.
Vannacci a Otto e mezzo: la “destra autentica” come posizionamento
Il passaggio più studiato dell’intervista è l’autodefinizione. Incalzato da Gruber sull’etichetta di estrema destra, Vannacci ha risposto con una formula precisa: non estrema destra, ma “destra autentica, fiera di essere destra”, che “non rinnega nulla della propria identità”.
È un’operazione semantica che merita attenzione. Vannacci rifiuta l’etichetta squalificante senza pagare il prezzo della moderazione. Non dice di essere altro rispetto alla destra: dice di esserne la versione vera. Il messaggio implicito è rivolto meno a Gruber che agli elettori del centrodestra di governo.
A completare il quadro, la collocazione europea rivendicata senza imbarazzi: il gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, definito dalla difesa della sovranità dei popoli e delle Nazioni europee. Una cornice identitaria netta, presentata in prima serata come fatto compiuto e non come accusa da cui difendersi.
La gerarchia degli avversari: chi colpisce e chi risparmia
L’intervista di Vannacci da Gruber rivela una gerarchia di bersagli costruita con criterio. Il colpo più duro va a Forza Italia, accusata di votare in Europa contro il condizionamento dei fondi di sviluppo agli accordi di rimpatrio. Per Vannacci è questa frammentazione della coalizione, non la volontà dell’esecutivo, a frenare la politica migratoria del governo.
Il secondo bersaglio è Salvini, liquidato con una frase destinata a circolare: non è stato Vannacci a usare la Lega, è stato il segretario a usare il generale per raccogliere cinquecentomila voti. I centomila iscritti rivendicati da Futuro Nazionale in tre mesi sarebbero, nella sua lettura, la prova di chi portava i voti a chi.
Con Meloni, invece, il registro cambia. Vannacci parla di “tante idee in comune” con la presidente del Consiglio e sposta il problema sulla “messa a terra”, sulla deriva dell’azione di governo rispetto alle premesse. È una critica che colpisce il sistema dei vincoli — la coalizione eterogenea, i voti europei degli alleati — più che la leadership in sé. Una distinzione che dice molto sulle alleanze che il generale immagina, e su quelle che esclude.
Futuro Nazionale verso l’assemblea costituente di Roma
Il vero orizzonte dell’intervista è l’appuntamento del fine settimana. L’assemblea costituente di Futuro Nazionale riunirà a Roma oltre duemila delegati eletti dai comitati territoriali, chiamati ad approvare la Carta dei Valori e a definire l’architettura del partito: programma, direzioni tematiche, esecutivo e assemblea nazionale.
In televisione Vannacci ha fissato i paletti: le alleanze si decideranno solo a ridosso delle elezioni, con linee rosse su sicurezza, immigrazione e green deal. E ha rimarcato, non senza malizia, che su quest’ultimo punto alcuni alleati di Meloni in Europa votano a favore.
Il regolamento congressuale, già pubblicato, disegna però una struttura fortemente verticale: la grande maggioranza dei componenti degli organi dirigenti viene proposta o nominata dal presidente nazionale, cioè dallo stesso Vannacci. Una scelta che garantisce coesione nella fase fondativa, ma che rinvia la prova della maturità organizzativa.
Le domande che l’assemblea non scioglierà
Il debutto di Vannacci a Otto e mezzo conferma che il generale ha imparato il mestiere televisivo: posizionamento netto, avversari selezionati, nessuna sbavatura nello studio più insidioso della televisione italiana. Ma la prova vera non era quella di mercoledì sera.
Restano sospese le tre questioni che accompagnano Futuro Nazionale dalla nascita. La prima: quale destra sta costruendo davvero Vannacci, tra richiami identitari e suggestioni eterodosse. La seconda: se il partito regga oltre la persona del fondatore, con un regolamento che per ora concentra tutto nelle sue mani. La terza: se esista uno spazio politico autonomo e durevole a destra di Fratelli d’Italia, o se i sondaggi misurino soltanto la scomposizione del voto leghista.
L’assemblea costituente di sabato e domenica darà a Futuro Nazionale uno statuto, una Carta dei Valori e una classe dirigente. Alle tre domande, invece, risponderà soltanto il tempo.
Fonti
- Il Tempo – Otto e Mezzo, che lite sull’immigrazione tra Vannacci e Gruber
- il Giornale – Vannacci delude la Gruber: “Io di destra vera”
- Open – Vannacci a Otto e Mezzo
- Libero Quotidiano – Otto e mezzo, scintille Gruber-Vannacci
- Sky TG24 – Futuro Nazionale verso l’assemblea costituente: il regolamento
- Italia chiama Italia – Assemblea costituente di Futuro Nazionale il 13 e 14 giugno

