Martedì 7 luglio, alle 13:30, la Corte d’Appello di Parigi pronuncerà una sentenza che pesa ben oltre il caso giudiziario da cui nasce. In gioco c’è la possibilità per Marine Le Pen di presentarsi per la quarta volta alle presidenziali francesi, in programma il 18 aprile e il 2 maggio 2027. La leader del Rassemblement National ostenta calma — «non ho paura», ripete — ma sa che la decisione dei giudici può chiudere o riaprire la sua corsa all’Eliseo.
Cosa decide la Corte d’Appello
Il procedimento riguarda la remunerazione di alcuni assistenti degli eurodeputati del partito — all’epoca Front National — con fondi del Parlamento europeo. Il 31 marzo 2025, in primo grado, il tribunale di Parigi aveva condannato Le Pen a quattro anni di carcere (due con la condizionale e due da scontare con il braccialetto elettronico), a 100mila euro di multa e a cinque anni di ineleggibilità con esecuzione immediata.
In appello la difesa ha cambiato strategia, puntando sulla buona fede e sull’assenza di dolo: errori amministrativi, non un disegno fraudolento, in un quadro di regole parlamentari tutt’altro che limpide.
La soglia dei due anni
Il punto che decide tutto è la durata dell’ineleggibilità. Poiché la pena decorre dal 31 marzo 2025, una condanna pari o inferiore a due anni risulterebbe già scontata nella primavera del 2027: Le Pen tornerebbe candidabile appena in tempo per il primo turno.
Qualsiasi ineleggibilità superiore ai due anni, invece, la escluderebbe. Lo stesso vale per una pena detentiva da scontare con il braccialetto elettronico. «Non è possibile fare campagna con il braccialetto», ha ribadito, lasciando intendere che in quel caso rinuncerebbe comunque alla corsa.
Gli scenari sul tavolo
Le ipotesi si riducono a tre. Un’assoluzione — considerata poco probabile — cancellerebbe la condanna e libererebbe la candidatura.
Una pena ridotta, sotto la soglia critica, le consentirebbe di correre, con Bardella destinato al ruolo di primo ministro: è lo scenario che salverebbe insieme le sue ambizioni e la compattezza del partito.
La conferma della pena, infine, chiuderebbe la partita personale e aprirebbe formalmente la successione.
La trappola dell’esecuzione provvisoria
Qui si annida il nodo tecnico che sfugge alla lettura più superficiale. In appello la procura non ha chiesto l’esecuzione provvisoria: in teoria, dunque, un ricorso in Cassazione sospenderebbe la sentenza.
Alcuni giuristi osservano però che l’esecuzione immediata disposta nel 2025 potrebbe riattivarsi. In quel caso un ricorso non sospenderebbe più nulla, e l’ineleggibilità resterebbe in vigore. Ne deriva un paradosso: l’interesse di Le Pen sarebbe ottenere una condanna lieve e definitiva il più in fretta possibile — persino rinunciando alla Cassazione — pur di arrivare libera all’appuntamento del 2027. In quello scenario, l’ultima parola spetterebbe al Consiglio costituzionale, unico organo competente a convalidare le candidature.
Bardella, la transizione già in corso
Sullo sfondo resta un dato che nessun verdetto potrà cancellare: i sondaggi danno il trentenne presidente del partito davanti alla leader storica. Alla vigilia i due si sono mostrati uniti al comizio di Liévin, nel Nord. Ma le divergenze sul programma — a partire dalle pensioni — raccontano un movimento che si prepara a governare a prescindere dal candidato.
Se l’ineleggibilità venisse confermata senza vie d’uscita, Bardella sarebbe candidato per necessità prima ancora che per consenso. In molti, nell’area nazionale, leggono l’intera vicenda come l’ennesimo capitolo di un uso politico della giustizia contro l’opposizione. La sera stessa del 7 luglio, ospite del telegiornale di TF1, Le Pen dirà se corre o se passa il testimone.
Fonti
- ANSA — Marine Le Pen a 48 ore dalla sentenza che deciderà il suo futuro politico
- Sky TG24 — Attesa per la sentenza che può escludere Le Pen dalla corsa all’Eliseo
- Euronews — Processo d’Appello sui fondi europei: Le Pen rischia la conferma dell’ineleggibilità?

