Per capire perché un pieno di gasolio costa oggi un terzo in più di un anno fa bisogna partire da lontano, dalle sfere di influenza e dalla guerra in Ucraina che dal loro rifiuto è nata. È una catena precisa: una logica di potenza negata a Mosca, un conflitto che ne è seguito, una strategia militare di Kiev che colpisce le raffinerie russe, un continente — il nostro — che paga il conto alla pompa. Questo Fondo ricostruisce l’intera catena, anello per anello.
Cosa sono le sfere di influenza e perché contano ancora
Una sfera di influenza è l’area in cui una grande potenza non tollera la presenza militare di una potenza rivale. Non è una teoria: è la costante più stabile della storia delle relazioni internazionali, come avevamo già ricostruito quando il mondo ha ricominciato a ridisegnarsi lungo queste linee. Gli Stati Uniti l’hanno codificata nel 1823 con la dottrina Monroe: l’emisfero occidentale è cosa loro, le potenze europee ne stiano fuori. E l’hanno applicata senza timidezze, anche in Messico: l’occupazione di Veracruz nel 1914 e la spedizione punitiva del generale Pershing nel 1916, migliaia di soldati americani oltre confine in territorio messicano.
Dopo il 1991 l’internazionalismo liberale ha dichiarato morta questa logica. Ma l’ha dichiarata morta solo per gli altri.
Cuba 1962: quando Washington sfiorò la guerra nucleare per la sua sfera
Nell’ottobre 1962 l’Unione Sovietica installò missili nucleari a Cuba, a poco più di 150 chilometri dalle coste della Florida. La risposta americana non fu un comunicato di condanna: fu il blocco navale dell’isola e la disponibilità dichiarata alla guerra atomica. Kennedy portò il mondo sull’orlo dell’apocalisse per un principio semplice: nessuna potenza ostile piazza armi ai confini dell’America.
Il mondo intero giudicò quella reazione legittima. Era la sfera di influenza in azione, e nessuno a Washington si vergognò di difenderla. Quando però Mosca, tra il 2007 e il 2021, ha ripetuto per quattordici anni che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO rappresentava per lei ciò che i missili a Cuba rappresentarono per Kennedy, la risposta occidentale è stata che le sfere di influenza non esistono più. Esistevano per la Florida. Non per Kharkiv.
Cosa ha fatto Trump in Venezuela e a Cuba nel 2026
Se servisse la prova che quella logica non è mai morta, l’ha fornita Washington stessa in questi mesi. A gennaio 2026 l’operazione contro Caracas si è chiusa con la cattura di Nicolás Maduro. A maggio la procura di Miami ha incriminato Raúl Castro mentre la portaerei Nimitz entrava nei Caraibi per applicare a Cuba il modello Venezuela. Il blocco petrolifero ha messo in ginocchio l’isola, al buio per sei blackout nazionali, con l’obiettivo dichiarato del cambio di regime entro fine anno.
È la dottrina Monroe tornata operativa, due secoli dopo. Ed è esattamente la logica che, applicata da Mosca al proprio estero vicino, è stata bollata come pretesa criminale. Il punto non è assolvere la Russia, che ha scelto l’invasione e ne porta la responsabilità. Il punto è che l’Occidente ha negato all’avversario il principio che pratica su se stesso. E su quella negazione Volodymyr Zelensky ha costruito tutto: ha scommesso la sua Nazione sulla promessa che le sfere di influenza fossero un relitto del passato, mentre chi gliela faceva catturava presidenti nel proprio emisfero.
Cos’era l’Europa prima della guerra in Ucraina
L’Europa del 2021 era una potenza industriale costruita su un’equazione: tecnologia europea più energia russa a basso costo. Il gas di Mosca copriva circa il 40 per cento delle importazioni continentali, l’industria tedesca girava a pieno regime, l’Italia pagava l’energia a prezzi che oggi sembrano di un altro secolo. Si può discutere quanto quella dipendenza fosse saggia — noi stessi abbiamo sempre sostenuto che la vera risposta è la sovranità energetica, non il cambio di fornitore. Ma quella era l’Europa: un continente che produceva, esportava e riscaldava le proprie case senza drammi.
L’Europa del 2026 è un’altra cosa. Ha rinunciato per legge al gas russo mentre il gas del Qatar non tornerà per anni, ha stoccaggi che rischiano l’inverno, un’industria che delocalizza e una guerra ai confini che, come documentano i dati del fronte, la Russia sta lentamente vincendo sul terreno.
Perché il gasolio costa 2 euro: il conto della strategia di Kiev
L’ultimo anello della catena è alla pompa. La strategia centrale di Kiev nel 2026 è colpire la raffinazione russa: quasi duecento attacchi con droni, decine di impianti danneggiati, una crisi del carburante che lo stesso Putin ha dovuto ammettere. La mossa funziona contro Mosca, che da luglio ha bloccato l’export di diesel e benzina. Ma togliere dal mercato uno dei grandi esportatori mondiali di gasolio ha un effetto immediato sull’offerta globale, e l’effetto lo abbiamo documentato: il gasolio a 2,10 euro al litro lo paghi tu, con un rincaro superiore al 27 per cento in un anno e le accise scontate in scadenza.
Ecco lo scacco matto. Zelensky sta perdendo la sua partita sulla scacchiera: il fronte arretra, le città cadono. Ma la mossa finale della sua strategia dà matto a un’altra giocatrice, che alla partita non si era nemmeno seduta con un piano proprio: l’Europa. Le sfere di influenza negate all’avversario in Ucraina sono diventate il rincaro che ogni famiglia italiana paga alla pompa e in bolletta.
La lezione, per chi vuole vederla, non è filorussa né filoucraina. È che le Nazioni che rinunciano a pensare in termini di potenza finiscono dentro i calcoli di potenza degli altri. L’America difende il suo emisfero, la Russia il suo estero vicino, Kiev combatte la sua guerra con le armi che ha. Solo l’Europa ha creduto che bastasse avere ragione. E chi ha solo ragione, sulla scacchiera, prima o poi finisce sotto scacco.
Fonti
- Il Fatto Quotidiano – Caro carburanti, crack spread record e capacità di raffinazione in calo
- Startmag – Vi racconto la guerra che fa salire i prezzi
- Today – Diesel a 2 euro, effetto Hormuz: perché la crisi colpisce più il gasolio della benzina
- Il Post – Il petrolio non costava così tanto dai primi mesi della guerra in Ucraina


Questo articolo, da posizioni filorusse e anti UE, nonostante quando dichiari, in poche righe calpesta il desiderio di libertà del popolo ucraino e il sacrificio di centinaia di migliaia di vittime, e legittima la violazione del diritto internazionale in favore di fantomatiche e illegittime “sfere di influenza”. Rimango basito. Che la Russia avrebbe vinto la guerra a mani basse lo dicevate già quattro anni anni fa. L’Ucraina si fa onore difendendosi come può. Le posizioni della UE sono le uniche rispettose dell’etica e delle regole che questo mondo si era dato. Troveremo altri modi di produrre energia, le fonti fossili non sono di certo il futuro.