486 Visualizzazioni
Finanza

Siri AI non arriva in Europa: Bruxelles dice no ad Apple, gli europei pagano il conto

Redazione - Il Politico

Presentata a giugno e in arrivo con iOS 27, la nuova Siri resta fuori dai 27. La Commissione ha respinto anche il piano graduale di Apple. Il DMA, nato per gli app store, diventa un freno all'intelligenza artificiale: e a guadagnarci non è nessuna azienda europea.

Riassunto dell'articolo

Siri AI, la nuova Siri basata sull'intelligenza artificiale presentata alla WWDC 2026, non sarà disponibile nell'Unione Europea su iPhone e iPad con iOS 27. Apple attribuisce il rinvio al Digital Markets Act, che impone l'interoperabilità con gli assistenti concorrenti; la Commissione ha respinto tutte le proposte di Cupertino, compreso un piano graduale di 18 mesi, e sostiene che la decisione spetti solo ad Apple. L'articolo analizza cosa prevede il DMA, perché l'interoperabilità obbligatoria degli assistenti AI favorisce concorrenti americani e non imprese europee, e come il caso riveli una dipendenza tecnologica dell'Europa che regola ciò che non produce.

In questi giorni arrivano gli iPhone 18 e iOS 27. Per la prima volta da anni Apple ha una Siri davvero nuova, costruita sull’intelligenza artificiale generativa, capace di leggere lo schermo, capire il contesto personale e agire dentro le app. Ma chi vive in Italia, o in uno qualsiasi dei 27 Stati membri, non la vedrà. La domanda che milioni di utenti si fanno è semplice: perché Siri AI non arriva in Europa? La risposta ufficiale è il Digital Markets Act. La risposta vera è più scomoda: l’UE ha costruito una macchina di regole che non sa distinguere un app store da un assistente vocale, e ha preferito il principio al risultato.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Che cos’è Siri AI e perché manca in Europa

Siri AI è stata presentata alla WWDC dell’8 giugno 2026. È il cuore di iOS 27: un assistente che non si limita a rispondere, ma opera sul dispositivo. Il giorno stesso Apple ha pubblicato un comunicato insolitamente duro. Siri AI non sarà disponibile su iPhone e iPad nell’Unione Europea, senza una data prevista. Alcune funzioni arriveranno su Mac e Vision Pro, ma non sui dispositivi che gli europei usano davvero. Gli sviluppatori europei non potranno nemmeno testarla.

Non è la prima volta. Nel 2024 Apple aveva già rinviato Apple Intelligence nell’UE, arrivata solo nell’aprile 2025 con iOS 18.4. Nel settembre 2025 era toccato alla traduzione in tempo reale con gli AirPods. Ogni volta la motivazione è la stessa: il DMA.

Cosa prevede il DMA e dove nasce il problema

Il Digital Markets Act è in vigore dal marzo 2024 e designa Apple come “gatekeeper”, cioè come piattaforma che controlla l’accesso a un mercato. Nasce per un obiettivo preciso: aprire gli app store, i browser e i sistemi di pagamento alla concorrenza. L’articolo 6, paragrafo 7, impone ai gatekeeper di garantire l’interoperabilità delle funzioni del sistema operativo a chi sviluppa prodotti concorrenti.

Applicato a un assistente vocale, quel principio produce un effetto paradossale. Se Siri può leggere lo schermo, ascoltare il microfono e agire nelle app, allora, secondo la Commissione, anche l’assistente di Google, di Meta o di OpenAI deve poter fare lo stesso sull’iPhone, allo stesso livello di accesso. Apple sostiene che questo significhi consegnare a sistemi di terzi un accesso quasi illimitato al dispositivo, senza che l’utente abbia visibilità e controllo costante su ciò che avviene. Bruxelles sostiene che sia semplicemente concorrenza.

La proposta di Apple e il no di Bruxelles

Qui sta il punto che smonta la versione più comoda della vicenda, quella secondo cui Apple si sarebbe limitata a puntare i piedi. Cupertino ha progettato una soluzione chiamata Trusted System Agent, un intermediario che consentirebbe agli assistenti concorrenti di accedere in sicurezza alle stesse capacità di Siri AI. E ha proposto un percorso: lanciare subito Siri AI nell’UE e implementare gradualmente il nuovo sistema nell’arco di 18 mesi.

Il comunicato ufficiale di Apple lo dice in sei parole: “La Commissione Europea ha detto no”. Nessuna delle proposte è stata accettata. Craig Federighi, responsabile del software, si è detto profondamente dispiaciuto per gli utenti europei e ha parlato di rifiuto di collaborare in modo costruttivo. Non è la richiesta di un’esenzione permanente. È un piano di adeguamento con una scadenza, respinto in blocco.

La replica della Commissione: “decide Apple”

Bruxelles ha risposto il giorno dopo per bocca del portavoce Thomas Regnier: la scelta di non lanciare Siri AI spetta ad Apple, perché “assolutamente nulla nel DMA vieta ad Apple di introdurre nuovi prodotti nell’UE”. La Commissione ha aggiunto che le regole non sono negoziabili, che conformità e tutela degli utenti non sono in contrasto, e ha accusato Apple di voler costringere gli utenti iPhone a usare solo l’intelligenza artificiale predefinita.

Formalmente è vero: non esiste un divieto. Ma è un argomento da azzeccagarbugli. Quando l’unica condizione per lanciare un prodotto è aprirne le fondamenta ai concorrenti diretti, e il regolatore rifiuta anche una transizione di 18 mesi, la differenza tra “vietato” e “reso impossibile” la vede solo chi scrive i regolamenti. L’utente italiano vede una cosa sola: paga lo stesso prezzo di un americano e riceve un telefono con meno funzioni.

Chi ci guadagna davvero

Vale la pena farsi la domanda che a Bruxelles nessuno pone. L’interoperabilità obbligatoria degli assistenti AI a chi giova? Non a un’impresa europea. Gli “altri assistenti” che chiedono di entrare nel cuore dell’iPhone si chiamano Gemini, Meta AI, ChatGPT. Sono californiani come Siri. L’unico modello europeo di peso, la francese Mistral, non è nella partita degli assistenti su smartphone e non lo sarà a breve.

Il risultato è che la Commissione arbitra una gara tra giganti americani e fa pagare il biglietto d’ingresso ai cittadini europei. Apple non è una vittima innocente: ha una multa da 500 milioni di euro per le regole dell’App Store, ha impugnato il DMA davanti alla Corte di Lussemburgo e ne chiede apertamente l’abrogazione. Ha tutto l’interesse a drammatizzare. Ma il fatto che Cupertino esageri non rende Bruxelles ragionevole. Le due cose convivono benissimo.

L’Europa regola ciò che non sa costruire

Il caso Siri AI è il sintomo di una malattia più profonda. Come abbiamo scritto analizzando la sovranità digitale italiana nell’era dell’intelligenza artificiale, l’Europa ha regolato molto, investito poco e costruito ancora meno. Ha prodotto il DMA, il DSA e l’AI Act, e nel frattempo non ha prodotto un solo modello capace di competere con quelli di Stati Uniti e Cina.

Lo stesso AI Act è la prova dell’incertezza: appena entrato in applicazione generale il 2 agosto 2026, ha già visto rinviare al 2027 e al 2028 gli obblighi sui sistemi ad alto rischio, perché la stessa Commissione si è accorta che le regole erano inapplicabili. Si scrive prima, si capisce dopo.

E la dipendenza ha un costo che non è solo di comodità. A giugno, quando Washington ha spento i modelli più potenti del mondo per ragioni di sicurezza nazionale, l’Europa è rimasta al buio senza poter dire una parola. Chi non produce tecnologia non decide: può solo regolare quella degli altri, e ora scopre che regolare troppo significa non averla affatto.

Cosa può fare l’Italia

Il governo ha fatto della sovranità tecnologica una bandiera, con la legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale e il fondo per i campioni nazionali. È la strada giusta, ma va difesa anche in Consiglio europeo. La revisione del DMA è un dossier aperto e l’Italia, insieme a chi in Europa ha imprese e cittadini da tutelare, può chiedere una cosa ragionevole: distinguere l’interoperabilità degli app store, sacrosanta, da quella dei sistemi di intelligenza artificiale integrati nel dispositivo, dove privacy e sicurezza pesano diversamente.

La posta non è Siri. È il principio che decide se l’Europa sarà un mercato che riceve la tecnologia con un anno e mezzo di ritardo, o una civiltà capace di produrla. Bruxelles per ora ha scelto la prima strada e l’ha chiamata tutela dei consumatori. I consumatori, intanto, aggiornano il telefono e trovano la vecchia Siri.

Fonti

Tag: , , , , ,
Scritto da
Redazione - Il Politico
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale