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Approfondimenti Politici

Vaccini Covid, quello che non potevamo sapere ora finisce davanti ai giudici

Carlotta De Marchi

Per anni porre domande su quel periodo era considerato irresponsabile. Ora a chiedere conto sono un tribunale europeo, una procura, un'amministrazione americana e una commissione parlamentare. Tre fronti diversi, una sola questione: la trasparenza.

Riassunto dell'articolo

Le inchieste sui vaccini Covid si muovono su tre fronti. A Bruxelles il Tribunale UE ha bocciato la Commissione von der Leyen sul Pfizergate. Negli Usa Robert Kennedy ha smontato l'impianto vaccinale, poi in parte bloccato da un giudice. In Italia la commissione d'inchiesta ascolta i protagonisti della gestione pandemica.

Per anni chi poneva domande sul modo in cui furono acquistati e somministrati i vaccini contro il Covid veniva liquidato come irresponsabile. Oggi le inchieste sui vaccini Covid non arrivano più dai margini del dibattito, ma dal cuore delle istituzioni: un tribunale europeo, una procura, un’amministrazione americana, una commissione parlamentare. Il fascicolo che sembrava chiuso è stato riaperto da chi ha il potere di farlo per davvero.

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Non si tratta di stabilire se quei vaccini fossero efficaci. Si tratta di una domanda più semplice e più scomoda: a quali condizioni fu trattata la salute di centinaia di milioni di persone, e perché quelle condizioni restano in larga parte invisibili.

Bruxelles, i messaggi che non si trovano

Il 14 maggio 2025 il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva negato a una giornalista del New York Times l’accesso ai messaggi scambiati tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer durante la trattativa per oltre un miliardo di dosi. È il cuore del Pfizergate: von der Leyen aveva condotto il negoziato più costoso della storia dell’Unione attraverso scambi privati, e quei messaggi risultano irreperibili.

I giudici hanno scritto che le spiegazioni fornite dalla Commissione non erano credibili, perché fondate su ipotesi o su informazioni mutevoli. Bruxelles non ha impugnato la sentenza. Mesi dopo ha ammesso che quei messaggi erano esistiti, ma di non averli conservati.

La Procura europea continua a indagare sulle procedure d’acquisto. E restano oscurate le clausole sui contratti vaccini dell’Unione europea che scaricano sugli Stati il rischio economico in caso di difetto dei prodotti: chi ha firmato, e con quali garanzie per i cittadini, non è ancora dato saperlo.

Washington, il consenso rimesso in discussione dall’alto

Negli Stati Uniti la rottura è arrivata dal vertice dell’amministrazione. Robert Kennedy, segretario alla Salute, ha rimosso la raccomandazione del vaccino Covid per i bambini sani e le donne in gravidanza, ha azzerato l’intero comitato consultivo del CDC sui vaccini e, nel gennaio 2026, ha ridotto il calendario vaccinale pediatrico raccomandato.

Non è una marcia trionfale. Nel marzo 2026 un giudice federale ha bloccato buona parte delle misure, giudicando privi delle competenze richieste molti dei membri nominati da Kennedy, e l’amministrazione ha presentato ricorso. Lo scontro è aperto e tutt’altro che chiuso.

Ma il dato politico resta, al di là del merito delle singole scelte: per la prima volta un governo occidentale mette in discussione, dall’interno, l’impianto costruito durante la pandemia e il rapporto tra autorità sanitarie e grande industria farmaceutica.

Roma, il piano pandemico mai attivato

In Italia il terreno è la commissione Covid. Il 21 luglio Galeazzo Bignami si è dimesso da commissario per farsi ascoltare sotto la propria responsabilità civile e penale. Ha sostenuto che il piano pandemico del 2006 non venne attivato perché avrebbe comportato un’autodenuncia del governo di allora, e ha ricordato le donazioni di dispositivi sanitari alla Cina del febbraio 2020, quando le scorte italiane erano già insufficienti.

Le opposizioni hanno disertato la seduta. Giuseppe Conte parlerà il 4 agosto, ma in libera audizione, senza giuramento e senza dimettersi da commissario. Due modi opposti di presentarsi davanti a chi indaga, come abbiamo raccontato. E accanto al metodo restano aperti i nodi di merito, dal caso delle consulenze sulle mascherine alla gestione delle forniture.

Il filo che tiene insieme i tre fronti

Tre teatri diversi, una sola questione di fondo: chi decideva, e perché non possiamo leggere come. A Bruxelles i contratti oscurati e i messaggi svaniti; a Washington un comitato accusato di essere troppo vicino a chi quei prodotti li produceva; a Roma un piano mai attivato e documenti secretati.

In una emergenza fu chiesto ai cittadini di obbedire senza vedere le carte. Oggi quelle carte tornano a essere richieste, e a chiederle non sono più soltanto i critici di allora, ma corti, procure e Parlamenti. È il segnale che il tempo dell’obbedienza silenziosa è finito.

La sovranità sanitaria di una Nazione si misura anche da questo: dalla possibilità dei suoi cittadini di sapere a quali condizioni la loro salute è stata trattata. Le inchieste sui vaccini Covid, prima ancora che una resa dei conti, sono la riconquista di un diritto elementare, quello di poter fare domande e ottenere risposte.

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Carlotta De Marchi
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