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Europa

Il tesoro di Zapatero: dalla “virtù socialista” alla cassaforte dei rubini

Antonio Antipari

Centotré pezzi di alta gioielleria, parure di smeraldi e zaffiri, una gargantilla con quattordici rubini, orologi Omega e Longines. Valore stimato: tre milioni di euro. La polizia li ha trovati nella cassaforte dello studio dell'ex premier socialista, nello stesso edificio del quartier generale del PSOE. La segretaria spiega: eredità della moglie, regali di viaggio. Nei messaggi della rete sotto inchiesta, lui era 'Z', 'Zzz', 'Zorro'.

Riassunto dell'articolo

Il 26 maggio 2026 la stampa spagnola e italiana ha pubblicato il verbale del sequestro effettuato dalla polizia spagnola nello studio dell'ex premier socialista José Luis Rodríguez Zapatero, indagato dal 19 maggio dall'Audiencia Nacional nel quadro dell'inchiesta Plus Ultra. Nell'operazione "Tibet" gli agenti hanno trovato in una cassaforte 103 oggetti di lusso (orecchini, collane, bracciali, orologi Omega e Longines, parure di rubini, smeraldi e zaffiri, una gargantilla con 14 rubini) per un valore stimato tra 2 e 3 milioni di euro. Sequestrati anche cartelle, agende "Presidente Zapatero 2020-2025" e supporti informatici. Le accuse: traffico di influenze, organizzazione criminale, falso, riciclaggio. È la prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo di governo viene formalmente incriminato. Nei messaggi intercettati l'ex premier era indicato come 'Z', 'Zzz' o 'Zorro'. Avrebbe acquistato un biglietto per Santo Domingo, con prosecuzione a Caracas su velivolo privato. La segretaria Geltrudis Alcazar ha riferito che i gioielli sarebbero parte dell'eredità della moglie Sonsoles Espinosa e regali di viaggi ufficiali; El Mundo segnala che alcuni pezzi coinciderebbero con gioielli già indossati pubblicamente. Il governo Sánchez (oggi a Roma da Papa Leone XIV, senza incontro con Meloni) difende l'ex premier richiamando la presunzione d'innocenza. L'interrogatorio davanti al giudice Calama, previsto per il 2 giugno, è stato rinviato su richiesta della difesa.

C’è un’immagine, in questa storia, che vale più di mille editoriali sulla questione morale: quella di una cassaforte aperta in calle Ferraz, a Madrid, nello stesso palazzo che ospita il quartier generale del Partito Socialista Operaio Spagnolo. Dentro la cassaforte, gli agenti contano. Quarantun paia di orecchini. Quindici collane. Undici bracciali tempestati di diamanti. Otto orologi da collezione, marche Omega e Longines. Una ventina di accessori. Parure di rubini, smeraldi e zaffiri. Una vistosa gargantilla con quattordici rubini “di altissima qualità”, come scrive il verbale. Totale: centotré oggetti di lusso. Valore di mercato stimato: tra i due e i tre milioni di euro.
Il proprietario della cassaforte è José Luis Rodríguez Zapatero. Lo stesso che per due mandati, dal 2004 al 2011, ha guidato la Spagna predicando la moralità pubblica, la legalità democratica, l’esempio personale, la lotta alla corruzione del nemico borghese. Lo stesso che, di fronte al Berlusconi della questione giudiziaria, era diventato l’icona internazionale della sinistra pulita europea, modello esportato a piene mani anche oltre i Pirenei. Lo stesso uomo le cui frasi sul “socialista che ha poco ed è disposto a dare molto” oggi i cittadini spagnoli rilanciano sui social accanto a immagini generate dall’intelligenza artificiale che lo ritraggono ricoperto d’oro o accanto al cartello di un compro-oro della metropolitana di Madrid.

CREAZIONE SITI WEB
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La cassaforte, l’operazione Tibet e il biglietto per Caracas

L’operazione si chiama, ironicamente, “Tibet”. È scattata martedì della scorsa settimana. Una squadra di agenti si è presentata a casa di Zapatero per notificargli formalmente l’imputazione. Un’altra squadra ha perquisito contemporaneamente il suo studio professionale e gli uffici della Whathefav S.L., l’agenzia di comunicazione fondata dalle figlie Laura e Alba.
Le accuse del giudice istruttore José Luis Calama sono di peso costituzionale: traffico di influenze, organizzazione criminale, falso in documenti, riciclaggio di capitali. È la prima volta nella storia democratica spagnola che un ex capo di governo viene formalmente incriminato. Il fascicolo conta oltre quattromila pagine. Al centro c’è il salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra: cinquantatré milioni di euro di fondi pubblici stanziati nel 2021 dal governo Sánchez per tenere in vita una piccola compagnia legata a imprenditori vicini al chavismo venezuelano. Secondo gli inquirenti, Zapatero sarebbe stato il vertice operativo di una “struttura stabile e gerarchizzata di traffico di influenze”. Nei messaggi intercettati fra i presunti componenti della rete viene indicato come ‘Z’, ‘Zzz’ o ‘Zorro’.
E poi c’è il dettaglio che trasforma la vicenda da scandalo politico a romanzo: secondo la stampa spagnola, l’ex premier avrebbe comprato in fretta e furia un biglietto aereo per Santo Domingo, da cui un velivolo privato lo avrebbe portato fino a Caracas. La perquisizione lo ha bloccato. Non l’ha bloccata, però, l’incoerenza tra il personaggio pubblico e il contenuto privato della sua cassaforte.

La difesa: eredità della moglie, regali di viaggio

La segretaria dell’ex premier, Geltrudis Alcazar, ha consegnato agli investigatori la versione ufficiale. La cassaforte “proveniva dall’abitazione familiare”. I gioielli sarebbero “parte dell’eredità ricevuta da Sonsoles Espinosa”, la consorte sessantaquattrenne, e “parte ricevuta durante viaggi ufficiali e privati”. Una linea difensiva che, per ora, si scontra con una segnalazione precisa del quotidiano El Mundo: alcuni dei pezzi sequestrati coinciderebbero con quelli indossati pubblicamente dalla moglie dell’ex capo di governo in eventi ufficiali. La giustificazione, dunque, potrebbe reggere su una parte dell’inventario, ma resta da spiegare il resto.
Restano da spiegare anche le carte. Gli agenti hanno sequestrato una cartella denominata “Analisis Relevante” — esattamente il nome di una delle società di consulenza sotto inchiesta. Hanno trovato agende intestate “Presidente Zapatero” che vanno dal 2020 al 2025, ben oltre la fine effettiva del suo mandato istituzionale. Hanno portato via hard disk e chiavette USB. La domanda, per chi conosce l’iconografia della sinistra europea, è semplice: dal 2011 a oggi, di cosa esattamente si è occupato l’ex paladino della moralità democratica per accumulare un sistema di relazioni che gli investigatori descrivono come “rete illegale estesa dalla Spagna all’America latina con ramificazioni in Cina”?

Il modello che non c’è più e l’imbarazzo di Sánchez

Per due decenni Zapatero è stato il modello. Quando in Italia si chiedeva al centrosinistra a chi guardare per costruire un’alternativa al centrodestra di governo, la risposta era sempre la stessa nome: Madrid. Quando si voleva indicare un esempio di “Europa progressista” contrapposta ai sovranismi, l’esempio era lui. Quando si discuteva di “diritti”, di leggi sulla memoria storica, di matrimoni egualitari, di pari opportunità di Stato, era la Spagna zapaterista a tracciare la rotta.
Oggi quel modello esibisce in cassaforte il proprio rovescio. E l’imbarazzo travolge il governo in carica. Pedro Sánchez è in queste ore a Roma per una visita di due giorni che lo porterà da Papa Leone XIV. Non incontrerà Giorgia Meloni. Davanti ai giornalisti ripete “sono tranquillo” e difende il salvataggio di Plus Ultra come operazione condotta “secondo criteri tecnici”. La portavoce del governo Elma Saiz richiama la “presunzione d’innocenza” e l'”eredità politica” dell’ex premier. La difesa è esattamente quella che la sinistra europea, a parti invertite, non avrebbe mai accettato.
Mentre nei messaggi intercettati Zapatero veniva chiamato Zorro, le piazze spagnole hanno già chiesto le dimissioni di Sánchez nella Marcha por la Dignidad del 24 maggio. La sequenza giudiziaria è impressionante: la moglie del premier rinviata a giudizio per quattro reati, fra cui corruzione; il fratello del premier anch’egli rinviato a giudizio; gli scandali Ábalos-Koldo-Cerdán che hanno fatto crollare il consenso al ventisette per cento; ora l’ex premier indagato e la sua cassaforte aperta sotto i flash.

La parabola della virtù dichiarata

Resta una considerazione che attraversa la vicenda e va oltre il caso giudiziario. C’è una regolarità storica nella sinistra europea che ogni volta torna a sorprendere solo chi non vuole vederla: quanto più alta è stata la teatralizzazione pubblica della virtù, tanto più capillare si è rivelato, nei fatti, il sistema della rendita parallela. Non è una legge fisica, ma è una costante empirica. Funziona così perché la virtù dichiarata serve da copertura, non da bussola. Funziona così perché chi accusa preventivamente l’avversario di essere corrotto si autoassolve dall’obbligo di dimostrare di non esserlo.
Il giudice Calama ha convocato Zapatero per l’interrogatorio il 2 giugno. I legali hanno chiesto un rinvio motivandolo con la complessità del fascicolo. Il rinvio è stato accordato. Nel frattempo la cassaforte resta aperta nell’immaginario di un’opinione pubblica europea che, per vent’anni, ha sentito raccontare la favola di un socialismo iberico finalmente “pulito”. Centotré pezzi dopo, la favola è finita.

Fonti

il Giornale — Zapatero nei guai: il tesoro nella cassaforte e il biglietto per Caracas
il Messaggero — Sequestrati a Zapatero monili e orologi per 3 milioni
QN — Sequestrato il ‘tesoro’ di Zapatero: 3 milioni di oro, zaffiri e smeraldi
Sky TG24 — Zapatero, inchiesta Plus Ultra: sequestro
TGcom24 — Dai diamanti ai rubini: il tesoretto dell’ex premier
LaPresse — Caso Zapatero, il governo spagnolo: “Rispettiamo la presunzione d’innocenza”

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