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Italia

Forza Italia scende al 7,4% ed è l’unico partito della maggioranza che perde

Carlotta De Marchi

Il sondaggio Swg del 4 agosto fotografa due decimi di distanza da Futuro Nazionale. Un partito che difende lo spazio moderato con i veti si scopre eroso da destra. E il conto della strategia centrista comincia ad arrivare.

Riassunto dell'articolo

Il sondaggio Swg per il TgLa7 pubblicato il 4 agosto 2026 colloca Forza Italia al 7,4 per cento, in calo di due decimi e unica forza della maggioranza in arretramento, con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci al 7,2 per cento. Fratelli d'Italia resta stabile al 27, la Lega al 5,5; nell'opposizione il Partito Democratico scende al 20,6 e il Movimento 5 Stelle si attesta al 13. L'analisi ricostruisce la traiettoria del partito azzurro, sceso da circa il 9 per cento di fine aprile, e attribuisce l'erosione alla strategia di occupazione dello spazio centrale rivendicata da Antonio Tajani: profilo liberale, cattolico, atlantista ed europeista, riproposizione periodica della riforma della cittadinanza nella versione ius Italiae basata su dieci anni di scuola dell'obbligo, apertura all'aumento dei lavoratori stranieri regolari tramite decreto flussi. Viene esaminato il veto azzurro a un'alleanza con Futuro Nazionale, il cui costo è quantificato in sei-sette punti di coalizione rispetto alla soglia del 42 per cento fissata dalla nuova legge elettorale per il premio di maggioranza. L'articolo mantiene aperte le questioni irrisolte sul movimento di Vannacci: natura del progetto politico, tenuta oltre il fondatore, esistenza di uno spazio autonomo alla destra di Fratelli d'Italia.

I sondaggi politici di oggi consegnano al centrodestra un dato che nessuna lettura ottimistica riesce ad addolcire: Forza Italia è l’unica forza della maggioranza a perdere terreno. La rilevazione Swg per il TgLa7 la colloca al 7,4 per cento, in calo di due decimi rispetto alla settimana precedente. Futuro Nazionale sale al 7,2. La distanza è di due decimi di punto, dentro il margine di errore statistico.
Il sorpasso, di per sé, è un fatto simbolico e lo abbiamo già raccontato quando la rilevazione Youtrend per SkyTG24 aveva ridotto la forbice a tre decimi. Quello che merita attenzione oggi non è chi supera chi. È il fatto che due rilevatori diversi, con metodologie diverse, misurino la stessa direzione.

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I numeri del sondaggio Swg del 4 agosto

Il quadro completo della rilevazione: Fratelli d’Italia resta stabile al 27 per cento e conferma con ampio margine la prima posizione. Forza Italia scende al 7,4. Futuro Nazionale sale al 7,2. La Lega si attesta al 5,5.
Sul fronte opposto il Partito Democratico arretra al 20,6 per cento, il Movimento 5 Stelle si colloca al 13, Alleanza Verdi-Sinistra al 6,5.
Nel centrodestra, dunque, un partito stabile, uno in crescita e due in calo. E dei due in calo, uno è quello che rivendica il ruolo di perno moderato della coalizione.

Perché Forza Italia perde consensi

La traiettoria si legge meglio allargando la finestra temporale. A fine aprile le rilevazioni collocavano il partito azzurro intorno al 9 per cento. Tre mesi dopo il valore è sceso sotto il 7,5. Nello stesso periodo la formazione fondata da Roberto Vannacci è passata dal 4,1 al 7,2.
I due movimenti non sono indipendenti, ma non sono nemmeno il travaso diretto che qualcuno racconta. Le stime sui flussi elettorali indicano che il grosso del consenso raccolto da Futuro Nazionale proviene dall’elettorato della Lega, da Fratelli d’Italia e dall’astensione. La perdita azzurra ha un’origine in parte diversa: è l’elettorato moderato di destra che non si riconosce più nelle posizioni assunte dal partito su alcuni terreni identitari.
È il costo di una scelta strategica precisa, mai smentita: occupare lo spazio centrale, intercettare gli elettori delusi dal centrosinistra, costruire un profilo liberale ed europeista. Una scelta legittima. Ma una scelta che ha un prezzo, e il prezzo si paga alla propria destra.

La strategia del centro e il suo costo

Antonio Tajani ha descritto con chiarezza il posizionamento in una recente intervista: un partito liberale, cattolico, atlantista, europeista e riformista, che punta al consenso dell’elettorato moderato e ai centristi insoddisfatti dell’alleanza progressista. La rivendicazione è netta: il centro esiste e coincide con Forza Italia.
Il problema è che quel centro, nella geografia elettorale italiana degli ultimi tre anni, si è rivelato più piccolo di quanto le proiezioni suggerissero. Il tentativo del terzo polo si è dissolto nelle divisioni personali dei suoi promotori. Gli elettori moderati che non votano a sinistra tendono a scegliere direttamente il partito di governo, non la sua componente più temperata.
Nel frattempo, sul lato opposto, ogni singola iniziativa che allontana il partito dal profilo identitario della coalizione produce un’emorragia. La riproposizione periodica della riforma della cittadinanza — lo ius Italiae, la versione azzurra basata su dieci anni di scuola dell’obbligo — è l’esempio più visibile: viene rilanciata quasi ogni estate, incontra ogni volta il muro degli alleati, non arriva mai in Aula, e ogni volta lascia dietro di sé un pezzo di elettorato.
L’ultima uscita, l’apertura all’incremento dei lavoratori stranieri regolari attraverso il decreto flussi, arriva nella settimana in cui l’opinione pubblica discute di sessantamila ingressi irregolari a Ceuta. Il tempismo, in politica, non è un dettaglio.

Il veto su Futuro Nazionale

C’è poi la questione dell’alleanza. Interrogato sulla possibilità di un accordo con Vannacci, il segretario azzurro ha chiuso la porta ricordando che è stato l’ex generale a uscire dalla coalizione e non il contrario, e ha aggiunto che oggi il suo movimento vota in Parlamento insieme all’opposizione.
L’argomento ha un fondamento procedurale. Ma va misurato per quello che produce. Il centrodestra senza Futuro Nazionale si attesta intorno al 41-42 per cento, cioè esattamente sulla soglia che la nuova legge elettorale fissa per l’assegnazione del premio di maggioranza. Con Futuro Nazionale dentro, il perimetro sale di sei o sette punti.
Un veto che costa sei punti a un’intera coalizione non è più una posizione di partito: è una scelta che riguarda tutti. Ed è legittimo che gli altri componenti della maggioranza chiedano conto di chi ne sostiene l’onere.

Le domande che restano aperte

Va detto con la stessa franchezza usata verso il partito azzurro: nemmeno la crescita di Futuro Nazionale è un dato risolto. Le tensioni organizzative emerse nei territori meridionali a metà luglio ricordano che consenso rilevato e radicamento reale sono cose diverse. I sondaggi di agosto non sono i voti del 2027. E le tre questioni di fondo che accompagnano quel movimento dalla nascita restano tutte aperte: quale destra stia effettivamente costruendo, se il progetto regga oltre la figura del fondatore, se esista uno spazio autonomo e durevole alla destra di Fratelli d’Italia.
Ma la fragilità dell’avversario non risolve il problema di chi arretra. E il partito azzurro arretra da tre mesi consecutivi, in un contesto in cui la coalizione tiene.

Il nodo del 2027

Il centrodestra ha un vantaggio strutturale che l’opposizione non ha: una guida riconosciuta e un Governo in carica da quasi quattro anni. Quel vantaggio, però, non è indipendente dalla somma delle sue componenti.
Come abbiamo già osservato analizzando la crisi del Carroccio, il vero tema della coalizione non è la crescita di un nuovo soggetto: è la tenuta di chi c’era già. La Lega ha perso oltre due punti e mezzo dal febbraio scorso. Forza Italia ne ha persi circa uno e mezzo da aprile.
Sono due erosioni con cause diverse, ma con un effetto identico sul risultato finale. E a nove mesi dal voto, la matematica del premio di maggioranza non ammette distrazioni.

Fonti

Il Foglio — Sondaggio Swg del 4 agosto 2026: i numeri completi
Il Messaggero — Intervista ad Antonio Tajani sul posizionamento di Forza Italia
La Verità — Tajani chiude a un accordo con Vannacci
Today — Flussi elettorali e composizione del consenso di Futuro Nazionale
QN — Stabilicum, le divisioni interne alla maggioranza
Pagella Politica — Il contenuto della proposta azzurra sulla cittadinanza

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Carlotta De Marchi
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