Per capire gli scandali di Pedro Sánchez e la sua ritorsione contro l’Italia bisogna partire da un’immagine. Da mezzanotte di sabato 8 agosto la Spagna controlla passaporti e documenti degli italiani in arrivo, fino al 7 settembre: è la vendetta per la sospensione di Schengen decisa da Roma dopo la crisi di Ceuta. L’uomo che ha ordinato questa misura non era alla frontiera, e nemmeno al suo posto di comando. Era in vacanza a Lanzarote, nella residenza di La Mareta, protetto da quaranta agenti e da una zona di interdizione navale. Mentre Ceuta contava 88 morti, il premier spagnolo pubblicava sui social la playlist della sua estate.
La ritorsione contro gli italiani: una misura senza motivo
Partiamo dai fatti. La misura italiana è selettiva: riguarda solo cittadini di Stati terzi in arrivo dalla Spagna, ed è fondata su un allarme concreto, confermato dalla stessa Guardia Civil, per una nuova ondata su Ceuta il 15 agosto.
La misura spagnola colpisce invece i viaggiatori italiani — cittadini europei — in piena stagione turistica. E la motivazione ufficiale della Moncloa rasenta il ridicolo: i controlli si inseriscono nel contesto della «persistente pressione migratoria irregolare» che l’Italia sta subendo. Tradotto: la Spagna ferma gli italiani a causa dei migranti che arrivano in Italia.
Non esiste alcun flusso irregolare dall’Italia verso la penisola iberica. Non esiste alcun rischio da contrastare. Esiste solo un premier che aveva bisogno di colpire qualcuno. E ha scelto i turisti.
Il premier in vacanza mentre Ceuta conta i morti
Il tempismo racconta l’uomo. Il 1° agosto, il giorno dopo la visita lampo a Ceuta e con l’enclave ancora nel caos, Sánchez è atterrato a Lanzarote a bordo di un Falcon dell’Aeronautica militare per le vacanze di famiglia a La Mareta. Da lì ha condiviso sui social «la colonna sonora della sua estate»: una playlist, con tanto di auguri di buone vacanze.
Nei giorni successivi è stato fotografato mentre faceva il bagno davanti alla residenza, protetta da una quarantina di agenti e da un divieto di navigazione in vigore fino al 24 agosto. Il bilancio della crisi, intanto, saliva a 88 morti. Secondo la stampa spagnola, l’unica ipotesi di interruzione delle ferie non riguardava Ceuta: riguardava l’eclissi di sole.
Quaranta uomini a blindare la spiaggia del premier. Nessuno, per anni, a blindare la frontiera della sua Nazione.
Scandali Sánchez: la moglie a processo, il fratello condannato
Ma la vacanza blindata è solo la cornice. Il quadro è un potere familiare sotto assedio giudiziario come nessun altro in Europa.
La moglie del premier, Begoña Gómez, è stata rinviata a giudizio: sarà processata da una giuria popolare per traffico di influenze e appropriazione indebita di fondi pubblici, con l’accusa di aver sfruttato la posizione del marito per favorire la propria carriera e di essersi servita di un’assistente della presidenza del governo per scopi personali. A giugno il giudice le aveva perfino ritirato il passaporto.
Il fratello, David Sánchez, è andato oltre: condannato e interdetto per nove anni da qualsiasi carica pubblica, per aver usato l’influenza del fratello maggiore per ottenere un incarico nella pubblica amministrazione. Non un’accusa: una sentenza.
Il cerchio magico in tribunale: Ábalos, Cerdán e il caso Koldo
Attorno alla famiglia, il partito. José Luis Ábalos, ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro del premier, è stato condannato a fine giugno a 24 anni. Santos Cerdán, fino a poche settimane prima segretario organizzativo del PSOE e tra gli uomini più fidati di Sánchez, è stato travolto dall’inchiesta su un presunto sistema di tangenti negli appalti pubblici, sviluppo del caso Koldo — dal nome del collaboratore accusato di aver gestito una rete di intermediazioni illecite partita dagli acquisti di mascherine in pandemia. Perfino il maestro politico di Sánchez, l’ex premier Zapatero, è stato incriminato a maggio per traffico di influenze.
La risposta del PSOE a questa sequenza è stata denunciare «una manovra orchestrata» per abbattere il governo. Non una parola di autocritica: solo la teoria del complotto, recitata mentre moglie, fratello e fedelissimi sfilano nelle aule di giustizia.
Le politiche socialiste che hanno indebolito i confini d’Europa
Ed è qui che il ritratto personale diventa questione europea. Perché la crisi di Ceuta non è un incidente: è il prodotto di anni di politiche che hanno raccontato l’immigrazione come ricchezza incondizionata, promosso regolarizzazioni di massa e delegittimato chiunque parlasse di controllo dei flussi. In quel clima è maturata la sentenza che ha stabilito che chi arriva a nuoto non può essere respinto, e il Marocco ha presentato il conto con la regia che abbiamo ricostruito: sessantamila ingressi in ventiquattro ore, il più grande afflusso irregolare mai registrato nell’Unione.
Davanti a quel disastro, Sánchez ha insultato chi si proteggeva — e ventidue governi europei gli hanno risposto schierandosi con l’Italia. Ora, isolato in Europa, assediato dai tribunali in patria, contestato perfino sulla spiaggia, ha trovato il suo ultimo bersaglio: i turisti italiani in coda ai controlli.
È la parabola completa del socialismo di Sánchez: spalanca la porta a chi entra illegalmente, la sbarra a chi viaggia legalmente. Non difende i confini d’Europa: li usa come arma di ripicca. E quando il 15 agosto la nuova ondata annunciata busserà a Ceuta, l’uomo con la playlist avrà un problema che nessun controllo di frontiera contro gli italiani potrà risolvere: se stesso.
Fonti
- ANSA – “Controlli alle frontiere con l’Italia”, arriva la ritorsione di Madrid
- Il Giornale – 40 agenti e costa blindata: il paradiso di Sánchez mentre Ceuta resta nell’inferno
- Il Tempo – Sánchez in vacanza a Lanzarote dopo il disastro di Ceuta
- AGI – La moglie di Sánchez rinviata a giudizio, ritirato il passaporto
- Secolo d’Italia – Condannato il fratello di Sánchez, interdetto 9 anni dalle cariche pubbliche

