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Italia

Vannacci e il triathlon futurista: «Ci vuole un fisico bestiale»

Federico Galli

Nuoto, corsa e bici tra Sanremo e Genova. Dietro la provocazione, il corpo che torna simbolo politico.

Riassunto dell'articolo

Roberto Vannacci ha organizzato con Futuro Nazionale il "triathlon futurista", una tre giorni sportiva (nuoto, corsa campestre, ciclismo) tra Sanremo e Genova, presentata come "tre giorni degli arditi futuristi". Il generale lega sport, disciplina e corpo a un modello di vita pubblica, con lo slogan "anche per fare politica ci vuole un fisico bestiale". La stampa nazionale lo ha letto come imitazione dell'estetica del primo Novecento; a Genova l'iniziativa ha incontrato presidi antifascisti. Resta aperta la domanda se si tratti di un segnale culturale duraturo o di un'operazione di comunicazione.

Roberto Vannacci è entrato in acqua a Sanremo e ha pedalato controvento a Genova. Il triathlon futurista di Vannacci — la «tre giorni degli arditi futuristi» di Futuro Nazionale — ha portato nuoto, corsa campestre e ciclismo dentro il discorso politico. E ha acceso subito la polemica.

CREAZIONE SITI WEB
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Sport, disciplina e un «fisico bestiale»

Il messaggio del generale è diretto. «Lo sport è vita», ha scritto sui social. «La politica è esempio». E ancora: «anche per fare politica ci vuole un fisico bestiale».

La tre giorni ha una sua liturgia. Il nuoto, perché «la mente domina l’acqua». La corsa campestre, per «la determinazione oltre l’ostacolo». Il ciclismo, perché «pedalando controvento riuniamo una Nazione».

A Genova Vannacci ha allargato il registro. Forza, coraggio, rigore, disciplina, sacrificio, resistenza. I valori dello sport proposti come valori della vita in comune.

Il richiamo ai futuristi e agli arditi

Il nome non è casuale. «Arditi», «futuristi», il corpo temprato: Vannacci pesca in un immaginario preciso, quello del primo Novecento italiano.

La stampa nazionale lo ha letto come una posa. Repubblica ha titolato «modalità Balilla». Il Fatto ha parlato di estetica imitata e di guerra ai «panzoni di governo».

Che si tratti di scelta simbolica meditata o di provocazione costruita per i social, il punto è un altro. Vannacci occupa uno spazio che gli avversari gli lasciano libero.

Perché il tema tocca un nervo scoperto

Al di là della polemica, resta la domanda vera. Perché un’immagine così — il corpo, la fatica, la disciplina — raccoglie consenso?

Per anni un certo modello di forza è stato messo sotto processo, descritto come residuo del passato. Vannacci lo rimette al centro, senza chiedere scusa.

Non è detto che dietro ci sia una visione solida. Può essere un fenomeno di comunicazione destinato a durare una stagione. La domanda, per ora, resta aperta.

Ma il fatto che tante persone si riconoscano in quell’immagine dice qualcosa. Il triathlon futurista di Vannacci non è soltanto una posa da spiaggia: è un segnale politico che i suoi avversari non avevano visto arrivare.

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