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Laboratorio / Lavoro Lavoro

Custodire il fuoco, non adorarne le ceneri

Luca Lezzi

Dalla comunità di popolo alla società iper-individualista: il rilancio del sindacato passa dalla tradizione di Corridoni e De Ambris e dallo sganciamento dai partiti.

Riassunto dell'articolo

L'articolo legge la crisi dei corpi intermedi — sindacato in testa — come effetto della società iper-individualista e neoliberale, che ha sostituito i diritti sociali con i soli diritti civili. Per rilanciarsi, il sindacato dovrebbe recuperare la tradizione del sindacalismo rivoluzionario di Filippo Corridoni e Alceste De Ambris e l'idea di un'aristocrazia sindacalista (Mosca, Pareto), scegliendo una strategia d'attacco e l'indipendenza dai partiti.

Punti chiave
  • Sindacalismo rivoluzionario — Wikipedia
  • Riscoprendo il sindacalismo rivoluzionario, emerge Filippo Corridoni — Formiche.net
  • Populeconomy, Capone (UGL): un sindacato contro la globalizzazione — Il Politico Web

L’analisi del recente passato e dell’impegnativo presente non depone a favore dei corpi intermedi. La trasformazione della comunità di popolo, per sua natura partecipativa e collettiva, nell’attuale società iper-individualista ha portato con sé il passaggio di consegne dalle richieste di propria natura comune quali i diritti sociali a quelle individuali che si presentano sotto la forma dei diritti civili. Diritti civili che, però, rappresentano una mera goccia nell’oceano di ciò che occorre per una vita dignitosa, per un salario che consenta di vivere e non sopravvivere in piena epoca neoliberale. Neoliberale e non solamente neoliberista perché è l’intera società ad esserne pervasa e non solamente l’economia, quella finanziaria oltretutto, ad aver scalzato il primato della politica. Ciò che è mutato intorno a noi è il concetto base di vita e con esso ne consegue che a farne le spese sia il tempo, quello libero da passare con famiglia e amici tra svaghi e festività, e la qualità dello stesso sempre prede di una corsa continua a ciò che permetta di guadagnare un euro in più non per arricchirsi ma per arrivare alla fine del mese.

CREAZIONE SITI WEB
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L’uomo nuovo e la proprietà negata

Di sicuro quando qualcuno progettava l’uomo nuovo non pensava minimamente a renderlo schiavo del denaro, mancato proprietario di tutto ciò che lo circonda tra decine di rate da pagare e l’illusione dell’acquisto vero e proprio a partire dalla prima casa, quel mattone sul quale un tempo non tanto lontano venivano poste le basi per la costruzione della prima forma aggregativa in assoluto: la famiglia.

Parole svuotate e la nuova lotta

Ecco di fronte a questa realtà, a questo sistema di cose, c’è la necessità di scagliare nuovamente la lotta per ridare slancio e vitalità, oltre che un vero e proprio significato, a parole che le nuove generazioni hanno a stento sentito o di cui, per effetto della neolingua imposta dai benpensanti figli del pensiero unico tramite i canali social o le piattaforme streaming, hanno conosciuto il significato sbagliato, una nuova traduzione che nulla ha a che fare con la storia che parole dense di contenuti hanno da sempre nel nostro vocabolario.

Il sindacato e la crisi dei corpi intermedi

Il sindacato è fra queste. Lo sono, indubbiamente, tutti i corpi intermedi che hanno visto il drastico calo di iscritti e partecipanti mano a mano che la società subiva, nel silenzio più totale, questa trasformazione. Un calo partecipativo che non si può, però, solo imputare a fattori esterni finendo con il commiserarsi seduti al tavolino di uno sportello di assistenza fiscale mentre si riordinano le pratiche svolte in giornata col fare della sera.

Corridoni, De Ambris e il sindacalismo rivoluzionario

I punti saldi, gli uomini da cui abbiamo ereditato la battaglia sindacale di cui ci riteniamo continuatori sono sulle pareti tra frasi vergate con la pittura e vecchi manifesti non a ricordarci mere parole da rileggere una tantum ma per far sì che quelle lotte vengano riattualizzate. Se, oltre cento anni fa, nel fuoco sacro della rivolta del primo Novecento i sindacalisti rivoluzionari di Filippo Corridoni e Alceste De Ambris riuscirono a pensare a forme nuove di organizzazione, a contaminare con le proprie idee i maggiori successi della prima metà del secolo è perché vivendo e studiando la propria realtà riuscivano a formulare tesi e progetti, spesso di minoranza ma di certo elitarie nel senso più puro del termine (quello che deriva dalla scuola di Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto, con quest’ultimo che parlò dei sindacati operai come delle “nuove aristocrazie sociali” opponendo l’equazione democrazia-socialismo a quella sindacalismo-aristocrazia), che seppur non riscontrando da subito la piena adesione e sintonia dell’organizzazione sindacale finivano, poi, col dare ragione agli ideatori alla prova dei fatti. Il sindacalismo rivoluzionario fu un movimento eretico che si basava sul teorema dell’indipendenza sindacale nei confronti sia dei partiti politici che dello Stato, con l’obiettivo di costituire una società organizzata per mezzo dei sindacati di lavoro e di settore proponendo un’aristocrazia sindacalista, espressione meritocratica di un governo dei migliori rappresentativa del valore personale e non della ricchezza o del sangue secondo un concetto di autorevolezza e non autoritario.

La strategia dell’attacco: sganciarsi dai partiti

Come un giocatore di poker, messi spalle al muro nell’era della globalizzazione, alle prese con la riduzione del lavoro manuale per la sempre maggior presenza della robotica, senza il sostegno di classi dirigenti che la politica sembra non riuscire più a formare solo un altro storico corpo intermedio quale è il sindacato può fornire le risposte e le soluzioni di cui necessita il futuro tramite una strategia di attacco, la più pericolosa e rischiosa ma anche l’unica che gli consentirebbe di ridare slancio e vigore alla forma che vorrà avere nel futuro. Si tratta di fare all in, mettere in gioco tutto, ribaltare la situazione sganciandosi dall’abbraccio mortale con i partiti, altra forma di corpo intermedio per sua natura differente nella forma e nelle finalità, che troppo spesso per via della subordinazione che, quasi sempre, almeno nella storia italiana ma non solo in quella, ha effettuato ha tarpato le ali di un’officina di uomini e donne che avrebbero dovuto osare di più in frangenti nei quali era possibile farlo e che ora non hanno altra scelta.

Le battaglie perse, dall’articolo 18 al Jobs Act

I tempi sono cambiati e tutto volge al peggio ma quando alzando lo sguardo incontriamo gli occhi fieri di chi ha lottato con ardore per i lavoratori, da lavoratore seguendo e facendo sua la massima che vuole “l’emancipazione dei lavoratori ad opera dei lavoratori stessi”, dobbiamo ricordarci che quella tradizione si perpetua custodendo il fuoco rivoluzionario di quelle idee e non adorandone le ceneri. Negli ultimi decenni si sono perse molte battaglie, dall’articolo 18 alle liberalizzazioni, dal Jobs Act alle famose riforme fatte passare sotto lo slogan del “ce lo chiede l’Europa” (di sicuro non la nostra, quella a cui ci legano ben altri fattori rispetto al pareggio di bilancio), ma l’esito della guerra è ancora tutto da scrivere e può essere solo la forza di progetti rivoluzionari nel senso etimologico stesso del termine a mutarne l’esito che i più danno per certo.

Fonti

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Luca Lezzi
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