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Italia

Guerriglia No Tav, 143 agenti feriti: e per Bonelli sono «ragazzi vestiti di nero»

Antonio Antipari

Molotov, mortai artigianali e un milione di danni al cantiere della Torino-Lione. La condanna della sinistra dura ventiquattro ore: poi tornano le giustificazioni.

Riassunto dell'articolo

Il 25 luglio 2026, a margine del Festival Alta Felicità, centinaia di antagonisti hanno assaltato i cantieri Tav di Chiomonte e San Didero con molotov, bombe carta e mortai artigianali: 143 agenti feriti, un milione di euro di danni, oltre 1200 identificati, indagine per devastazione. Il governo e Mattarella hanno espresso solidarietà alle forze dell'ordine; la Lega propone il reato di terrorismo di piazza. A sinistra, dopo le condanne iniziali, sono emerse ambiguità: Bonelli ha definito gli assalitori «ragazzi vestiti di nero» spostando la responsabilità sul Viminale, e in Consiglio comunale a Torino i consiglieri di AVS non hanno esposto i cartelli di solidarietà ai feriti.

Gli scontri No Tav a Chiomonte di sabato 25 luglio non sono stati una manifestazione degenerata. Sono stati un assalto pianificato contro un’infrastruttura strategica della Nazione e contro chi la difende. Il bilancio parla da solo: 143 feriti tra le forze dell’ordine, un milione di euro di danni al solo cantiere di Chiomonte, oltre 1200 persone identificate.
Eppure, mentre gli agenti contavano i contusi, a sinistra qualcuno già cercava le parole per ridimensionare. Ci arriveremo. Prima, i fatti.

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L’assalto: molotov, mortai artigianali e un milione di danni

L’attacco è partito a margine del Festival Alta Felicità di Venaus, l’appuntamento annuale del movimento. Centinaia di incappucciati vestiti di nero si sono diretti verso i cantieri della Torino-Lione a San Didero e Chiomonte.
Non pietre raccolte per strada, ma un arsenale: bulloni, bombe carta, bottiglie incendiarie, razzi sparati con mortai artigianali. A Chiomonte gli assalitori sono penetrati nell’area del cantiere, hanno dato fuoco a quattro mezzi delle forze dell’ordine e alla sala di controllo. La prima stima dei danni, secondo Telt, è di circa un milione di euro.
Il conto dei feriti è salito ora dopo ora fino a 143: 85 poliziotti, 48 carabinieri, 10 finanzieri. L’autostrada A32 è rimasta chiusa tra Oulx e Susa Est, la ferrovia sospesa tra Bussoleno e Borgone. La Procura di Torino ipotizza il reato di devastazione.
Un dettaglio smonta ogni retorica sulla spontaneità: il prefetto di Torino aveva vietato in anticipo l’avvicinamento ai cantieri, il travisamento e il possesso di bottiglie di vetro, con quattordici tra Daspo e fogli di via. Chi ha attaccato sapeva esattamente cosa stava violando. E tra gli identificati figurano anche cittadini francesi, tedeschi e belgi: l’internazionale antagonista si era data appuntamento in Val di Susa.

«Cercano il morto»: l’allarme delle forze dell’ordine

Dai sindacati di polizia arriva una frase che gela: «È in atto una guerra, cercano il morto». Non è un’iperbole sindacale. Un razzo sparato con un mortaio artigianale contro uno schieramento di agenti non è dissenso: è un tentativo di colpire per ferire gravemente.
Il ministro Piantedosi lo ha detto con chiarezza: attaccare chi indossa una divisa è attaccare lo Stato. La Lega ha rilanciato la proposta di introdurre il reato di terrorismo di piazza. Il presidente Mattarella ha telefonato al Viminale per esprimere gratitudine e vicinanza agli agenti. Giorgia Meloni, che lunedì ha visitato il cantiere insieme al ministro dell’Interno, ha fissato il punto: la violenza non piega lo Stato.
E il movimento? Nessun imbarazzo. Nei comunicati ufficiali si esulta per la «grande giornata di lotta», si celebra la sala di controllo in fiamme, si attaccano ancora le forze dell’ordine. Chi devasta rivendica. Chi dovrebbe isolarlo, invece, balbetta.

Le condanne di rito e la retromarcia di Bonelli

Le condanne da sinistra sono arrivate, sia chiaro. Angelo Bonelli ha parlato di violenze inaccettabili, «senza se e senza ma». Il Movimento 5 Stelle ha scritto che chi compie violenze non manifesta, delinque. Il Pd ha espresso vicinanza agli agenti.
Ventiquattro ore. Tanto è durata la fermezza. Poi lo stesso Bonelli è tornato davanti ai microfoni per rovesciare il tavolo: la destra la smetta con le accuse di connivenza, «quei sessanta ragazzi vestiti di nero» sono conosciuti in tutta Europa, e allora «dov’era il ministro Piantedosi? Perché non li ha fermati prima?».
Rileggiamo. Centinaia di assalitori armati di molotov e mortai diventano «ragazzi». La responsabilità dell’assalto scivola dagli assalitori al ministro che non li avrebbe fermati. È il riflesso condizionato di una certa sinistra: condannare la violenza in astratto, giustificarla in concreto, e comunque trovare il modo di dare la colpa al governo. Antonio Tajani ha usato la parola giusta: connivenza. E anche nel Movimento 5 Stelle la condanna è arrivata in coppia con l’attacco all’opera, i cui costi sarebbero il vero scandalo. Come se un cantiere costoso autorizzasse le bombe carta.

Torino, Sala Rossa: i cartelli che la sinistra non ha alzato

La prova plastica è arrivata lunedì nel Consiglio comunale di Torino. Il centrodestra ha chiesto che l’aula si esprimesse sulle violenze: richiesta respinta dalla maggioranza, seduta sospesa tra le proteste.
Poi la scena che vale più di mille comunicati. Il centrodestra alza i cartelli «Sì Tav, no violenza». Il centrosinistra risponde con fogli su violenza e «strumentalizzazioni». I consiglieri di Alleanza Verdi e Sinistra, invece, restano seduti: nessun cartello, nemmeno quello di solidarietà ai feriti. Ed è stato un consigliere della stessa maggioranza, il radicale Silvio Viale, a ricordare che esponenti di quell’area criticavano i controlli di polizia nei giorni precedenti gli scontri, per poi tacere il giorno dopo.
Prima i controlli sono repressione. Dopo, il silenzio. Nel mezzo, 143 feriti.

Un anno dopo, lo stesso copione

Chi segue queste pagine ricorda l’assalto del luglio 2025, quando tremila antagonisti occuparono l’autostrada e attaccarono i cantieri. Un anno dopo il copione si ripete identico, ma su scala peggiore: più feriti, più danni, più rivendicazioni.
Identica anche la sequenza politica: la destra chiede fermezza, la sinistra condanna per dovere e distingue per vocazione. Finché una parte del Parlamento continuerà a vedere «ragazzi» dove ci sono squadre organizzate che sparano razzi sugli agenti, quelle squadre sapranno di avere una copertura. E i sindacati di polizia hanno già detto come rischia di finire: con un morto. A quel punto, le parole pronunciate e non pronunciate in questi giorni peseranno come macigni.

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Antonio Antipari
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