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Italia

Il Sap denuncia Lepore: «Oltre sessanta poliziotti feriti, non siamo carne da macello»

Antonio Antipari

Il sindacato di polizia dà mandato legale contro il sindaco di Bologna: «Decisione scellerata, non siamo carne da macello». Patrocinio gratuito per gli agenti feriti negli scontri del 20 luglio.

Riassunto dell'articolo

l Sindacato autonomo di polizia ha dato mandato all'avvocato Valter Biscotti di agire in tutte le sedi contro il sindaco di Bologna Matteo Lepore, ritenuto responsabile politico dei disordini seguiti alla manifestazione da lui convocata il 20 luglio dopo la morte di Abderrahim Fakir. Il bilancio della Questura è di oltre 70 agenti feriti. Il Sap offrirà patrocinio gratuito ai poliziotti e accusa il sindaco di aver esposto le forze dell'ordine a un processo di piazza mentre le indagini della Procura sono ancora in corso.

C’è un momento in cui la misura è colma. Per i poliziotti di Bologna quel momento è arrivato: il Sindacato autonomo di polizia ha dato mandato all’avvocato Valter Biscotti di agire «in tutte le sedi opportune» contro il sindaco Matteo Lepore. Non un comunicato di protesta, non uno sfogo sindacale: un’azione legale contro il primo cittadino, ritenuto responsabile dei danni provocati dalla manifestazione che lui stesso ha convocato lunedì 20 luglio.
Il bilancio di quella serata lo ha fornito la Questura: oltre settanta agenti feriti, di cui sessantatré dei reparti inquadrati. Auto in fiamme, guerriglia urbana, una città devastata. «La decisione scellerata e irresponsabile del sindaco Lepore non può essere scevra da responsabilità», ha dichiarato il segretario generale del Sap, Stefano Paoloni. E poi la frase che resterà: «Non siamo carne da macello».

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Un sindaco contro i suoi poliziotti

Il punto politico è tutto qui. Un sindaco è un’istituzione della Repubblica. Le forze dell’ordine sono un’altra istituzione della Repubblica. A Bologna, per la prima volta in modo così plateale, la prima ha convocato una piazza contro la seconda, a indagini appena aperte, a due giorni dalla morte di Abderrahim Fakir, quando nessun accertamento era stato completato.
Non solo. Mentre i suoi agenti — perché i poliziotti che presidiano Bologna difendono anche il suo Comune — venivano bersagliati dai facinorosi, Lepore trovava il tempo di metterne in discussione la preparazione dalle colonne di Repubblica: «Quando arriva la polizia la politica ha già fallito». Parole pronunciate nelle stesse ore in cui sessanta divise finivano in ospedale.

Il patrocinio gratuito e la responsabilità politica

Il Sap non si limita alla denuncia. Il sindacato ha annunciato che si schiererà al fianco di tutti gli agenti feriti offrendo loro patrocinio legale gratuito, perché ognuno possa ottenere il risarcimento del danno patito. È un fatto nuovo: i servitori dello Stato che chiamano in giudizio chi, per calcolo politico, li ha lasciati soli davanti alla piazza.
Perché la dinamica era prevedibile. Convocare una manifestazione a caldo, dopo ventiquattro ore in cui l’intera sinistra aveva messo sotto accusa l’operato della polizia, significava consegnare il centro di Bologna agli antagonisti. Era annunciato. Qualcuno, nel centrodestra bolognese, sostiene che fosse perfino voluto.

La Procura lavora, la piazza processa

Sul caso Fakir la magistratura sta facendo il suo mestiere: la Procura ha aperto un procedimento per chiarire cause e circostanze del decesso, con i due poliziotti e i quattro operatori sanitari iscritti nel registro previsto dal decreto Sicurezza per chi agisce nell’adempimento di un dovere. Non sono formalmente indagati. Gli accertamenti diranno la verità, e la verità è dovuta anzitutto alla famiglia.
Ma proprio per questo la scelta di Lepore pesa il doppio. Chi guida una città non può sostituire il tribunale con la piazza. Se il processo mediatico anticipa quello reale, a pagare sono sempre gli stessi: gli uomini e le donne in divisa, mandati a rispondere delle emergenze che la politica produce e poi scarica su di loro.

Bologna e Roggero, la stessa domanda

Non è un caso che in Parlamento le opposizioni abbiano unito i fatti di Bologna al caso Roggero. Le due vicende, opposte in tutto, pongono la stessa domanda: da che parte sta lo Stato quando l’ordine viene messo alla prova? Ne abbiamo scritto analizzando la proposta di legge sulla legittima difesa: uno Stato serio difende il monopolio della forza, e difende chi lo esercita in suo nome.
A Bologna è accaduto il contrario. E ora sarà un giudice, non una piazza, a stabilire le responsabilità del sindaco.

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Antonio Antipari
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