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Approfondimenti Politici

Trump insulta Meloni e l’Italia, ma con i nemici dell’Occidente non alza la voce

Antonio Antipari

Dopo il G7 di Evian il presidente americano deride la premier e, con lei, un'intera Nazione. La stessa durezza, però, contro i veri avversari dell'Occidente non si è mai vista. La delusione di chi in lui aveva creduto.

Riassunto dell'articolo

dopo il G7 di Evian del 17 giugno 2026, Donald Trump ha dichiarato in un'intervista a una televisione italiana che Giorgia Meloni lo avrebbe implorato per una foto. La premier ha smentito («L'Italia non implora mai») e ha osservato che il presidente non mostra la stessa fermezza verso i nemici dell'Occidente. Il ministro Tajani ha annullato la missione negli Stati Uniti. L'episodio segna il punto più basso nei rapporti tra Roma e Washington.

Lo dicevamo con un certo orgoglio. C’era un presidente americano che, in quattro anni, non aveva aperto una sola guerra. Lo indicavamo come prova che la forza non coincide per forza con le bombe. In quel Trump avevamo riposto una speranza concreta: un Occidente forte con i nemici e leale con gli amici, capace di costruire invece di umiliare.

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Avevamo creduto in lui

Oggi quella speranza fa i conti con tutt’altro. Il presidente del secondo mandato muove le armi come se non avessero conseguenze, e riserva il sarcasmo non agli avversari, ma agli amici. La parabola è netta, e per chi ci aveva creduto è amara: dalla promessa di un Occidente forte e rispettoso allo spettacolo di un alleato deriso in diretta.

Lo schiaffo dopo il G7

Al G7 di Evian la cortesia di facciata. Due giorni dopo, ai microfoni di una televisione italiana, la stoccata: Meloni lo avrebbe «implorato» per una foto, lui l’avrebbe concessa «per pena». Parole pensate per ferire, e per ferire un’intera Nazione attraverso la sua premier. La risposta è arrivata diretta: «L’Italia non implora mai».

Durissimo con gli amici, morbido con i nemici

È qui il punto che brucia, e che Meloni ha colto con precisione: dispiace che il presidente americano non mostri «la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente». Perché è esattamente questa l’asimmetria che fa male. Con chi ti è alleato, il disprezzo gratuito. Con chi ti sfida davvero, il passo si fa incerto e l’annuncio si fa vago. Si colpisce chi non risponderà mai con le armi, e si esita davanti a chi le armi le usa.

La dignità ha un nome

Un governo subalterno avrebbe incassato in silenzio. L’Italia no: il ministro degli Esteri ha cancellato la missione a Washington, e la replica della premier ha fatto il giro dei media internazionali. Non è odio antiamericano, è qualcosa di più sobrio e più duro: la delusione di chi aveva creduto, e che oggi chiede soltanto rispetto. La cronaca completa, le reazioni e la posta in gioco le abbiamo ricostruite nel nostro approfondimento dedicato.

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