Per anni chi poneva domande sul modo in cui furono acquistati e somministrati i vaccini contro il Covid veniva liquidato come irresponsabile. Oggi le inchieste sui vaccini Covid non arrivano più dai margini del dibattito, ma dal cuore delle istituzioni: un tribunale europeo, una procura, un’amministrazione americana, una commissione parlamentare. Il fascicolo che sembrava chiuso è stato riaperto da chi ha il potere di farlo per davvero.
Non si tratta di stabilire se quei vaccini fossero efficaci. Si tratta di una domanda più semplice e più scomoda: a quali condizioni fu trattata la salute di centinaia di milioni di persone, e perché quelle condizioni restano in larga parte invisibili.
Bruxelles, i messaggi che non si trovano
Il 14 maggio 2025 il Tribunale dell’Unione europea ha annullato la decisione con cui la Commissione aveva negato a una giornalista del New York Times l’accesso ai messaggi scambiati tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer durante la trattativa per oltre un miliardo di dosi. È il cuore del Pfizergate: von der Leyen aveva condotto il negoziato più costoso della storia dell’Unione attraverso scambi privati, e quei messaggi risultano irreperibili.
I giudici hanno scritto che le spiegazioni fornite dalla Commissione non erano credibili, perché fondate su ipotesi o su informazioni mutevoli. Bruxelles non ha impugnato la sentenza. Mesi dopo ha ammesso che quei messaggi erano esistiti, ma di non averli conservati.
La Procura europea continua a indagare sulle procedure d’acquisto. E restano oscurate le clausole sui contratti vaccini dell’Unione europea che scaricano sugli Stati il rischio economico in caso di difetto dei prodotti: chi ha firmato, e con quali garanzie per i cittadini, non è ancora dato saperlo.
Washington, il consenso rimesso in discussione dall’alto
Negli Stati Uniti la rottura è arrivata dal vertice dell’amministrazione. Robert Kennedy, segretario alla Salute, ha rimosso la raccomandazione del vaccino Covid per i bambini sani e le donne in gravidanza, ha azzerato l’intero comitato consultivo del CDC sui vaccini e, nel gennaio 2026, ha ridotto il calendario vaccinale pediatrico raccomandato.
Non è una marcia trionfale. Nel marzo 2026 un giudice federale ha bloccato buona parte delle misure, giudicando privi delle competenze richieste molti dei membri nominati da Kennedy, e l’amministrazione ha presentato ricorso. Lo scontro è aperto e tutt’altro che chiuso.
Ma il dato politico resta, al di là del merito delle singole scelte: per la prima volta un governo occidentale mette in discussione, dall’interno, l’impianto costruito durante la pandemia e il rapporto tra autorità sanitarie e grande industria farmaceutica.
Roma, il piano pandemico mai attivato
In Italia il terreno è la commissione Covid. Il 21 luglio Galeazzo Bignami si è dimesso da commissario per farsi ascoltare sotto la propria responsabilità civile e penale. Ha sostenuto che il piano pandemico del 2006 non venne attivato perché avrebbe comportato un’autodenuncia del governo di allora, e ha ricordato le donazioni di dispositivi sanitari alla Cina del febbraio 2020, quando le scorte italiane erano già insufficienti.
Le opposizioni hanno disertato la seduta. Giuseppe Conte parlerà il 4 agosto, ma in libera audizione, senza giuramento e senza dimettersi da commissario. Due modi opposti di presentarsi davanti a chi indaga, come abbiamo raccontato. E accanto al metodo restano aperti i nodi di merito, dal caso delle consulenze sulle mascherine alla gestione delle forniture.
Il filo che tiene insieme i tre fronti
Tre teatri diversi, una sola questione di fondo: chi decideva, e perché non possiamo leggere come. A Bruxelles i contratti oscurati e i messaggi svaniti; a Washington un comitato accusato di essere troppo vicino a chi quei prodotti li produceva; a Roma un piano mai attivato e documenti secretati.
In una emergenza fu chiesto ai cittadini di obbedire senza vedere le carte. Oggi quelle carte tornano a essere richieste, e a chiederle non sono più soltanto i critici di allora, ma corti, procure e Parlamenti. È il segnale che il tempo dell’obbedienza silenziosa è finito.
La sovranità sanitaria di una Nazione si misura anche da questo: dalla possibilità dei suoi cittadini di sapere a quali condizioni la loro salute è stata trattata. Le inchieste sui vaccini Covid, prima ancora che una resa dei conti, sono la riconquista di un diritto elementare, quello di poter fare domande e ottenere risposte.
Fonti
- Il Sole 24 Ore — Sms tra von der Leyen e ceo Pfizer: annullato il divieto d’accesso (14 maggio 2025)
- Altalex — Pfizergate: la sentenza T-36/23 del Tribunale UE
- Il Post — La Commissione ammette di non aver conservato i messaggi (agosto 2025)
- Quotidiano Sanità — Kennedy rimuove il vaccino Covid dal calendario per bambini sani e gravide
- Focus America — Un giudice federale blocca la riforma dei vaccini di Kennedy (marzo 2026)
- Radio Radicale — Commissione Covid, la guerra delle audizioni (luglio 2026)

