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Medio Oriente

Sanders rompe il tabù: “È genocidio”

Antonio Antipari

Per la prima volta nella storia politica americana, un senatore in carica definisce come genocidio le azioni di Israele a Gaza. Bernie Sanders, ebreo e indipendente del Vermont, accusa Netanyahu e chiama in causa la complicità di Washington.

Riassunto dell'articolo

Bernie Sanders, primo senatore USA, definisce “genocidio” le azioni di Israele a Gaza. Accusa Netanyahu e denuncia la complicità americana, parlando di 65.000 morti palestinesi e di una strategia per la pulizia etnica.

La denuncia diretta a Israele

Sanders ha citato i dati delle Nazioni Unite e di commissioni indipendenti, sottolineando come bombardamenti, assedio e fame abbiano trasformato Gaza in un inferno a cielo aperto. Parla di 65.000 morti palestinesi e di oltre 160.000 feriti, numeri che difficilmente possono essere liquidati come “danni collaterali”. La sua accusa va dritta al cuore del governo di Benjamin Netanyahu, responsabile, secondo il senatore, non solo di difendersi da Hamas, ma di aver scatenato una guerra totale contro un intero popolo.

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L’accusa all’Amministrazione Trump

Sanders non si è fermato a Israele. Ha puntato il dito anche contro Washington, parlando apertamente della complicità americana in questo massacro. Nel mirino, il “pieno sostegno” dell’allora presidente Donald Trump, accusato di aver assecondato una politica di pulizia etnica finalizzata a spingere i palestinesi verso la migrazione forzata. Una strategia che Sanders definisce funzionale a un progetto economico cinico: trasformare Gaza e la Cisgiordania in una “Riviera del Medio Oriente” a misura di investitori stranieri.

Il peso delle parole

Che a pronunciare la parola “genocidio” sia stato un senatore americano di origine ebraica amplifica la portata dell’accusa. Non si tratta più solo di rapporti di ONG o di prese di posizione marginali: per la prima volta, la politica americana mette nero su bianco un’accusa che evoca obblighi internazionali e responsabilità morali. Le conseguenze potrebbero essere enormi, sul piano diplomatico e nella percezione globale del conflitto.

Il linguaggio che cambia la politica

Il termine scelto da Sanders non è un dettaglio lessicale. È un segnale politico che incrina il tradizionale allineamento di Washington con Tel Aviv e apre scenari imprevedibili. Quando un senatore in carica parla di genocidio, non si limita a denunciare: mette in discussione l’intero paradigma su cui si è costruito il sostegno americano a Israele.

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